Archivi categoria: pc

Efficienza energetica degli alimentatori ATX e degli UPS

Questo articolo va a braccetto col precedente, in quanto le considerazioni fatte qui mi hanno spinto a riprogettare l’alimentazione del server.

Quando si compra un PC, normalmente l’alimentatore è l’ultima delle preoccupazioni: più Watt riesce ad erogare, e meglio è, siccome potrà sicuramente reggere tutto l’hardware che ci collegate. In effetti, è anche giusto che sia così, siccome i PC di solito sono accesi solo poche ore al giorno (purché utilizziate la sospensione per le pause brevi, e l’ibernazione per quelle più lunghe, evitando di tenerlo acceso inutilmente quando non ci state davanti).

Quando si parla di server però, pensati per rimanere accesi costantemente, l’efficienza energetica è di importanza fondamentale, perché, fate i vostri calcoli, un singolo watt, dopo un anno, finirà per costarvi qualcosa. Con le mie stime, e vivendo in Italia, per ogni watt di consumo di ogni apparecchiatura elettrica sempre accesa, si finisce per pagare 1.75€. Non moltissimo di per sé, ma basta moltiplicarlo per 100 ed il discorso cambia.

Inoltre, più energia si spreca, più si inquina, e più si innalza la temperatura del pianeta.

Dei 100, 150, o 200W che assorbe il vostro PC, quanti pensate che servano realmente per far funzionare il PC, e quanti altri invece vengono sprecati sotto forma di calore? Per ogni ventola che dovete tenere accesa nel case, il livello degli sprechi si innalza di una tacca.

Dando per assodato lo spreco di energia dovuto ai componenti hardware, mi concentrerò in questo articolo su quello da imputare all’alimentatore, quello scatolotto che al giorno d’oggi con molta nonchalance viene venduto in tagli tra i 500W ed i 1000W. Fate un favore a voi stessi ed acquistate un wattmetro (lidlometro o come lo chiamate) e misurate la potenza assorbita dal vostro PC, sarà sicuramente molto più bassa di quella massima erogabile dall’alimentatore; più la potenza assorbita si distanzia dalla metà della potenza nominale dell’alimentatore, e più energia state sprecando come calore, siccome l’efficienza di una PSU si disegna come una curva gaussiana che ha il suo massimo (che sia il 70% dei vecchi alimentatori, o l’86% di quelli più recenti) al 50% del massimo carico. Insomma, se i componenti di un PC assorbono 100W, l’alimentatore dovreste sceglierlo da 200W (ma al giorno d’oggi è difficile trovarne, meglio allora uno dei nuovi 500W 86+).

Per fare un semplice paragone: il mio server attuale, prima che riprogettassi il sistema di alimentazione come da post precedente, era equipaggiato con un alimentatore da 350W, l’unico che avevo disponibile all’epoca, e consumava poco più di 42W in idle. Un giorno, avendo troppo tempo libero a disposizione, mi sono messo a cercare alimentatori diversi, per cui ho avuto modo di testarlo prima con uno da 250W, misurando un assorbimento di 39W, e poi con un altro, molto vecchio e probabilmente anche molto inefficiente, da nientemeno che 120W, e il consumo nonostante tutto si è abbassato ancora a 37W. Infine, non appena mi è arrivata la PicoPSU, l’ho collegata in cascata ad un mattoncino da 12V e 3A massimi, e con quello ho misurato consumi di 29W in idle, insomma 13W di risparmio rispetto all’alimentatore ATX da 350W; si traduce in un risparmio annuo di circa 23€… giusto quanto mi è costato farmi arrivare la picoPSU dagli USA. Un pareggio dopo un anno direi che è un buon break-even.

Gli UPS sono un’altra fonte di sprechi, anche se non lo sospettereste mai: il mio modello modificato con la batteria per auto assorbiva 10W aggiuntivi solo per stare a monte del PC; pensandoci, effettua una conversione aggiuntiva, da 220V a 12V, o da 12V a 220V, quindi raddoppia l’inefficienza (nel PC poi, viene riportata di nuovo da 220V a 12V). In un anno, 10W significherebbero 17€ di spesa in bolletta, più di quanto mi è costato l’alimentatore senza ventola da 12V e 120W arrivatomi dalla Cina; avevo già la batteria da auto, quindi anche in questo caso un break-even ad un anno, sostituendo all’UPS un semplice adattatore alternata/continua da 12V.

Server a basso consumo con UPS integrato a batteria per auto

Ho scritto in un altro articolo come a suo tempo ho banalmente collegato una batteria da macchina ad un vecchio UPS per dargli maggiore autonomia; in quell’occasione, diversi utenti hanno commentato quelle che secondo loro erano diverse leggerezze di progettazione.

Anche tenendo in considerazione questi commenti, stamattina ho riarrangiato il sistema di alimentazione del mio server domestico per renderlo più silenzioso, efficiente, e autonomo dai blackout.

