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Importare dati per creazione e invio file spesometro all’agenzia delle entrate

Dopo una terribile esperienza con l’inserimento manuale di tutti i dati delle fatture degli scorsi anni, ho programmato nel mio gestionale la fatturazione automatica, e così con i dati grezzi a disposizione mi sono deciso a studiare il formato del file dello spesometro, e sono quindi riuscito a crearlo in modo corretto, pronto per essere inviato con estensione ccf all’agenzia delle entrate.

Il file non è in formato XML, ma in formato testuale con una codifica ben precisa e stringente, scomoda da utilizzare, e ancor prima da capire.

Ad ogni modo, il software che ho scritto è in grado di leggere i dati (a partire da Excel o da un file CSV) di fatture emesse (modulo FE) e fatture ricevute (modulo FR), sia con imposta che esenti IVA, e compilare l’intero file dello spesometro.

Offro quindi la possibilità a chi sia interessato di creare tale file, a partire dai vostri dati fiscali e elenchi di fatture; è sufficiente scrivermi in privato o sui commenti per ottenere una quotazione.

Collegare in parallelo pannelli fotovoltaici di potenza diversa

Questo articolo è scritto in linguaggio “terra terra”, e non è indirizzato al perito elettrotecnico di turno, che sicuramente non avrà bisogno di leggere questa breve guida per sapere cosa fare; non aggreditemi quindi per i toni estremamente semplicistici.

Se siete finiti qui, è perché vi state chiedendo se è possibile collegare in parallelo due o più pannelli solari differenti, ebbene la risposta è: dipende!

Partiamo da due premesse:

  1. Se volete collegare più pannelli fotovoltaici assieme, significa che dovete alimentare uno o più dispositivi assetati di energia
  2. Se vi ponete il problema del “si può fare?“, significa che immaginate perlomeno che i pannelli, se non identici, devono essere comunque di caratteristiche simili

Essendo valide queste premesse, la risposta è sì, si possono collegare più pannelli solari in parallelo purché simili, ed entrambi con un diodo di protezione.

La caratteristica più importante è che abbiano lo stesso voltaggio, o un voltaggio molto vicino tra loro: ad esempio due pannelli da 5V, oppure un pannello da 18V e uno da 20V; è meno importante invece che abbiano anche la stessa potenza, cioè la stessa corrente in uscita.

Il voltaggio, collegando i pannelli ad un carico, si abbassa necessariamente ai capi di entrambi i pannelli, quindi anche se il pannello da 18V entrerà in azione “dopo” quello da 20V, entrambi comunque parteciperanno alla produzione della corrente (il pannello più debole non entra in azione “dopo” in realtà, ma semplicemente copre una parte inferiore del carico, in proporzione alla sua capacità di produrre potenza); i diodi di protezione, utili soprattutto sul pannello con voltaggio o amperaggio inferiore, servono a evitare che ci sia un flusso contrario di corrente dal pannello più potente a quello più debole, con un “furto” energetico di cui risentirebbe il dispositivo da caricare.

Come va montato il diodo? Prima di tutto è preferibile usare un diodo tipo Schottky (praticamente quelli che potete smontare dalle lampadine a risparmio energetico esaurite), e lo si può collegare al polo positivo del pannello, con la righetta bianca del diodo sul lato più lontano dal polo positivo stesso.

L’esempio pratico della fattibilità della cosa l’ho ottenuto collegando una lampadina led usb ad un pannello da 5V/5W, e successivamente aggiungendo in parallelo a quest’ultimo un altro pannello da 5V/3.5W: la luce della lampadina aumenta istantaneamente, questo perché la lampadina costituisce un carico rilevante per il primo pannello, al punto che aggiungendo il secondo, meno performante, comunque anche questo è in grado di fornire potenza sfruttata dalla lampadina.

Convertire una micro-SIM in una scheda SIM normale, senza adattatore

Vi può capitare di avere tra le mani una microSIM per una qualche promozione (ad esempio, guardacaso, la super smartphone di Wind), ma dovete metterla in un telefono che accetta SIM di dimensioni normali.

Potete farlo senza attendere che vi arrivi per posta un costoso adattatore (perché dite quello che vi pare, ma pagare qualunque cifra sopra i 50cent per un francobollo di plastica ritagliato, secondo me è troppo costoso).

