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Parcheggi blu a Cecchina, e vigili cowboy in casa d’altri

Chi vive nel comune di Albano Laziale e relative frazioni, sa che da tempo (quasi) tutti i parcheggi prima liberi sono stati trasformati in aree di sosta a pagamento, e per quanto riguarda Cecchina l’intera via Nettunense è stata delimitata dalle strisce blu, così come il parcheggio della stazione ferroviaria.

In concomitanza con questa novità, le vigilesse di Cecchina (i cecchinesi sanno benissimo di chi parlo… d’ora in poi le chiamerò cowgirls) hanno preso l’abitudine di pattugliare le viuzze attorno alla Nettunense, dove la circolazione al traffico è praticamente solo di chi ci abita, normalmente da decenni, da quando le cowgirls erano ancora adolescenti alle prese con la scoperta del proprio corpo.

Inizia a girar la voce che tali vigilesse abbiano intimato a tutti i residenti del posto di smettere di parcheggiare sui propri marciapiedi privati (lasciando spazio alla circolazione del traffico locale invece che impegnare la carreggiata, tra l’altro a senso unico) perché tali marciapiedi sono privati sì, ma “ad uso pubblico”. Più che intimazioni, le cowgirls sono state materialmente intercettate mentre stavano compilando un verbale di multa a danno di un’auto appunto parcheggiata sul proprio marciapiede, e così io per un po’ di tempo, a scanso di equivoci, ho piazzato la mia auto fuori dal mio marciapiede, in mezzo alla strada; come me hanno fatto anche i dirimpettai, creando però una strettoia tale da impedire a tratti la circolazione delle auto.

Un giorno di qualche settimana fa, ero a piedi, sono passato vicino alle cowgirls che avevano accostato il furgoncino davanti al cancello di una villetta sulla mia strada, e stavano importunando chiedendo all’inquilino di “non fare più la cosa X altrimenti dobbiamo intervenire“, mi è rimasta la curiosità di sapere di cosa si trattasse ma purtroppo non son riuscito a capire altro. Qualche giorno dopo sempre da quelle parti ho rivisto l’inconfondibile fungoncino, e per strada c’era una cowgirl che guardava l’altra, con piglio indignato mentre indicava con lo sguardo un non meglio identificato veicolo per non so quale altro motivo.

E’ evidente che le nostre cowgirls hanno preso l’abitudine di “battere” queste strade a caccia di guadagni facili per le casse comunali.

Stamattina, dopo aver notato che tutti erano placidamente tornati a parcheggiare sui propri marciapiedi privati, ho pensato che l’allarme fosse rientrato, e quindi ho azzardato lo sfacciato atto di mettermi con due ruote sul MIO marciapiede.

Quando esco, neanche a farlo apposta, trovo una multa. Per sosta vietata. Sul marciapiede. Il MIO marciapiede. Di quanto? 85€.

E’ una legge del Codice della Strada, lo so, anche i marciapiedi privati, se sono pertinenti ad una strada pubblica, si ritengono di “uso pubblico”, e quindi nonostante privati sono riservati ai pedoni. Se io metto la mia macchina sul mio marciapiede impedisco ai pedoni di usare il mio marciapiede come loro punto di passaggio.

Tutto questo vale in assenza di delimitazioni fisiche atte a impedire il passaggio dei pedoni sul marciapede in questione (leggi:recinzioni), quindi mi si potrebbe dire che mi basta recintarlo per evitare che lo si consideri ad uso pubblico. Però, se lo recinto, neppure posso metterci la macchina.

Non so se riuscirò a far annullare questa multa, ma se dovessi finire per pagarla, sicuramente auguro a chi l’ha fatta di spendere molto di più di quella somma in medicine. E non dico a quali medicine sto pensando.

Il pericolo viaggia su subito.it: acquirenti ignoranti e insulti telefonici

Una settimana fa vendo un materasso tramite subito.it, marca Materassi Mia Suite, produttore italiano che su ebay ha decine di migliaia di feedback positivi,  che fabbrica in proprio materassi in memory e waterlily (cercare su ebay il venditore materassimiasuite per verificare).

L’acquisto originale risaliva ad inizio 2014, e anche volendo andare oltre la prima, “strana” impressione di un memory, dopo pochi mesi ci si stava ancora scomodi, ed il materasso risultava cedevole, quindi l’ho restituito a sue spese al produttore, che gentilmente me lo ha sostituito con altro di consistenza più rigida, ma anche con questo non c’era soddisfazione durante il sonno. Il memory non fa per tutti, questo è un dato di fatto.