Per aprire un excursus, molti dei commenti citati criticavano il fatto che io avessi usato dei cavi troppo sottili per collegare la batteria, con la motivazione che, avendo una batteria per auto la capacità di fornire una corrente di molti ampere, i suddetti cavi potrebbero surriscaldarsi fino a provocare un incendio. All’inizio ho passivamente accettato le loro ragioni, ma poi mi sono ricreduto, e vorrei che gli autori di quei commenti tornassero coi piedi per terra: non stiamo parlando di mandare in corto i poli della batteria a scopo di test, ma di utilizzarla per un carico giornaliero normale, in particolar modo visto che si tratta di un server a basso consumo che assieme a tutti gli accessori assorbe un massimo di 60W, che corrispondono a 5ampere con una tensione di 12V.
Entri la PicoPSU: con un gingillo grosso come una fagiolo si ottengono carichi massimi di 95W (col modello che ho io, altrimenti ce ne sono fino a 160W), che corrispondono a 8 ampere con 12V. C’è in altre parole una corrente di 8 ampere che passa attraverso i cavetti del connettore dei 12V della PicoPSU… ora per favore andate a vedere quanto sono spessi quei cavi. Se quello spessore è sufficiente per ben 8 ampere, com’è possibile che i cavi per la 220 non siano sufficienti per 5 ampere? (al massimo, siccome siamo a meno di 4 normalmente)

Tornando a noi, il mio scopo era di risparmiare il più possibile sugli sprechi di corrente, ed avere un PC silenzioso che può reggere blackout di durata significativa.

Ingredienti:

  1. La vostra configurazione favorita per compiti di home server/automazione (io ho acquistato una scheda D510MO della Intel, con l’Atom D510 64bit dualcore, ho aggiunto 2GB di RAM, una scheda di acquisizione video PCI, ed un disco da 2TB Samsung, il più economico che ho trovato)
  2. Un alimentatore di tipo picoPSU (ho comprato per circa 20€ dagli Stati Uniti una PicoPSU80, con erogazione massima di 95W, ma me ne servono molti di meno)
  3. Un alimentatore decente da 12V, meglio se senza ventola, che è in grado di sostenere il carico di cui avete bisogno, e qualcosa in più (il mio è arrivato dalla Cina per 15 euro, ma è marchiato ISO e CE, e oltre alla qualità costruttiva che appare buona, può erogare fino a 120W, cioè 10A@12V)
  4. Una batteria da macchina, che non deve essere nuova, ma almeno in grado di mantenere la carica per un tempo sufficiente, altrimenti non ci serve a nulla

Andiamo avanti.

server insides
Questo è l'aspetto desertico del case tower (cortesia di qualcuno che l'aveva abbandonato vicino ad un cassonetto), ho spazio a sufficienza, e poi voglio che l'aria circoli liberamente all'interno senza bisogno di ventole.
connettore a barilotto da 12v barrel applicato al case
Dettaglio: ho usato un trapano per allargare il foro già esistente di una vite del vecchio alimentatore ATX, ed ho inserito lo spinotto della PicoPSU. Notare quanto sono sottili i cavetti che escono dal connettore (apparentemente vanno benissimo per una corrente di 8 ampere).

NOTA BENE: ATTENZIONE nell’effettuare il passaggio successivo: mai, Mai, MAI fare in modo tale che i poli della batteria entrino direttamente in contatto tra loro, altrimenti vi attendono BRUTTE SORPRESE, inclusi, ma non solo: shock elettrici, incendi, strumenti saldati tra loro o ai poli della batteria o ad eventuali anelli (MAI indossare anelli o simili cose metalliche durante questi lavori). Altro suggerimento: mentre connettete i cavi alla batteria, assicuratevi che l’estremità opposta o non sia stata scoperta, o se l’avete già spellata, metteteci prima sopra del nastro isolante per non fargli fare contatto altrove; questo è particolarmente vero una volta connessi entrambi i cavi, siccome potrebbero andare in corto tra loro. Quando vi apprestate a collegare la batteria al carico, scoprite una estremità alla volta (prima la positiva, poi la negativa) e mai entrambe.

polo negativo batteria auto
Nell'articolo "UPS con batteria per auto" che ho scritto in passato, diverse persone mi hanno criticato per come ho connesso la batteria. Questa volta ho usato dei cavi tre volte più spessi, e siccome non avevo morsetti da batteria, e non mi andava di acquistarli né smontarli da qualcos'altro, ho banalmente avvolto il rame del cavo attorno al polo della batteria. Brutto, ma perfettamente funzionale (provate a dimostrare il contrario). Di quella dimensione avevo solo cavi di terra, quindi li ho marcati con del nastro isolante colorato per distinguerli.
batteria macchina cablata
Sexy. Questo è il risultato finale: non avevo nastro isolante rosso, così ho usato il nero per il negativo ed il bianco per il positivo.
alimentatore 12V 10A 120W cablato
Il pannello dei cablaggi dell'alimentatore, il cavo bianco è l'ingresso dei 220V, i cavi di terra vanno alla batteria, e quelli grigi al carico (server + monitor lcd + modem/router + altre cose). Prima che cominciate a criticarne la bruttezza: non mi interessa, basta che funzioni e sia sicuro. Inoltre, anche se non è visibile nella foto, ogni cavo ha delle strisce ripetute di nastro adesivo bianco o nero per distinguerne la polarità positiva o negativa.