L’importante è NON rimuovere la microsim dalla sua matrice formato carta di credito!

microsim convertita all'interno della matrice
Questo è quello che faremo, ritagliare una cornice attorno alla micro-SIM dandole la forma di una normale SIM
confronto larghezza sim microsim
Confronto della larghezza della microsim nella sua scheda formato carta di credito, con una SIM normale, notare l’allineamento dei bordi delle piazzole
riferimento larghezza sim sulla matrice
Avendo perfettamente allineato i contatti della SIM con quelli della microSIM (dovete naturalmente guardare le piazzole che hanno i segnetti dei contatti, cioè quelle effettivamente usate) marcate i bordi laterali con del nastro isolante
sagoma sim sulla matrice della microsim
Fate lo stesso con i bordi superiore e inferiore, allineando stavolta le due schede in modo che i chip siano alla stessa altezza
adattamento microsim quasi finito
Il risultato grezzo dopo aver inciso lungo i bordi con un taglierino ed un righello a tenere la retta, le dimensioni sono leggermente eccessive ma basta poco per aggiustarle
microsim convertita e sagomata
Dopo aver tagliato via l’angolo e aver arrotondato i bordi l’aspetto è quello di una normale SIM

La scheda SIM così ottenuta funziona perfettamente nel mio Galaxy Note, anche se è un po’ più complicata da far entrare siccome è meno rigida lungo i bordi e la pista di inserimento è stretta..

Installare deluge bittorrent su Ubuntu con controllo remoto via interfaccia web

Caso tipico: avete, o volete impostare, un server domestico con Ubuntu Linux, che agisca anche da server sempre attivo per il download e upload via bittorrent.
La richiesta di risorse è molto limitata e potete resuscitare un sistema molto vecchio, ad esempio persino un vecchio laptop su cui non volete nemmeno installare l’interfaccia grafica (a patto che abbia un disco sufficientemente capiente per i file che volete scaricare).

L’idea di partenza è avere quindi un server che faccia tutto dietro le quinte, e che sia sicuro.

Questa guida è ispirata ad altre due guide: questa e quest’altra.

Se volete la spiegazione dei vari passaggi, la trovate in fondo all’articolo.

Installato Ubuntu (l’ultima versione, al momento di scrivere, è la 12.04 Precise Pangolin) eseguite i seguenti comandi:

sudo adduser --disabled-password --system --home /home/deluge --gecos "BitTorrent Service" --group deluge
sudo mkdir /home/deluge/Incoming
sudo chown deluge:deluge /home/deluge/Incoming
sudo mkdir /home/deluge/Completed
sudo chown deluge:deluge /home/deluge/Completed
sudo add-apt-repository ppa:deluge-team/ppa
sudo apt-get update
sudo apt-get install deluged deluge-webui

Quindi create il file /etc/init/deluge.conf:

sudo nano /etc/init/deluge.conf

e incollate all’interno il seguente testo:

start on (filesystem and networking) or runlevel [2345]
stop on runlevel [016]
env uid=deluge
env gid=deluge
env umask=000
exec start-stop-daemon -S -c $uid:$gid -k $umask -x /usr/bin/deluged -- -d

per salvare premete Ctrl-X e date l’ok premendo Y o S a seconda che Ubuntu sia in inglese o italiano.

Poi create il file /etc/init/deluge-web.conf:

sudo nano /etc/init/deluge-web.conf

e incollate all’interno il seguente testo:

start on started deluge
stop on stopping deluge
env uid=deluge
env gid=deluge
env umask=027
exec start-stop-daemon -S -c $uid:$gid -k $umask -x /usr/bin/deluge-web

Per avviare deluge è necessario il comando:

sudo start deluge

e per terminarlo:

sudo stop deluge

mentre per riavviarlo (ad esempio dopo modifiche alla configurazione, perché queste ultime abbiano effetto):

sudo restart deluge

L’interfaccia web di deluge si avvia e chiude contemporaneamente al demone, quindi non è necessario intervenire su quest’ultima; raggiungerla è piuttosto banale: se avete un’interfaccia grafica installata sullo stesso server, aprite un browser e dirigetevi all’indirizzo http://localhost:8112 (la password di default è deluge), altrimenti se vi collegate da un altro PC della rete, allora usate http://:8112.