Rimosso anche il secondo materasso, rinunciando a tentare una nuova sostituzione, e poggiato in una stanza di servizio, è stato rimesso al suo posto il materasso a molle originale, fino a quando alcuni mesi fa, stufo di avere questo materasso inutilizzato per casa, lo metto in vendita, al 75% del prezzo originale siccome era praticamente nuovo. Dove? Su subito.it ovviamente.

Dopo i perditempo di rito, finalmente ricevo una telefonata da una persona che si dice molto interessata, ma mi propone il 50% di quanto avevo pagato, e pur di liberare spazio in casa accetto, ci si accorda su quella cifra, e l’acquirente viene accompagnato da un amico dotato di furgone per il ritiro, esamina il materasso, paga, lo carica e va via.

Tutti contenti? Ma di che.

Ricevo una telefonata quella sera, la moglie dell’acquirente mi chiama accusandomi di essere stato disonesto, siccome avrei venduto un materasso cancerogeno per liberarmene, e lo avrei dato a loro che con due bambini a casa sono in serio rischio! Avrei inoltre taciuto che il materasso era tossico pur di darlo via. “Ora che mio marito torna glielo dico! Lei lo ha fatto di proposito!

Io rimango incredulo durante tutta la telefonata, ma subito inizio le mie ricerche, e tutto quello che ne è venuto fuori è una discussione su un forum che a sua volta rimandava ad un servizio dell’immarcescibile -non è per forza un complimento- Striscia la Notizia. Guardato il servizio sul sito Mediaset (tra l’altro mandato in onda un anno prima che io acquistassi il mio materasso), non si sente fare esplicitamente il nome dell’azienda, e tutti i dettagli utili a identificarla sono oscurati, però si capisce dall’immagine delle inserzioni ebay che si tratta in effetti di miasuite.

Nel servizio si dice che il codice del certificato OEKO-TEX riportato sull’etichetta del materasso è inesistente, e il servizio conclude automaticamente che questo è indice della tossicità del prodotto.

Il servizio contiene la testimonianza di un signore che con un mezzo ghigno dice qualcosa sul tenore di “abbiamo analizzato il materasso e conteneva diverse sostanze tossiche e cancerogene“.

Validità del servizio? Non per difendere l’azienda a prescindere, tuttavia sono abituato per motivi lavorativi a guardare oltre le parole di facciata e valutare il reale peso scientifico delle affermazioni. Ebbene, capisco la volontà di oscurare nomi e indirizzi (comunque sono riusciti nell’intento di screditare un’azienda), ma dove si trova l’elenco delle sostanze tossiche rinvenute? Il signore che afferma di aver condotto i test rinvenendo “composti organici volatili” perché non ci rende edotti sulla natura di tali composti?

 

Si fa vivo più in là anche il marito della garbatissima signora, colui che aveva personalmente effettuato il ritiro, il quale inizia a parlarmi con toni “diplomatici”, ma una volta che, chiarito il mio dispiacere per la loro insoddisfazione, gli faccio presente che comunque non ho intenzione di prendere indietro il materasso, siccome per legge una vendita tra privati non sottosta a diritto di rimborso ed alle leggi sulla garanzia, ma si basa sul semplice principio di “visto e piaciuto” (potevano fare le loro indagini sulla marca a priori, se proprio…) e per giunta lo spazio che avevo liberato in casa ormai lo avevo occupato con altre cose, cambia totalmente registro, e nella telefonata in questione, nonché in quelle che mi fa nei giorni successivi, utilizza sublimi perle quali:

  • pezzente
  • str***o
  • co**ne
  • testa de c***o
  • pezzo de me**a
  • mavvattenaff*****o
  • te aspetto davanti casa tanto devi tornà
  • ah bello domani me riprendo ‘a piotta
  • truffatore furbetto gaggio
  • te vojo guardà ‘n faccia pé ditte che sei ‘n co**ne
  • c’ho dù bambini e tu me venni ‘e cose cancerogggene tossike
  • varie ed eventuali che ora forse dimentico, e onestamente non ho voglia di riascoltare le REGISTRAZIONI TELEFONICHE che ho eseguito per denunciarlo, se proprio ce ne fosse bisogno.

A giudicare dalla voce poco cristallina, la stessa persona che mi accusava di spacciare veleni pericolosi e canceroggggeni è un accanito fumatore.