I risultati sono questi: ho collegato la batteria con l’alimentatore che teneva acceso il server e non c’è stato nessun problema; dopo di questo il wattmetro che stavo usando ha immediatamente iniziato a misurare un consumo inferiore, siccome la batteria per auto, carica, ha iniziato a condividere il carico con l’alimentatore da 12V. Con questa configurazione, è possibile staccare e riattaccare la presa della 220V in qualunque momento senza che accada nulla: il carico, l’alimentatore e la batteria sono in parallelo, per cui se la corrente manca, la batteria sostiene automaticamente tutto il carico.

Attualmente, il wattmetro continua a mostrare un carico molto inferiore rispetto a quello rilevato senza batteria in parallelo; mi attendo che questo salga progressivamente fino al valore totale, cioè leggermente superiore ai 42W (il consumo delle apparecchiature collegate, più una certa quantità necessaria a mantenere carica la batteria).

 

Cosa avreste cambiato, cosa vi piace, e cosa non vi piace di questo lavoro?

Questo è l’aspetto desertico del case tower (cortesia di qualcuno che l’aveva abbandonato vicino ad un cassonetto), ho spazio a sufficienza, e poi voglio che l’aria circoli liberamente all’interno senza bisogno di ventole.

Il driver di rete bridged Virtualbox rallenta la velocità della LAN

Quando sono passato dal WiFi ad una connessione fisica con cablaggio CAT5E dal router nell’altra stanza a questo PC, sono saltato da velocità di trasferimento dei file di massimo 2-3MB/s (ma quasi sempre 1MB/s, spesso meno) a 11-12MB/s.

Ultimamente ho notato come la velocità per scaricare alcuni fansub dal server domestico era scesa a 5-6MB/s, esattamente la metà di quella a cui ero abituato; dall’icona di rete nell’area di notifiche di Windows 7 ho notato che era presente un secondo adattatore di rete, che ho fatto risalire alla scheda virtuale di rete in modalità bridged installata da Virtualbox. Siccome l’avevo recentemente installato per testare una cosa di cui ora non ho più bisogno, ho disinstallato Virtualbox, e non appena il driver dell’adattatore di rete virtuale è stato rimosso, la velocità tornata a 11-12MB/s.

Questo dovrebbe essere un comportamento normale?

Download di strumenti e utilità varie freeware

Ora il sito è stato trasferito al nuovo dominio, e convertito in PHP, e nel frattempo molti programmi hanno subito aggiornamenti sostanziali, sono scomparsi, oppure sono diventati obsoleti/inutili. Naturalmente ho rimosso i tool inutili, ed ho aggiunto la voce “google” accanto a quelli che dovrete cercare da soli, mentre quelli a disposizione su questo sito sono quei programmi ancora utili, ma particolarmente difficili da trovare.

Ghostscript & Ghostview (google)

Coppia di utility per creare PDF gratuitamente (quei file che si leggono con Acrobat Reader…) a partire da ogni documento che è possibile stampare. Seguite le istruzioni della sezione HowTo’s per vedere come usarli.

Registry Detective (google)

Piccolo ed efficiente programma degli ZDLabs per cercare chiavi nel registro e visualizzarle tutte assieme, invece di doverle scovare una ad una come succede con regedit.exe. Se trovate quella che vi interessa, si può aprire regedit direttamente su quella chiave.

Hex Editor XVI32 (google)

Non per tutti, ma magari qualcuno ha bisogno di un editor esadecimale fosse anche una sola volta nella vita.

Magic Renamer 3.00

Grandioso programma per rinominare file, per me è un toccasana quando devo togliere i “_” dagli MP3 e devo trasformare in maiuscole le prime lettere di ogni parola.

QuickSFV (google)

Serve sia per fare che per controllare i file SFV (“Simple File Verification”). Se scaricate un sacco di file RAR e assieme c’è anche un file SFV, è per controllare che tutti i file RAR sono arrivati senza corruzioni. Se facendo doppio click sull’SFV dopo aver installato questo programma vi dice che qualche file è corrotto, dovete riscaricarlo.

RegCleaner (google)

Va usato di tanto in tanto per rimuovere dal registro di Windows le chiavi inutili e snellire il file.

ScreenRip32 (google)

Se avete bisogno di prendere una foto del vostro schermo, o di una sola finestra o di un’area rettangolare a vostra scelta, questo è un programmino che fa egragiamente il suo lavoro. Potete salvare il risultato in bitmap, GIF o Jpeg, ma anche in formato icona. Io l’ho usato per prendere tutte le immagini del mio schermo presenti su questo sito.