Una volta ottenuto l’accesso all’interfaccia web è consigliabile effettuare alcuni cabiamenti: innanzitutto se vi compare la finestra di connessione al demone, premete il pulsante Connect, quindi dal pannello in alto premete Preferences e passate in rassegna le varie sezioni.

Vorrete probabilmente ridimensionare il numero di connessioni totali (400-500), attivare la crittografia (mettete “Enabled” e “Full stream” nelle varie opzioni e attivate la casellina), impostare correttamente le cartelle di salvataggio dei file (mettete /home/deluge/Incoming per i file in arrivo, e /home/deluge/Completed per i file che sono stati scaricati completamente), nella sezione Interface cambiate la porta di default ad una diversa, e attivate la casella SSL, cambiate la password premendo il pulsante Change sotto alle caselle di testo, e quindi riavviate deluge per attivare i cambiamenti. Se avete attivato SSL e cambiato porta, ad esempio 1234, vi dovrete collegare all’indirizzo https://localhost:1234 (oppure https://:1234), fate attenzione al protocollo, che diventa https con la “s” finale che sta per secure. Il vostro browser vi farà presente che il sito richiede dei certificati, se siete su Firefox cliccate su “Aggiungi eccezione” e salvate il certificato, oppure seguite gli opportuni passaggi sugli altri browser.

Cosa fa questa guida esattamente?

I vari comandi all’inizio servono a creare un utente riservato a deluge (invisibile dalla schermata di login, si potrebbe dire che è un account “di servizio”), in modo che una eventuale compromissione dell’account da remoto tramite una falla di sicurezza del demone deluge non metta a rischio l’intero server; viene creato un account chiamato deluge appartenente al gruppo deluge con cartella home uguale indovinate un po’ a /home/deluge nella quale verranno poi create le cartelle Incoming e Completed destinate rispettivamente ai file in fase di download ed allo spostamento di questi ultimi una volta completati. Il comando chown serve a attribuire all’utente deluge la proprietà delle suddette cartelle, siccome le creiamo come utente root.
Nella creazione dello script di avvio delige.conf il valore 000 assegnato al parametro umask serve a permettere l’accesso in lettura e scrittura alle cartelle di scaricamento di deluge da parte degli altri account del server, in modo che ad esempio non sia necessario impostare mirabolanti configurazioni multiutente per accedere via Samba alle cartelle del server da un pc Windows.
Se avete installato Samba, piuttosto, potete molto più facilmente accedere al server deluge usando, tramite rete locale, il nome del server. Se ad esempio l’hostname della macchina Ubuntu è pincopallo, una volta che avete impostato il WORKGROUP in /etc/samba/smb.conf ad un nome uguale al workgroup del vostro PC Windows, dal vostro browser preferito potete digitare semplicemente https://pincopallo:1234 (se vogliamo seguire l’esempio precedente).

Android suonerie notifiche sveglia perse o cambiate dopo il reboot

Avete appena aggiunto qualche suoneria personalizzata sul vostro telefono Android, ma dopo ogni riavvio le perdete e sono reimpostate a qualche suoneria diversa, o non suonano affatto? Come se qualcosa le reimpostasse ogni volta, o non venissero salvate correttamente?

Molto probabilmente avete copiato gli MP3 sulla scheda SD, in

  • /ringtones
  • /alarms
  • /notifications

o magari in

  • /media/audio/ringtones
  • /media/audio/alarms
  • /media/audio/notifications

(funzionano tutti allo stesso modo).

Dopo un reboot, potrebbe accadere che per qualche ragione la vostra scheda SD impkiega troppo per essere montata o scansionata, quindi Android non riesce a trovare nulla nelle cartelle specificate, perché non si sono ancora rese disponibili.

Non so se ci sono soluzione per far montare la SD più rapidamente da Android, comunque una soluzione alternativa per aggirare il problema consiste nel copiare direttamente i file nella memoria interna del telefono. Brutta scorciatoia, perché ruba spazio alle applicazioni, comunque funziona.