Stasera il delinquente dovrebbe (facendo fede ai pochi e disordinati concetti da lui espressi nelle telefonate, tra una ingiuria e l’altra) comparire davanti al cancello di casa mia, ed il comandante della locale caserma dei carabinieri con cui ho parlato stamattina, avendo rafforzato il concetto che io non gli devo “proprio restituire un c***o” mi ha detto di chiamare il 112 se si facesse vivo.

Aldilà del tono faceto che ho usato nel racconto, venire insultati e accusati ingiustamente è molto spiacevole, ma non solo, sembra che l’individuo si fosse infastidito ancora di più perché parlavo italiano corretto, e non mi uniformavo al suo linguaggio greve e dialettale (“me stai a parlà tutto gnu gnu pé famme fesso ma nun me fai fesso! che te metti er bavaglino prima de parlà!“); trattasi di persone con le quali qualunque ragionamento è inutile, forse allo stesso livello delle bestie feroci in un serraglio, che basta appena provocarle per scatenarne una reazione convulsa.

Inoltre subentra la paura che il tutto si trasformi da una azzuffata verbale (anche se univoca da parte sua, perché io non ho mai perso il tono pacato e mai sono scaduto nel volgare nel rispondergli) in qualcosa di più concreto: un estraneo che ti si piazza davanti casa arrabbiato, pensando di far valere diritti che non ha contro un torto che non ha ricevuto… in alcuni quartieri di metropoli disagiate ci sono persone che vengono linciate per molto meno. Paura che se dovessimo di nuovo trovarci faccia a faccia, lui mi possa mettere le mani addosso ed io, senza più un telefono di mezzo a fare da filtro, sentendomi aggredito possa reagire e possa mandarlo in ospedale (dopotutto è piccolino anche se di bocca larga), ricavandone grane ulteriori.

Aggiornerò questo racconto mi auguro in modo risolutivo quanto prima.

 

Aggiornamento
Il poeta de noantri mi aveva minacciato di venire davanti al mio cancello il giorno X alle ore Y, ma alla fine non si è più presentato né fatto vivo. Forse ha messo anche lui il bavaglino e ha deciso di rimanere a casa.

Le “subitate” (i contatti più pazzi ricevuti su Subito.it e eBay annunci)

Dopo l’ennesima offerta folle ricevuta per un oggetto in vendita, ho deciso di aprire questo post per riportare tutti i contatti assurdi ricevuti, come venditore, tramite Subito.it ed eBay annunci, i due siti di compravendita gratuiti più usati in Italia.

La più gettonata in assoluto, per qualunque oggetto:

ancora disponibile?

dopodiché nel 95% dei casi non si fanno più vivi (a questo punto penso sia un modo come un altro per fare phishing di indirizzi email)

Segue breve sezione con tutti i messaggi chiaramente di phishing di indirizzi email:

  • è la vostra voce ancora in vendita? quanto vuoi per la vendita? Vorrei conoscere la condizione di questo oggetto ora ..
  • sella salut est ce point encore disponibles à la vente
  • ciao buon giorno sono interessato a questo tuo bene, se è disponibile
  • hallo Verkäufer sind d Versandbereitschaft 4 sale wenn ja freundlicherweise mailen Sie mir jetzt ……
  • Hi is this item still available??? holla back asap Sent From My virgin Mobile®
  • Voglio comprare questo articolo da voi e sono pronto a pagare
  • Ciao,
    Il mio nome è Samuel Ezechiele.
    Il tuo tuo oggetto ancora disponibili per vendita??
    Sono molto interessato ad acquistare immediatamente.
    Mi ha gentilmente risposto nel più breve tempo possibile.
    Grazie.
    Il capitano Richard.
  • ditemi se questa voce è ancora disponibile per la vendita
  • è la vostra voce ancora in vendita e in buone condizioni.
  • ww45149 , Ciao! Sembra un buon affare, posso contattarti?
  • vorrei comparare

Di tutto un po’ (le voci più recenti saranno aggiunte mano a mano in cima a questa lista):