TopSplit

Serve a dividere un file in più parti come volete voi. Tanti pezzi da n bytes, oppure un solo pezzo da x bytes che comincia dall’ennesimo byte. Oppure ancora il 20% della dimensione totale. Poi potete usare lo stesso programma per ricomporre i pezzi, o anche il comando copy in formato binario. Ed occupa meno di 100k.

ResHack (google)

Un programmino di nicchia che serve per modificare le risorse di un file, e cioè quei dati come le icone, i bitmap, le stringhe di testo, o le voci dei menu. Per esempio, se avete tempo da perdere, potreste usarlo per tradurre interamente in italiano un programma inglese. Solo per utenti avanzati.

Download di programmi freeware per internet

Ora il sito è stato trasferito al nuovo dominio, e convertito in PHP, e nel frattempo molti programmi hanno subito aggiornamenti sostanziali, sono scomparsi, oppure sono diventati obsoleti/inutili. Naturalmente ho rimosso i tool inutili, ed ho aggiunto la voce “google” accanto a quelli che dovrete cercare da soli, mentre quelli a disposizione su questo sito sono quei programmi ancora utili, ma particolarmente difficili da trovare.

GuildFTP Daemon (GuildFTPd) (google)

Un server FTP gratuito, si configura e installa facilmente, e può essere usato in combinazione con mIRC (ad esempio per mandare dei banner con l’indirizzo del vostro server), ha una interfaccia grafica molto carina. Solo, non è altrettanto potente come WarFTPd.

GuildFTP mIRC Script (google)

Questo è uno script per mIRC, che lavora come un server FTP. Insomma, senza bisogno di dover installare un server FTP vero e proprio, potete fare tutto da mIRC. Chiaramente è preferibile avere un server come si deve, ma visto che lo avevo, ho messo anche questo

NetPerSec (google)

Una utility degli ZDLabs per controllare la velocità di trasferimento delle connessione internet. Molto carina, ha anche una icona nella System Tray con il grafichetto della velocità aggiornato regolarmente (peccato che in Windows 2000 e XP se ci si disconnette va riavviato, altrimenti la velocità segnata salta a 4GB/s al secondo e rimane ferma lì)

Zidrav (google)

Utility di verifica file; se avete scaricato un grande file che presenta degli errori, anziché scaricarlo daccapo potete verificarlo con un vostro amico che lo possiede integro. Voi fate un controllo sul vostro file, e create un codice di verifica, che inviate all’amico. Lui poi usa quel codice di verifica per creare una patch in base ai pezzi corrotti del file in vostro possesso, e ve la manda, così voi potete usare quella patch per aggiustare il vostro file.

Sincronizzare e modificare/regolare i sottotitoli per film AVI e DivX

Ottobre 2008: ho aggiornato questa guida all’uso di Subtitle Workshop, un programma gratuito che fa lo stesso lavoro in meno di un decimo del tempo che serviva con la vecchia guida, siccome gran parte dei passaggi che dovevano essere eseguiti manualmente sono ora attuati in automatico. Per visualizzare la vecchia guida, che invece usa il programma SubAdjust, scorrere in basso oltre la riga orizzontale.

Per prima cosa, scaricate il programma gratuito Subtitle Workshop, cercatelo su google. Tenete presente che questa guida è stata redatta sull’ultima versione, la 4 beta. Poi, seguite le istruzioni qui sotto.

subtitle workshop finestra di apertura
Questo è come appare il programma gratuito Subtitle Workshop subito dopo l’avvio; dovete aprire il file dei sottotitoli dal menu File>Open, oppure premendo il pulsante di apertura file, e quindi cercando il file dei sottotitoli sul disco.

 

subtitle workshop con i sottotitoli aperti
Questo è il file dei sottotitoli aperto in Subtitle Workshop; ora bisogna aprire il video per il quale stiamo sincronizzando i sottotitoli, dal menu Video>Open

 

subtitle workshop con i sottotitoli ed il video aperti
Questa schermata è stata tratta subito dopo aver aperto sia i sottotitoli che il video in Subtitle Workshop (il fotogramma video non è visibile perché il programma che ho usato per catturare le immagini, ScreenRip 32, non è in grado di registrare gli overlay… la stessa cosa accade col tasto Stamp della tastiera). Il video inizierà ad essere riprodotto automaticamente assieme ai sottotitoli. Ci sono a questo punto due modi per sincronizzare i sottitoli, che sono praticamente la stessa cosa, ma fatta con strade diverse. Il primo metodo consiste nel selezionare la prima riga dei sottotitoli, e arrivare con il video al punto in cui quella riga viene detta, quindi bisogna premere in contemporanea alla battuta il terzo pulsante dalla destra sotto il video, quello con il numero “1” in piccolo; successivamente, selezionate l’ultima riga dei sottotitoli e saltate al punto in cui questa riga viene detta, e allo stesso modo di prima, non appena la sentite, premete il secondo pulsante dalla destra, quello col numeretto “2”. A questo punto, comparirà una finestrella con il riassunto delle temporizzazioni, che vi chiede se volete effettuare la modifica ai sottotitoli. Controllate che le temporizzazioni riportate siano giuste, e premete il pulsante Adjust. I sottotitoli dovrebbero essere sincronizzati, controllate guardando il video in Subtitle Workshop, e se è tutto ok salvate il file. OPPURE, potete usare l’altro metodo, spiegato sotto l’immagine successiva.