Quindi, prendete i vostri MP3, e copiateli (usando un file explorer root, come ES File Explorer) nella memoria interna, rispettivamente in

  • /system/media/audio/ringtones
  • /system/media/audio/alarms
  • /system/media/audio/notifications

in questo modo verranno trattati come suonerie di sistema (vedrete le altre suonerie di default in quelle cartelle, ed anzi potete cancellarle siccome sono comunque inutili, per aumenare lo spazio libero).

Redirect degli utenti mobili e desktop al corretto file CSS tramite .htaccess

La soluzione vincente per un sito compatibile con i dispositivi mobili è avere una singola struttura HTML per qualunque visitatore, e scegliere semplicemente quale foglio di stile far caricare al browser per visualizzare la pagina nel modo migliore; non sto quindi parlando di usare una sottocartella /mobile/ nella struttura del sito, né di parametri nella stringa query come ?mobile, ma mi riferisco all’utilizzare lo stesso medesimo URL per tutti, che visualizzerà ricami e fiocchetti ai browser da desktop, mentre caricherà la versione compatta e rapida per i browser degli smartphone.

Come si fa?

Prima di tutto, scrivete due differenti fogli di stile per i browser desktop e mobili, o piuttosto, come faccio io, preparate un set di CSS, dove c’è un file “common.css” che viene sempre caricato, e poi dei file “desktop.csss” e “mobile.css” che sono caricati quando opportuno. Inoltre, scaricate e installate minify per comprimere i fogli di stile e definire un gruppo “desk” e uno “mobi” da caricare con un semplice URL (la procedura che uso in un altro sito).

Quindi aggiungete nel vostro file .htaccess, abbastanza presto dopo le righe che avviano il RewriteEngine:

RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} !^.*(2.0\ MMP|240x320|400X240|AvantGo|BlackBerry|Blazer|Cellphone|Danger|DoCoMo|Elaine/3.0|EudoraWeb|Googlebot-Mobile|hiptop|IEMobile|KYOCERA/WX310K|LG/U990|MIDP-2.|MMEF20|MOT-V|NetFront|Newt|Nintendo\ Wii|Nitro|Nokia|Opera\ Mini|Palm|PlayStation\ Portable|portalmmm|Proxinet|ProxiNet|SHARP-TQ-GX10|SHG-i900|Small|SonyEricsson|Symbian\ OS|SymbianOS|TS21i-10|UP.Browser|UP.Link|webOS|Windows\ CE|WinWAP|YahooSeeker/M1A1-R2D2|iPhone|iPod|Android|BlackBerry9530|LG-TU915\ Obigo|LGE\ VX|webOS|Nokia5800).* [NC]
RewriteCond %{HTTP_user_agent} !^(w3c\ |w3c-|acs-|alav|alca|amoi|audi|avan|benq|bird|blac|blaz|brew|cell|cldc|cmd-|dang|doco|eric|hipt|htc_|inno|ipaq|ipod|jigs|kddi|keji|leno|lg-c|lg-d|lg-g|lge-|lg/u|maui|maxo|midp|mits|mmef|mobi|mot-|moto|mwbp|nec-|newt|noki|palm|pana|pant|phil|play|port|prox|qwap|sage|sams|sany|sch-|sec-|send|seri|sgh-|shar|sie-|siem|smal|smar|sony|sph-|symb|t-mo|teli|tim-|tosh|tsm-|upg1|upsi|vk-v|voda|wap-|wapa|wapi|wapp|wapr|webc|winw|winw|xda\ |xda-).* [NC]
RewriteRule ^stylesheets\.css$ /min/index.php?g=cssdesk [L]
RewriteRule ^stylesheets\.css$ /min/index.php?g=cssmobi [L]

Prima cosa, queste righe non considerano l’iPad un dispositivo mobile, perché secondo me ha abbastanza spazio su schermo per visualizzare la normale versione desktop; se la pensate diversamente, basta aggiungere la stringa “ipad” in mezzo alle varie definizioni.

Ed ora qualche spiegazione: prima di tutto i riconoscimenti per le direttive RewriteCond vanno agli sviluppatori di WP Supercache, che è un modello che sto usando per scrivere il mio sistema di caching privato (il prossimo articolo infatti parlerà proprio di questo).