  • si ma nuovi le vendono a 200 accetti 100 euro? (condizionatore proposto a 400€, mai utilizzato ed imballato da qualche anno, e che vendevo al 70% del costo più basso trovato su internet per lo stesso modello)
  • 200 in contrassegno (vedi sopra)
  • facciamo 200 euro e lo passo a prendere anche domaniii (desktop completo a 250€, scritto chiaro e tondo “non mi chiedete sconti”)
  • ciao, il telefono con il problema auricolare è difficilmente vendibile, 40€ mi sembra un po troppo se per te va bene per liberartene posso offrirti 20€ fammi sapere (cellulare Android  a 40€, con l’auricolare interno difettoso, ma perfettamente funzionante con auricolare a filo o bluetooth)
  • 20 euro ritiro ad albano (vedi sopra)
  • Salve, a me potrebbe interessarmi il tubo, sa dirmi forse il prezzo per il trasporto a siracusa??? Grazie (quantità considerevole di tubature da irrigazione, ad un ottimo prezzo, ma assolutamente non spedibili per il volume occupato)
  • salve il prezzo e per tuto ? e puoi spedire ? sempre a mio carico perche abbito a milano si puoi fammi sapere quanto costa spedizione (vedi sopra)
  • 20 euro (telegrafico; era una stufa a gas svenduta a 30€)
  • interessatro acquisto prezzo 50 euro compreso trasporto pagamento postapay saluti (PC a 60€)
  • fa schifo buttala è meglio (sedia a rotelle)
  • Ma si può mettere l’annuncio di una sedia a rotelle ( e che sedia…) nella categoria delle bici? Ignorante!!! (il represso di turno… e non c’erano categorie più appropriate tra cui scegliere, incredibile ma vero)
  • Salve..8 comprese spese? GRAZIE (scheda audio a 10€)
  • ti pago il passaggio di proprietà (vecchia auto funzionante a 200€)
  • ciao mi chiamo Paolo non ho lavoro da offrirti, sono sincero, però ho visto la foto del tuo annuncio e sono rimasto colpito sei davvero molto bella, mi farebbe piacere conoscerti se me lo permetti, ti lascio la mia mail (risposta ad un annuncio per ripetizioni di matematica inserito per conto della mia ragazza)
  • salve con 30 euro + spedizione me lo vende (portatile funzionante da 50€)
  • BUTTALOOOOOOO!!!!! (portatile di cui sopra)
  • 270 euro e vengo a ritirarlo io…di piu nn interessa (pc superaccessoriato a 350€)
  • me ne serve uno….che ci faccio con tre computer ? (3 pc venduti “in blocco”)
  • buona sera se facciamo 15 euro me la vengo a prendere puoi farmi sapere (lavatrice funzionante svenduta a 30€)
  • ciao sono stefano!!15 euro e me lo vengo a prendere (disco esterno 2.5″ da 60GB a 25€)
  • Salve, posso offrire 10€ massimo, capisco che l’offerta sia al di sotto della richiesta ma l’hd è un pò piccolino come capienza (vedi sopra)
  • CIAO SENTI D OVE ABITI
  • senti se tela seti chiamami queste è il mio numero
  • Ciao e BUON ANNO. La macchina è molto vecchia e considerando l’età da un giorno all’altro potrebbe non funzionare più. Ciò premesso al max potrei arrivare a 50 Euro con spedizone in contrassegno. So già che dirai che è una cifra ridicola e piuttosto lo regali o lo butti. Al posto Tuo farei anche io così. Concludo suggerendo che se non lo vendi, NON REGALARLO, piuttosto buttalo, perché sia amici, sia parenti, se qualcosa va storto il meno che Ti può capitare è … bella macchina che mi hai regalato, ho perso tutti i dati che avevo caricato … della serie “CURNUTO e MAZZIATO” … ciao e SCUSA per mio suggerimento Roby (portatile datato ma perfettamente funzionante, a 70€)
  • offro 30 euro. (cellulare con TV da 60€)
  • salve, le mie finanze non mi permettono di spendere più di 40 euro (come sopra)
  • *Conclusioni* Forse è meglio se lo tieni per te. Gli utenti come te purtroppo stanno rovinando il retrocomputing ;-( Buona serata (pc storico IBM… lo voleva regalato per preservare la gloria del retrocomputing?)
  • ti offro 20 euro ok? (scheda madre integrata Atom, venduta a 50€)
  • buona sera,se soni ancora disponibili ,posso offrire non piu’ di € 200,00.grazie. (due poltrone capitonné d’epoca a 500€)
  • senti sono interessato alcquisto di entrambi a 50 euro, non intendo chiederti sconti solo di regalarmi la spedizione (due dischi esterni da 500GB, 70€)
  • Ciao, volevo poporti di vendercelo a 50euro più le sp dato che ho gia’ la maggior parte del corso (corso completo originale Fabbri, 100€)
  • compro tutto prezzo foufee

Subito.it e kijiji, il regno dei perditempo

Da qualche parte lessi che ai tempi della fine di ARPAnet, e durante i primi vagiti di Internet, quando la posta elettronica era uno degli avveniristici strumenti appena nati, accessibile solo agli universitari, se non rispondevi ad una mail nel giro di poche ore veniva considerata maleduzione.