 

subtitle workshop e la sincronizzazione manuale
Secondo metoto: sincronizzazione manuale. Per prima cosa, scrivetevi ora:minuti:secondi a cui vengono dette nel video la prima e l’ultima riga dei sottotitoli, poi andate al menu Edit>Timings>Adjust subtitles. Una finestra come quella nell’immagine vi chiederà di inserire i tempi che avete appena scritto da parte, quindi premete il pulsante Adjust. Controllate che sia tutto a posto guardando il video in Subtitle Workshop, e se il risultato vi soddisfa, salvate il file.

 

NOTA IMPORTANTE: quella che segue è la prima guida che ho scritto anni fa per la sincronizzazione dei sottotitoli, e che è soppiantata dalla nuova. Non avevo il coraggio di eliminarla del tutto, quindi l’ho lasciata in calce per il beneficio della posterità.

 


Questa guida è stata pensata per tutti voi praticanti sassonoglotti (ho coniato una nuova parola?), che, guardando film in inglese, anche se avanzati in questa lingua, incontrate molto spesso quelle pronuncie superveloci o quel sottodialetto slang o ancora quell’incomprensibile accento che vi mette K.O. (ogni riferimento a "Snatch" e "Trainspotting" NON è puramente casuale). Per cui scaricate il vostro bel file di sottotitoli, e o non sapete come usarlo (ma se è questo il caso, la presente guida non vi dirà nulla in merito), oppure notate che cominciano quasi sincronizzati, ma poi vanno completamente fuori tempo, per essere inutilizzabili verso la fine del film.

Premessa importante: questa guida è riferita al formato SubViewer 2.0, e presuppone una situazione ideale in cui usiate BSPlayer per guardare il film (lo trovate nella sezione Downloads/AudioVideo). Di conseguenza, se preferite usare altri player che non supportano il formato SubViewer, oppure odiate il suddetto formato per qualche ragione, potete tuttavia usare la presente guida, ad ogni modo le istruzioni, che trovate alla fine, su come convertire i formati di sottotitoli, non sono state testate in nessun modo dal sottoscritto.

Scaricate SubAdjust dalla sezione Downloads/Audiovideo, e intanto procedete alla modifica iniziale del file, cioè rimuovete i commenti o la firma di chi ha copiato i sottotitoli dal DVD, ad esempio:

...
1403
  02:43:08,687 --> 02:43:09,722
  Sam...
1404
  02:43:13,167 --> 02:43:15,681
  ...I'm glad you are with me.
1405
  02:51:01,967 --> 02:51:02,956
  Subtitles by
  SDI Media Group

che in questo caso si trova alla fine del file (un premio speciale a chi indovina di che film si tratta), ma potete trovarli anche all’inizio:

{0}{900} ****Le Garçon Française   SUBS****|Vive la France!!
  {905}{1002}- Le 3 septembre 1973|à 18 h 28 min et 32 s,
  {1010}{1062}...une mouche bleue|de la famille des Calliphoridés,
  {1070}{1138}...pouvant produire 14,670 battements|d'ailes à la minute...
  {1145}{1220}...se posait rue Saint-Vincent,|à Montmartre.
  {1318}{1378}A la même seconde,|à la terrasse d'un restaurant,
  {1385}{1458}...le vent s'engouffrait|sous une nappe,
  {1462}{1555}...faisant danser les verres|sans que personne ne s'en aperçoive.
  ... 

(un altro premio speciale a chi indovina anche questo film; a proposito in questo caso il commento l’ho inventato, non riuscivo a trovarne di già pronti).

Potete facilmente fare questo aprendo il file dei sottotitoli (che potrebbe avere estensione .txt, .sub, .srt o diversa; io le ho comunque tutte associate a Notepad) in un editor testuale, e rimuovendo quelle righe manualmente, salvando il risultato; quando i sottotitoli hanno un numero ordinale ed un marchio di tempo su più linee, dovete rimuovere l’intero gruppo di informazioni.
Non facciamo questo perché siamo perfidi e vogliamo rimuovere ogni traccia delle persone altruiste che hanno rippato i sottotitoli dal DVD, ma bensì perché se lasciassimo queste righe aggiuntive, che non hanno nessuna controparte nel film, facilmente faremo confusione nella sincronia del file.