Quelle righe RewriteCond fanno eseguire la direttiva RewriteRule subito successiva solo se il visitatore usa un pc (perché escludono tutti gli user agent associati a dispositivi mobili), per cui la prima RewriteRule che leggete redirige a /min/index.php?g=cssdesk cioè il gruppo dei CSS compresso per i desktop (cambiate questo URL in base alle vostre necessità). La [L] alla fine della riga dice a .htaccess di ignorare qualunque cosa venga dopo. Quando le condizioni delle RewriteCond non sono verificate, e cioè se il browser è un dispositivo mobile, la prima regola RewriteRule è ignorata, e viene usata la successiva, che invece redirige ai fogli di stile mobile.

Come vedete, reindirizzo le richieste che arrivano al file “stylesheets.css”. Sorpresa delle sorprese, questo file non esiste da nessuna parte sul sito, ed è semplicemente un riferimento posto all’interno del template HTML, mentre è .htaccess che si occupa di intercettare queste richieste e fornire i dati corretti. In questo caso, nel vostro codice HTML dovrete richiamare i fogli di stile in questo modo:

<link rel="stylesheet" href="/stylesheets.css" type="text/css" media="screen" />

I vantaggi? Il sistema è più veloce. Una operazione simile fatta da PHP (esiste un codice apposito anche via PHP) vi costerebbe sicuramente l’esecuzione di codice più lento (l’interpretazione delle direttive .htaccess è più rapida della compilazione del PHP) ed eventualmente l’inclusione di un file PHP esterno che a sua volta brucia del tempo. Inoltre questo approccio è indispensabile se volete implementare un sistema di caching che salta del tutto il PHP, perché in quel caso appunto non potreste avvalervi di codice PHP per indirizzare le richieste ai fogli di stile.

Fare il backup compresso del database MySQL con PHP e inviarlo come allegato email

Ero un felice utente di MySQLDumper fino a quando Tophost non ha aggiornato i server all’architettura cloud e all’ultima versione di PHP, cosa che ha comportato la scomparsa di un paio di moduli PERL necessari e mi ha lasciato a terra (la routine PHP di MySQLDumper è molto lenta ed usa javascript per ricaricare le pagine, il che la rende incompatibile sia con wget che cronjob remoti come SetCronJob.com).

Così ho cercato e trovato due guide su internet (questa, e questa), le ho mischiate assieme potenziando soprattutto il codice di David Walsh, ho aggiunto un pizzico di compressione bzip2, e ho messo il tutto sul mio spazio web.

Ho rimosso la parte in cui è possibile selezionare quali tabelle salvare: ho pensato che un backup degno di questo nome è “all-inclusive”, e in fondo chiunque avesse il bisogno particolare di salvare solo alcune tabelle dovrebbe essere anche piuttosto navigato da poter modificare il codice in proprio.

AGGIORNAMENTO 9/9/11: siccome ne avevo bisogno (lo script andava incontro ad un errore di memoria insufficiente) ho aggiunto qualche riga per riattivare la lista delle tabelle da ignorare, basta riempire l’array con i nomi che vi servono.

Questo è il risultato:

<?php
$creationstart=strtok(microtime()," ")+strtok(" ");

$dbhost="indirizzo.server.mysql";
$dbname="nomedatabase";
$dbuser="usernamemysql";
$dbpass="passwordmysql";

$mailto="scrivimi@lamiacasella.it";
$subject="Backup DB";
$from_name="Il tuo caro sito web";
$from_mail="noreply@ilmiosito.it";

mysql_connect($dbhost, $dbuser, $dbpass);
mysql_select_db($dbname);

$tablesblocklist=array(
    "tablename1"=>1,
    "tablename2"=>1,
    "tablename3"=>1,
);
$tables = array();
$result = mysql_query("SHOW TABLES");
while($row = mysql_fetch_row($result))
$tables[] = $row[0];
foreach($tables as $table) {
if (!isset($tablesblocklist[$table])) {
$result = mysql_query("SELECT * FROM $table");
$return.= "DROP TABLE IF EXISTS $table;";
$row2 = mysql_fetch_row(mysql_query("SHOW CREATE TABLE $table"));
$return.= "\n\n".$row2[1].";\n\n";
while($row = mysql_fetch_row($result)) {
$return.= "INSERT INTO $table VALUES(";
$fields=array();
foreach ($row as $field)
$fields[]="'".mysql_real_escape_string($field)."'";
$return.= implode(",",$fields).");\n";
}
$return.="\n\n\n";
}
}
$filename='db-backup-'.date("Y-m-d H.m.i").'.sql.bz2';