Adesso che anche l’illitterata casalinga di Voghera ha una casella di posta su hotmail (non confondiamola con la vicina casalinga che ha preso il master di Scienze Umane per corrispondenza, e che semplicemente si diverte a fare la casalinga, ma è tutto fuorché illitterata) sarebbe presuntuoso aspettarsi una risposta rigorosamente nell’arco della stessa giornata, o anche della stessa settimana.

Ma c’è un’occasione in cui le risposte “in tempi ragionevoli” sono un dovere, e sono le transazioni di compravendita, anche tra privati.

E veniamo all’argomento del post. eBay, il sito di vendite tra privati per eccellenza, ormai è diventato costosissimo, e le alternative gratuite sono sempre più popolate dai venditori, e di conseguenza anche dai compratori. Anch’io ne approfitto, e mi trovo a mettere in vendita di tutto, che si tratti di miei oggetti elettronici sostituiti con esemplari più nuovi, o mobilia inutilizzata accatastasta nel tempo dalla mia famiglia.

I contatti che ricevo da molti potenziali acquirenti sono solo perdite di tempo, ed eccone alcuni esempi:

  1. Fortunatamente per me vivo in provincia, lontano dal caos cittadino, e faccio sempre bene attenzione a specificarlo, inserendo nell’annuncio il riferimento del comune dove mi trovo. Puntualmente, “sono interessato, ma dove ti trovi?” E poi “ah ma sei fuori città, nono, troppo lontano“, come se spostarsi da una parte all’altra, dentro il raccordo, sia più veloce. Peggio ancora quando ti chiedono di “fare un salto” per portargli qualcosa. Ceeeeerto.
  2. Quando scelgo il prezzo di vendita, non faccio come i più, che gonfiano artificiosamente il valore delle loro cose pensando di far l’affare (e puntualmente l’oggetto rimane invenduto), ma definisco un prezzo che io stesso vorrei pagare se dovessi comprare la stessa cosa; ragionevolissimo, quindi. Specifico per correttezza che “non faccio sconti nel primo mese”, ma di regola le prime offerte sono di ribassi strepitosi, tipo “se me lo fai a (prezzo originale/2) lo compro subito!” (e grazie al piffero) oppure “posso offrirti 50€ di meno, ho solo questi” (…)
  3. Detesto spedire, la fila alle poste è una perdita di tempo immane, senza dover contare la noia di imballare l’oggetto e arrivare in ufficio. L’acquirente si aspetta di pagare ovviamente solo le spese di spedizione (quando non ti cihede sfacciatamente di regalartele), ma chi mi rimborsa del tempo perduto a fare tutte queste cose? Per questo specifico che voglio vendere solo a mano, e accetto di spedire solo per oggetti di un certo costo, ma a spese dell’acquirente. Cosa mi chiedono? “Mi fai uno sconto di 10 euro compresa la spedizione?
  4. I peggiori invece sono quelli che ti fanno perdere tempo senza che tu possa avere controllo sulla cosa. Ormai i più ovvi li riconosci, sono quelli che, trovando il tuo annuncio corredato di foto, descrizione dettagliata, riferimento geografico, eccetera eccetera, ti chiedono “dove ti trovi? mi mandi qualche foto? mi spieghi questa cosa che è già chiaramente spiegata nell’annuncio?” e in quel caso non rispondi proprio, oppure rispondi in modo beffardo. Ce ne sono altri invece, quelli apparentemente educati e considerati, che ti chiedono foto aggiuntive, trattano sul prezzo ma in modo ragionevole, ti fanno prendere misure, ti chiedono cose che effettivamente non hai scritto nell’annuncio, ti rispondono rapidamente, che poi, alla fine, una volta che praticamente vi siete accordati, sparisco nel nulla. I ripensamenti ci possono essere, mica hai firmato un contratto, ma un “scusa mi sono reso conto che non fa al caso mio, grazie lo stesso, ciao” costa troppa fatica scriverlo?