Ci sono fondamentalmente 3 tipi di desincronizzazioni nei sottotitoli:
1) Semplice sfasamento, l’inizio è spostato in avanti o indietro rispetto al tempo corretto, comunque il resto dei sottotitoli segue ad una velocità regolare;
2) Framerate sbagliato, dove l’intervallo di tempo tra due battute successive è differente da quello corretto, ma la velocità di scorrimento è uniformemente aumentata o diminuita (il tutto con o senza sfasamento, per i nostri scopi non ci interessa);
3) Sottotitoli completamente incasinati (per fortuna li si trova raramente) dove o il video, anche se appare perfetto, ha qualche variazione minima nel framerate in alcune scene, per cui qualche sequenza va più o meno veloce delle altre, o i sottotitoli sono stati rippati male, o ancora i sottotitoli originali sono stati sequenziati erroneamente, o ancora ancora i sottotitoli mancano di alcune scene presenti nel film oppure hanno scene aggiuntive che nel film non ci sono: in questi casi di solito o cercate un altro file di sottotitoli, o rinunciate al film sottotitolato (questo è il peggiore tipo di desincronizzazione, perché ve ne accorgete solo dopo aver provato a aggiustarlo in tutti i modi; provare a sincronizzare questi sottotitoli è estremamente noioso, e anche se sarei in grado di farlo – una volta ci ho provato… lasciando stare -, non includerò le istruzioni per farlo perché, nonostante mi reputi una persona cocciuta, non ci perderei mai del tempo).

In ogni caso, dovendo lavorare nel formato SubViewer usando SubAdjust, dovete convertire tutti i sottotitoli che si trovano in formati diversi. Potete riconoscere un file SubViewer aprendolo in un editor di testo. L’inizio avrà questo aspetto:

[INFORMATION]
  [AUTHOR]
  [SOURCE]
  [PRG]
  [FILEPATH]
  [DELAY]
  [CD TRACK]
  [COMMENT]
  [END INFORMATION]
  [SUBTITLE]
  [COLF]&HFFFFFF,[STYLE]no,[SIZE]18,[FONT]Arial
  00:00:35.00,00:00:39.34
  On September 3, 1973...

  00:00:39.38,00:00:44.34
  a blue fly capable of flapping[br]70 beats a minute..

  ...

cioè una intestazione con le informazioni generali sul film (inserite o meno) e poi per ciascuna riga un segnatempo iniziale e finale, e subito sotto la battuta. Se i sottotitoli non sono in questo formato, avviate SubAdjust e convertiteli.

Aprite i sottotitoli in "Source File", e scrivete un altro nome per l’output in "Target File", quindi selezionate "Conversion to SubViewer 2.0", e premete GO. Il file originale potrebbe avere un’altra estensione come .txt, .srt eccetera.

 

Iniziamo a vedere coa bisogna fare. Quando notate chei sottotitoli nn vengono visualizzati al momento giusto, non fa mai male provare all’inizio a vedere se si tratta di un semplice sfasamento. Segnatevi il tempo della prima battuta dei sottotitoli nel film; esempio, ammesso che abbiate rimosso i commenti, leggete che la prima riga nei sottotitoli è "Now, children,[br]are you sitting comfortably?", avviate il film e ssegnatevi quando quella cosa viene detta (diciamo 0:00:04, 4 secondi dall’inizio), e avviate SubAdjust.

Come prima prova, aprite i sottotitoli, e scegliete il nome con cui vorrete salvare il risultato (di solito io uso lo stesso nome aggiungendo un ‘ o più ”’). Selezionate "Adjust", e nell’angolo in basso a sinistra inserite il tempo che vi siete segnati dal film, poi premete GO.

 

Aprite il film, e vedete se saltando avanti e indietro i sottotitoli vengono visualizzati correttamente. Probabilmente non succederà, quindi procediamo alla seconda parte della guida (framerate sbagliato).

Lo svantaggio del secondo approccio è che potreste rovinarvi la sorpresa, visto che dovete segnarvi il tempo della prima battuta nel film (proprio come abbiamo fatto prima), poi vedere qual è l’ultima battuta scritta alla fine del file dei sottotitoli (cioè l’ultima battuta del film), e a quale tempo quella battuta viene detta (di conseguenza dovete saltare alla fine del film per cercarla. E’ una cosa che odio, ma non c’è nessuna alternativa). Avrete quindi a disposizione il tempo, riferito al film, della prima e ultima battuta. Annotateli e aggiustate i sottotitoli in modo che inizino a 0:00:00, poi calcolate "tempo dell’ultima battuta MENO tempo della prima battuta", otterrete l’intervallo che passa dalla prima all’ultima battuta nel film. Visto che abbiamo fatto iniziare i sottotitoli a 0 secondi, questo sarà anche il tempo al quale vorremo sincronizzarli in modo che l’ultima riga dei sottitoli abbia quel marchio. procediamo:

Dopo che avete fatto iniziare i sottotitoli a 0 secondi, caricate il file così modifcato e selezionate "Change frame rate", quindi attivate la casella "Use last ref. time" e in "Coef. / desired last ref.time" scrivete il risultato della sottrazione che vi ho fatto fare prima (notate che avete bisogno di agigungere sempre e comunque i centesimi di secondo al tempo calcolato, quindi semplicemente usate .00 alla fine) Premete GO per scrivere l’output col nome di file scelto in "Target File".