$content=chunk_split(base64_encode(bzcompress($return,9)));
$uid=md5(uniqid(time()));
$header=
"From: ".$from_name." <".$from_mail.">\r\n".
"Reply-To: ".$replyto."\r\n".
"MIME-Version: 1.0\r\n".
"Content-Type: multipart/mixed; boundary=\"".$uid."\"\r\n\r\n".
"This is a multi-part message in MIME format.\r\n".
"--".$uid."\r\n".
"Content-type:text/plain; charset=iso-8859-1\r\n".
"Content-Transfer-Encoding: 7bit\r\n\r\n".
$message."\r\n\r\n".
"--".$uid."\r\n".
"Content-Type: application/octet-stream; name=\"".$filename."\"\r\n".
"Content-Transfer-Encoding: base64\r\n".
"Content-Disposition: attachment; filename=\"".$filename."\"\r\n\r\n".
$content."\r\n\r\n".
"--".$uid."--";
mail($mailto,$subject,"",$header);

$creationend=strtok(microtime()," ")+strtok(" ");
$creationtime=number_format($creationend-$creationstart,4);
echo "Backup del database completato, compresso a bz2 e spedito per posta elettronica in $creationtime secondi";
?>

(WordPress ha rimosso l’indent e non ho voglia di aggiustarlo a mano)

L’intera routine viene completata in circa 7secondi sul mio non tanto sveglio server Tophost, inclusi la compressione bzip2 e l’invio per posta elettronica, mentre il salvataggio del file in formato solo testo nel codice originale di David impiegava sullo stesso server 17secondi; probabilmente la differenza è dovuta alla rimozione di diversi cicli ridondanti, e all’uso delle funzioni native mysql_real_escape_string() e implode().

Sinceri ringraziamenti vanno ai rispettivi autori delle guide, senza le quali non stare scrivendo questa paginetta oggi 😉

Server a basso consumo con UPS integrato a batteria per auto

Ho scritto in un altro articolo come a suo tempo ho banalmente collegato una batteria da macchina ad un vecchio UPS per dargli maggiore autonomia; in quell’occasione, diversi utenti hanno commentato quelle che secondo loro erano diverse leggerezze di progettazione.

Anche tenendo in considerazione questi commenti, stamattina ho riarrangiato il sistema di alimentazione del mio server domestico per renderlo più silenzioso, efficiente, e autonomo dai blackout.

Per aprire un excursus, molti dei commenti citati criticavano il fatto che io avessi usato dei cavi troppo sottili per collegare la batteria, con la motivazione che, avendo una batteria per auto la capacità di fornire una corrente di molti ampere, i suddetti cavi potrebbero surriscaldarsi fino a provocare un incendio. All’inizio ho passivamente accettato le loro ragioni, ma poi mi sono ricreduto, e vorrei che gli autori di quei commenti tornassero coi piedi per terra: non stiamo parlando di mandare in corto i poli della batteria a scopo di test, ma di utilizzarla per un carico giornaliero normale, in particolar modo visto che si tratta di un server a basso consumo che assieme a tutti gli accessori assorbe un massimo di 60W, che corrispondono a 5ampere con una tensione di 12V.
Entri la PicoPSU: con un gingillo grosso come una fagiolo si ottengono carichi massimi di 95W (col modello che ho io, altrimenti ce ne sono fino a 160W), che corrispondono a 8 ampere con 12V. C’è in altre parole una corrente di 8 ampere che passa attraverso i cavetti del connettore dei 12V della PicoPSU… ora per favore andate a vedere quanto sono spessi quei cavi. Se quello spessore è sufficiente per ben 8 ampere, com’è possibile che i cavi per la 220 non siano sufficienti per 5 ampere? (al massimo, siccome siamo a meno di 4 normalmente)

Tornando a noi, il mio scopo era di risparmiare il più possibile sugli sprechi di corrente, ed avere un PC silenzioso che può reggere blackout di durata significativa.