Una nota a parte per i “vandali”. Sono quelli che davvero non hanno niente da fare. Prendono un annuncio a caso, scelgono un motivo a caso per insultare il venditore, denigrarlo o sbeffeggiarlo, e ovviamente non puoi rispondergli perché inseriscono una mail inesistente.

Se avete “esperienze” interessanti da raccontare, abusate dei commenti!

La simpatica politica degli interessi sul conto corrente FinecoBank

Ho già scritto un post in questo blog riguardante, indirettamente, Fineco, dove comunque chiudevo con un indiretto elogio per la banca.

Oggi invece mi lamento anche della banca, perché ritengo di esser stato preso per i fondelli assieme a tutti gli altri clienti; insomma di essere stato trattato da Fineco come un’altra banca qualunque tratterebbe un suo cliente.

Questa la cronistoria degli interessi sul deposito liquidità di Fineco:

  1. Inagurazione: condizioni vantaggiosissime, tasso pari a quello della Banca Centrale Europea, quindi oscillante sopra il 3%, senza alcun costo se non quello, stabilito per legge, del bollo statale, allora di 25 euro;
  2. Manovra legittima ma giustificata insensatamente “per avere un margine“, come se la banca rischiasse di fallire regalandoci dei soldi (casomai è il contrario), viene applicata una ritenuta sul tasso BCE pari a 0.25 punti percentuali (all’epoca, e se ricordo bene, a fronte di un BCE del 3%, l’interesse creditore era del 2.75%, sempre e comunque il migliore sul panorama italiano); inoltre, sui primi 2000 euro e passa in deposito non vengono calcolati gli interessi pieni, ma ridotti ad una percentuale irrisoria;
  3. Il conto, prima di allora completamente gratuito, inizia a costare nientemeno che 6 euro mensili (72 euro annui, mica pochi! Almeno è possibile abbatterli progressivamente fino ad annullarli eseguendo alcune operazioni nel corso dell’anno); il bollo statale aumentato da 25 a 31 euro non facilita la cosa;
  4. Fineco decide che il tasso BCE non va più bene, e che l’Euribor 1 mese “rispecchia più fedelmente l’andamento del mercato“; guardacaso l’Euribor 1 mese è sempre inferiore al BCE; in questa occasione gli interessi riprendono ad essere calcolati come tali sull’intera liquidità del conto, ma tanto i tassi sono scesi così tanto che praticamente sono uguali all’irrisorio interesse applicato sulle prime migliaia di euro;
  5. Un mese fa giunge ai correntisti una mail che avvisa di un cambio nel metodo di calcolo della trattenuta: non si sottraggono più 0.25 punti percentuali all’Euribor 1 mese, ma lo stesso viene decurtato del 25%, “tanto non vi preoccupate, non cambia nulla, adesso l’Euribor 1 mese è pari all’1%, quindi sia in un modo che nell’altro l’interesse nominale sulla vostra liquidità è sempre dello 0.75%”.

Ad un mese di distanza, come era ovvio succedesse, l’Euribor 1 mese è salito, fino a 1.5 punti percentuali, quindi ora l’interesse creditore non è più 1.25% come sarebbe stato calcolato una volta, ma 1.125%, e la differenza sarebbe ancora maggiore se l’Euribor continuasse a salire, come è auspicabile.

Con questi numeretti si potrebbero fare tanti calcoli, per esempio quanto ci guadagna in più Fineco evitando di corrispondere ai propri correntisti, oggi come oggi, lo 0.125% di interessi, e un domani chissà quanto.

Calcolando il 27% di ritenuta statale sugli interessi inoltre, 1.125% è pari, al netto, allo 0.82%; facciamo un altro calcolo: il costo del conto corrente, oggi, è di 72 euro annui di canone, più 31 di bollo, ovvero 103€ annui per possedere un conto corrente bancario su Fineco; gli interessi percepiti sulle somme depositate sul conto dovrebbero coprire almeno questi costi, altrimenti i nostri soldi, solo stando fermi in banca (banca che investendoli per conto suo ci guadagna fantastiliardi) diminuirebbero col tempo anche senza toccarli; ebbene, con un interesse netto dello 0.82%, per rifarsi di 103 euro in un anno servirebbero in deposito 103€/0.0082, cioè più di 12500€; quanti ce li hanno, al giorno d’oggi, tutti questi soldi da parte? In pratica per la stragrande maggioranza della popolazione, avere un conto bancario significa solo buttare soldi dalla finestra, ed il materasso continua ad essere l’alternativa migliore.