 

Dopo aver completato anche questo passo, caricate in SubAdjust il file appena creato, che inzia a 0 secondi e finisce al tempo che avete calcolato, e ri-aggiustatelo perché inizi al tempo giusto, cioè a quello in corrispondenza del quale viene detta la prima battuta del film; stavolta però sarete sicuri che le battute successive sono sincronizzate.

Occasionalmente avrete ancora bisogno di aggiustare il tempo, questione di 1 secondo in avanti o indietro, ma già sapete come farlo.

 

CONVERSIONE AD ALTRI FORMATI

Come vi avevo anticipato, questa parte non è stata testata, ma se volete davvero usare i sottotitoli in un altro formato, alla fine di tutto caricate il file sincronizzato, selezionate "Conversion to [altro formato che preferite]", e premete GO per salvare i sottotitoli nel nuovo formatocon il nome file scelto in "Target File".

Modificare il pulsante e la barra laterale del menu Start di Windows XP

Appena installato Windows XP e vi sentite euforici per via del look dl Menù start? Non so come si cambi il colore dello sfondo del pulsante (ci lavorerò appena ne avrò tempo), ma posso dirvi come modificare il testo "start", e l’immagine bitmap a lato del Menù dove è scritta la versione del sistema operativo.

Questo è un esempio:

Potete vedere come ho messo un smiley al posto di "start", e cambiato l’immagine di "Windows XP Professional" con quella del Datacenter Server. Ho appena aggiunto i passaggi per modificare l’immagine del pulsante Start, qui fa la sua apparizione Neo mentre prende la pillola rossa dalle mani di Morpheus. Potete anche cambiare il Tooltip che dice "Fare click per iniziare" con un testo a vostra scelta, ad esempio "Hack the matrix!"

 

L’operazione non è così immediata, dovete modificare il file explorer.exe, comunque non si tratta neanche di un lavorone… ma un disclaimer ci sta sempre bene

Se siete utenti novizi, *non* raccomando di seguire questa procedura, visto che, anche se è totalmente sicura e testata, non potete mai sapere quanto sarete sfortunati. Seguite il vostro cuore, e se il minimo dubbio vi attanaglierà, non proseguite. Comunque, se non si fosse capito, io non sarò responsabile di nessun pasticcio che combinerete a causa della vostra ineXPerienza

Per prima cosa scaricate ResHack da Downloads/Tools vari, e scomprimetelo in una cartella appositamente creata.

Prima di farlo partire, fare una copia di backup di windows\explorer.exe, ad esempio "explorer.exe.old".

Ora una dovuta premessa. Per modificare explorer.exe in Windows 95/98 l’unico problema è che questo era già in esecuzione, ma basta andare in modalità DOS e cancellarlo, sovrascriverlo o farci quello che volete. Windows XP invece usa il File Protection System, e quindi impedisce, anche chiudendo forzatamente explorer.exe (e quindi l’intera interfaccia) di cambiarlo. Dovrete di conseguenza riavviare in Safe Mode ("Modalità Provvisoria").

Per far questo, premete F8 subito dopo che all’avvio lo schermo diventa nero, e attendete il menù testuale. Avviata la modalità provvisoria (chiaramente dovrete lggarvi come amministratore), aprite il Task Manager premendo Ctrl-Alt-Canc. Da lì, nel pannello "Processi". selezionate explorer.exe e terminatelo, poi, dal menu File dello stesso Task Manager, avviate un nuovo programma, e sfogliate le cartelle fino a ResHack.exe.

In ResHack, fate [File > Open] e scegliete C:\Windows\explorer.exe. Vedrete una struttura ad albero simile a quella di Esplora Risorse.

Sfogliate fino a String Table\37\1033

 

Scrivete quello che vi pare al posto di start nella linea marcata 578; più è lungo il testo che scegliete, più diventerà largo il pulsante start. Se avete deciso di cambiare l’imagine del pulsante Start con una bitmap relativamente grande, conviene lasciare vuota questa stringa per non ottenere un pulsante Start enorme. Premendo il pulsante Compile in cima dopo avere lasciato le virgolette "" vuote, la riga verrà eliminata. Dopo che vi sposterete su un’altro punto della struttura ad albero ResHack vi chiederà se volete ricompilare il sorgente. Ovviamente rispondete di sì.

 

Il primo (e più facile) passaggio è terminato. Se volete cambiare anche il bitmap del Menù, continuate a leggere:

Le immagini che contengono i logo delle varie versioni di Windows si trovano nella sezione Bitmap dal numero 158 al 166. Scegliete quello che vi piace di più.

 

Questo è quello che ho scelto io, Bitmap\164\1033

 

Nel menù [Action] salvate il bitmap, per esempio in C:\, e chiamatelo datacenter.bmp

 

Andate in [Action > Replace Bitmap …] e in "Open file with new bitmap" sfogliate fino a datacenter.bmp che avete salvato prima, poi sulla destra, andate al numero di bitmap che corrisponde alla vostra versione di XP (nel mio caso XP Professional, 167; è 166 per la Home Edition), e premete Replace.