Ingredienti:

  1. La vostra configurazione favorita per compiti di home server/automazione (io ho acquistato una scheda D510MO della Intel, con l’Atom D510 64bit dualcore, ho aggiunto 2GB di RAM, una scheda di acquisizione video PCI, ed un disco da 2TB Samsung, il più economico che ho trovato)
  2. Un alimentatore di tipo picoPSU (ho comprato per circa 20€ dagli Stati Uniti una PicoPSU80, con erogazione massima di 95W, ma me ne servono molti di meno)
  3. Un alimentatore decente da 12V, meglio se senza ventola, che è in grado di sostenere il carico di cui avete bisogno, e qualcosa in più (il mio è arrivato dalla Cina per 15 euro, ma è marchiato ISO e CE, e oltre alla qualità costruttiva che appare buona, può erogare fino a 120W, cioè 10A@12V)
  4. Una batteria da macchina, che non deve essere nuova, ma almeno in grado di mantenere la carica per un tempo sufficiente, altrimenti non ci serve a nulla

Andiamo avanti.

server insides
Questo è l'aspetto desertico del case tower (cortesia di qualcuno che l'aveva abbandonato vicino ad un cassonetto), ho spazio a sufficienza, e poi voglio che l'aria circoli liberamente all'interno senza bisogno di ventole.
connettore a barilotto da 12v barrel applicato al case
Dettaglio: ho usato un trapano per allargare il foro già esistente di una vite del vecchio alimentatore ATX, ed ho inserito lo spinotto della PicoPSU. Notare quanto sono sottili i cavetti che escono dal connettore (apparentemente vanno benissimo per una corrente di 8 ampere).

NOTA BENE: ATTENZIONE nell’effettuare il passaggio successivo: mai, Mai, MAI fare in modo tale che i poli della batteria entrino direttamente in contatto tra loro, altrimenti vi attendono BRUTTE SORPRESE, inclusi, ma non solo: shock elettrici, incendi, strumenti saldati tra loro o ai poli della batteria o ad eventuali anelli (MAI indossare anelli o simili cose metalliche durante questi lavori). Altro suggerimento: mentre connettete i cavi alla batteria, assicuratevi che l’estremità opposta o non sia stata scoperta, o se l’avete già spellata, metteteci prima sopra del nastro isolante per non fargli fare contatto altrove; questo è particolarmente vero una volta connessi entrambi i cavi, siccome potrebbero andare in corto tra loro. Quando vi apprestate a collegare la batteria al carico, scoprite una estremità alla volta (prima la positiva, poi la negativa) e mai entrambe.

polo negativo batteria auto
Nell'articolo "UPS con batteria per auto" che ho scritto in passato, diverse persone mi hanno criticato per come ho connesso la batteria. Questa volta ho usato dei cavi tre volte più spessi, e siccome non avevo morsetti da batteria, e non mi andava di acquistarli né smontarli da qualcos'altro, ho banalmente avvolto il rame del cavo attorno al polo della batteria. Brutto, ma perfettamente funzionale (provate a dimostrare il contrario). Di quella dimensione avevo solo cavi di terra, quindi li ho marcati con del nastro isolante colorato per distinguerli.
batteria macchina cablata
Sexy. Questo è il risultato finale: non avevo nastro isolante rosso, così ho usato il nero per il negativo ed il bianco per il positivo.
alimentatore 12V 10A 120W cablato
Il pannello dei cablaggi dell'alimentatore, il cavo bianco è l'ingresso dei 220V, i cavi di terra vanno alla batteria, e quelli grigi al carico (server + monitor lcd + modem/router + altre cose). Prima che cominciate a criticarne la bruttezza: non mi interessa, basta che funzioni e sia sicuro. Inoltre, anche se non è visibile nella foto, ogni cavo ha delle strisce ripetute di nastro adesivo bianco o nero per distinguerne la polarità positiva o negativa.