Per quanto mi riguarda, non appena Zopa avrà finalmente ripreso l’attività in Italia, Fineco potrà salutare le mie somme, che andranno ad aiutare gente bisognosa e frutteranno finalmente come dovrebbero.

Efficienza energetica degli alimentatori ATX e degli UPS

Questo articolo va a braccetto col precedente, in quanto le considerazioni fatte qui mi hanno spinto a riprogettare l’alimentazione del server.

Quando si compra un PC, normalmente l’alimentatore è l’ultima delle preoccupazioni: più Watt riesce ad erogare, e meglio è, siccome potrà sicuramente reggere tutto l’hardware che ci collegate. In effetti, è anche giusto che sia così, siccome i PC di solito sono accesi solo poche ore al giorno (purché utilizziate la sospensione per le pause brevi, e l’ibernazione per quelle più lunghe, evitando di tenerlo acceso inutilmente quando non ci state davanti).

Quando si parla di server però, pensati per rimanere accesi costantemente, l’efficienza energetica è di importanza fondamentale, perché, fate i vostri calcoli, un singolo watt, dopo un anno, finirà per costarvi qualcosa. Con le mie stime, e vivendo in Italia, per ogni watt di consumo di ogni apparecchiatura elettrica sempre accesa, si finisce per pagare 1.75€. Non moltissimo di per sé, ma basta moltiplicarlo per 100 ed il discorso cambia.

Inoltre, più energia si spreca, più si inquina, e più si innalza la temperatura del pianeta.

Dei 100, 150, o 200W che assorbe il vostro PC, quanti pensate che servano realmente per far funzionare il PC, e quanti altri invece vengono sprecati sotto forma di calore? Per ogni ventola che dovete tenere accesa nel case, il livello degli sprechi si innalza di una tacca.

Dando per assodato lo spreco di energia dovuto ai componenti hardware, mi concentrerò in questo articolo su quello da imputare all’alimentatore, quello scatolotto che al giorno d’oggi con molta nonchalance viene venduto in tagli tra i 500W ed i 1000W. Fate un favore a voi stessi ed acquistate un wattmetro (lidlometro o come lo chiamate) e misurate la potenza assorbita dal vostro PC, sarà sicuramente molto più bassa di quella massima erogabile dall’alimentatore; più la potenza assorbita si distanzia dalla metà della potenza nominale dell’alimentatore, e più energia state sprecando come calore, siccome l’efficienza di una PSU si disegna come una curva gaussiana che ha il suo massimo (che sia il 70% dei vecchi alimentatori, o l’86% di quelli più recenti) al 50% del massimo carico. Insomma, se i componenti di un PC assorbono 100W, l’alimentatore dovreste sceglierlo da 200W (ma al giorno d’oggi è difficile trovarne, meglio allora uno dei nuovi 500W 86+).

Per fare un semplice paragone: il mio server attuale, prima che riprogettassi il sistema di alimentazione come da post precedente, era equipaggiato con un alimentatore da 350W, l’unico che avevo disponibile all’epoca, e consumava poco più di 42W in idle. Un giorno, avendo troppo tempo libero a disposizione, mi sono messo a cercare alimentatori diversi, per cui ho avuto modo di testarlo prima con uno da 250W, misurando un assorbimento di 39W, e poi con un altro, molto vecchio e probabilmente anche molto inefficiente, da nientemeno che 120W, e il consumo nonostante tutto si è abbassato ancora a 37W. Infine, non appena mi è arrivata la PicoPSU, l’ho collegata in cascata ad un mattoncino da 12V e 3A massimi, e con quello ho misurato consumi di 29W in idle, insomma 13W di risparmio rispetto all’alimentatore ATX da 350W; si traduce in un risparmio annuo di circa 23€… giusto quanto mi è costato farmi arrivare la picoPSU dagli USA. Un pareggio dopo un anno direi che è un buon break-even.

Gli UPS sono un’altra fonte di sprechi, anche se non lo sospettereste mai: il mio modello modificato con la batteria per auto assorbiva 10W aggiuntivi solo per stare a monte del PC; pensandoci, effettua una conversione aggiuntiva, da 220V a 12V, o da 12V a 220V, quindi raddoppia l’inefficienza (nel PC poi, viene riportata di nuovo da 220V a 12V). In un anno, 10W significherebbero 17€ di spesa in bolletta, più di quanto mi è costato l’alimentatore senza ventola da 12V e 120W arrivatomi dalla Cina; avevo già la batteria da auto, quindi anche in questo caso un break-even ad un anno, sostituendo all’UPS un semplice adattatore alternata/continua da 12V.