 

Ovviamente potete cambiare la bitmap con qualunque immagine volete, anche se non so se la larghezza deve essere la stessa, visto che non ho provato; alla peggio, il vostro Menù Start sarà spostato a destra se scegliete una immagina troppo larga.

Ed ora vediamo come cambiare immagine e Tooltip del pulsante Start. Considerate che se usate una taskbar con i pulsanti distribuiti su una sola riga, come da default, potete usare una immagine alta al massimo 30 pixel se volete evitare che il pulsante risulti tagliato in fondo. Io che uso una taskbar su due righe ho inserito un’immagine alta 50 pixel.

Sfogliate in ResHack la cartella Bitmap alla risorsa numero 143, la prima, e cambiate l’immagine contenutavi con la stessa procedura vista sopra.

Ora sfogliate fino alla String Table 34, riga 533:

Inserite al posto del testo già presente quello che preferite.

 

Fatto! Ora ricompilate i cambiamenti, fate [File > Save] e riavviate normalmente.

Ora sapete come fare, per cui potete modificare qualunque cosa, sia in explorer.exe sia in qualunque altro file.

Come moddare il case del pc con una finestra di plexiglas

Comune è annoiarsi dell’aspetto del proprio case dopo un pò di tempo e volerlo modificare in un modo o nell’altro. Una (quasi) utile modifica è rendere trasparente un pannello, per vedere l’interno e controllare se tutte le ventole funzionano o leggere il numero seriale di una scheda, senza svitare nulla. Naturalmente questo è applicabile solo ai case tower (mini-midi-full), e la guida usa dei dettagli costruttivi che potrebbero non essere sempre applicabili; ho deciso che era molto più semplice sostituire tutto un pannello anziché segare via un rettangolo, potenzialmente danneggiando il pannello stesso e le proprie dita. Sotto potete vedere come è riuscito il mio esperimento.

Potete notare le riflessioni della luce sul plexiglas (a dimostrazione che qualcosa c’è davvero, non ho fotografato il case aperto per farlo sembrare trasparente)

 

Lo scheletro del mio case ha delle incisioni per permettere a delle staffe sul pannello di far presa ad incastro.

Questi due buchi sono i punti di inserzione delle corrispondenti staffe sul pannello, per cui facendolo scorrere in avanti le stesse si inseriscono e fanno presa sulla struttura; dobbiamo riprodurre questo meccanismo sul pannello di plexiglas.

 

Per prima cosa dovrete procurarvi i materiali necessari: un pannello di plexiglas, della stessa dimensione del pannello di alluminio che volete sostituire (io ho usato un pannello spesso 2mm), e poi uno strumento per bucare il plexiglas senza fratturarlo (io ho usato un saldatore con la punta a cacciavite), ed una serie di piccole staffe metalliche poco spesse e facili da piegare.

Notare la punta del saldatore, di dimensione simile alla larghezza delle staffe metalliche, le quali non devono essere più larghe dei buchi nello scheletro del case, visto che vi si devono adattare. Potete vedere un esempio di staffa già piegata, ma non è ancora il momento di farlo. (ho preso quelle striscette metalliche dal nucleo del solenoide di un vecchio trasformatore, usate la vostra fantasia per rimendiarle altrove)

 

Mettete il pannello di plexiglas in posizione, e con un pennarello disegnate i bordi dei buchi dove avviene l’aggancio, e quindi circa 5mm più avanti fate un buco verticale col saldatore. Io ho deciso di usare solo il primo e l’ultimo buco sui bordi superiore e inferiore, per ridurre il lavoro e diminuire la probabilità che ci fossero dei disallineamenti. In questa fase è una buona idea scrivere su un lato del pannello "ESTERNO" in modo tale da poterlo subiuto orientare nel modo giusto.

Dovete usare il segno fatto col pennarello come riferimento, per bicare il plexiglas più avanti, in modo da far passare la staffa da una parte all’altra. Il segno che disegnate deve corrispondere perfettamente ai bordi dle buco (quindi non come la foto). Assicuratevi che il buco che avete fatto sia abbastanza largo per le staffe, altrimenti ritoccatelo col saldatore.

 

Piegate l’estremità di aggancio della staffa pe riprodurre l’uncino a U del pannello di alluminio, inseritelo nel buco e piegatelo ancora per farlo aderire al plexiglas.

Questo è come la staffa piegata dovrebbe apparire: la base della "U" dovrebbe trovarsi allo stesso livello del segno che avete fatto a mano. Ora il meccanismo di aggancio è stato riprodotto.

 

Provate ad adattare il pannello al case, e fatelo scorrere in avanti per agganciarlo; quasi sicuramente non andrà bene al primo colpo, per cui rifinite la piegatura delle staffe e/o forzatele all’interno dei buchi nel case.

Un dettaglio sfuocato della staffa.