I risultati sono questi: ho collegato la batteria con l’alimentatore che teneva acceso il server e non c’è stato nessun problema; dopo di questo il wattmetro che stavo usando ha immediatamente iniziato a misurare un consumo inferiore, siccome la batteria per auto, carica, ha iniziato a condividere il carico con l’alimentatore da 12V. Con questa configurazione, è possibile staccare e riattaccare la presa della 220V in qualunque momento senza che accada nulla: il carico, l’alimentatore e la batteria sono in parallelo, per cui se la corrente manca, la batteria sostiene automaticamente tutto il carico.

Attualmente, il wattmetro continua a mostrare un carico molto inferiore rispetto a quello rilevato senza batteria in parallelo; mi attendo che questo salga progressivamente fino al valore totale, cioè leggermente superiore ai 42W (il consumo delle apparecchiature collegate, più una certa quantità necessaria a mantenere carica la batteria).

 

Cosa avreste cambiato, cosa vi piace, e cosa non vi piace di questo lavoro?

Questo è l’aspetto desertico del case tower (cortesia di qualcuno che l’aveva abbandonato vicino ad un cassonetto), ho spazio a sufficienza, e poi voglio che l’aria circoli liberamente all’interno senza bisogno di ventole.

Pulire lo scarico centrale della Rover 75 e asciugare la centralina

A Cesare quel ch’è di Cesare: questo articolo è stato ispirato da questa discussione, dove le istruzioni sono in realtà per i modelli britannici della Rover 75, che apparentemente consentono un accesso più semplice al buco di drenaggio; ho colto l’occasione per replicare il tutto in maggiore dettaglio per i modelli “normali”.

area centralina elettronica
Questa è la zona dove si trova la centralina (ECU), "aperta" così come la avrete alla fine di questa procedura.
griglia in plastica rover 75
Sollevato il cofano motore, trovate la griglia in plastica lato passeggero che va rimossa, agendo sui rilasci indicati dalle frecce rosse.
istruzioni accesso centralina.
Potrebbe sembrare complicato, ma basta seguire i passaggi: per prima cosa rimuovete le viti/tappucci cerchiati di rosso, quindi sfilate dal bordo metallico la guarnizione indicata dalla freccia azzurra, alzate verso l'alto la cornice di plastica che reggeva la griglia che avete appena rimosso, e sfilate nella direzione della freccia verde il pannello di plastica con le "grondaie" per l'acqua.
Rover 75 filtro polline centralina
Indicato in arancione è il filtro per i pollini, in verde la scatola di plastica contenente la centralina del motore; entrambi si trovano in una camera riempitasi di acqua piovana accumulata in chissà quanto tempo.
Rover 75 foro di scarico centrale
Non sono riuscito a scattare una fotografia decente per riprendere l'acqua sul fondo della camera, ma c'erano 15cm buoni di acqua piovana accumulati sul fondo da questo lato (la macchina è parcheggiata in pendenza); è possibile vedere l'enorme quantità di foglie e semi di pino (ce ne era una catasta intera prima di sturare il tubo).
rover 74 ecu
La scatola della centralina una volta aperta; ci sono 4 gancetti a clip indicati dalle frecce rosse; non fate come me, e prima di soffrire le pene dell'inferno per provare ad aprirle nella posizione in cui si trovano, fate scorrere verso l'alto la scatola per avere un accesso migliore.
Asciugatura centralina
Ho steso una prolunga, collegato un asciugacapelli, ed ho soffiato allegramente sulla centralina, anche se il problema delle lancette di temperatura e giri motore, aria condizionata e lunotto termico, tutti morti, non si è ancora risolto...
tubo di gomma
Capitan Uncino ha convinto il Sig. Inutile Tubo di Gomma ad uscire dal suo alloggiamento.
tubo di gomma tagliato
Tubo allo spiedo, dopo essere stato operato per rimuovere la punta a becco di flauto; è possibile ora reinserirlo in posizione, o anche no (io ho preferito evitare).

Chiudo questo articolo pubblicando i miei sentiti ringraziamenti alle cordiali persone che lavorano alla Rover per aver deciso di piazzare una centralina elettronica in una camera dove viene raccolta l’acqua piovana che dovrebbe scorrere via attraverso un tubo a becco di flauto.