Appia e Grande Raccordo Anulare, un giorno di ordinaria follia a Roma

Ho la fortuna (ed oggi mi sono reso conto di quanto è grande questa fortuna) di lavorare a distanza di passeggiata da casa (se farsi 1km in ripida salita al ritorno, con borsa al seguito, si può considerare passeggiata, ma se non altro fa bene alla salute).

Oggi, per un concorso pubblico, mi sono messo in viaggio verso Tivoli, e per problemi alla macchina ho ponderato di fare due cambi con i mezzi pubblici, anche se all’ultimo momento ho trovato una macchina in prestito… non l’avessi mai presa!

Conoscevo già la situazione mattutina sull’Appia, che -per quanto mi riguarda- è particolarmente intasata nel tratto che scende da Albano Laziale verso Santa Maria delle Mole (e tutto grazie a tre giganteschi incroci regolati da semaforo che nessun santo in cielo decide di trasformare in rotatorie… come se l’Appia Bis servisse a risolvere qualcosa, oltre ai mutui per le ville e le Cajenne degli appaltatori), ma il raccordo proprio non me lo sarei aspettato così. Appena imboccato il GRA ho trovato un traffico relativamente pesante ma scorrevole, che si è improvvisamente impantanato all’altezza dell’Ikea ad Anagnina, “un impasse che si risolverà tra poco” ho subito pensato, peccato che il “tra poco” è diventato “tutto il raccordo”. Per arrivare da casa all’uscita su Via Tiburtina ho impiegato un’ora e un quarto, di cui gli ultimi dieci minuti trascorsi in fila nella corsia d’emergenza per uscire dal raccordo: una media di 28km/h dalla partenza; sulla Tiburtina il traffico a passo d’uomo è proseguito fino a poco oltre gli studi Mediaset della Titanus, dove c’è un incrocio, ed è ripreso solo a Villa Adriana poco prima di Tivoli.

Concludendo, “poco male”, ho speso del tempo, ma soprattutto tante energie vitali, in un singolo viaggio andato male, e l’incubo ormai è finito, ma mi spaventa pensare che ci siano così tante persone che OGNI GIORNO fanno quel tragitto in quelle condizioni (perché non credo che sia stata una enorme coincidenza che si siano messi in macchina tutti oggi, e che diamine). Per queste numerosissime persone scrivo una brevissima lettera aperta:

VOI SIETE TUTTI PAZZI FRACICHI!

Ma che ci stanno a fare i mezzi pubblici? Poi ci credo che la cronaca è piena di omicidi e aggressioni occasionali… tutta colpa dello stress da traffico.

Dovessi per puro caso ottenere quel posto, perché magari i raccomandati hanno tutti di meglio da fare, di sicuro mi alzerò la mattina alle 6 per arrivare alla stazione Termini e poi salire su treno per Tivoli da Tiburtina, perché col cavolo che ci torno in auto.

Qual è il vostro passatempo preferito sui mezzi pubblici? (per me, guardare telefilm sul cellulare)

O qual è la parolaccia che dite più spesso in mezzo al traffico? (censuratela al bisogno)

Il driver di rete bridged Virtualbox rallenta la velocità della LAN

Quando sono passato dal WiFi ad una connessione fisica con cablaggio CAT5E dal router nell’altra stanza a questo PC, sono saltato da velocità di trasferimento dei file di massimo 2-3MB/s (ma quasi sempre 1MB/s, spesso meno) a 11-12MB/s.

Ultimamente ho notato come la velocità per scaricare alcuni fansub dal server domestico era scesa a 5-6MB/s, esattamente la metà di quella a cui ero abituato; dall’icona di rete nell’area di notifiche di Windows 7 ho notato che era presente un secondo adattatore di rete, che ho fatto risalire alla scheda virtuale di rete in modalità bridged installata da Virtualbox. Siccome l’avevo recentemente installato per testare una cosa di cui ora non ho più bisogno, ho disinstallato Virtualbox, e non appena il driver dell’adattatore di rete virtuale è stato rimosso, la velocità tornata a 11-12MB/s.

Questo dovrebbe essere un comportamento normale?

Mamme tempestose

Giorno in ufficio fuori programma, faccio “presenza” per supplire alle ferie di una collega il cui ruolo non sono in grado di ricoprire; ma tanto vale esserci per avvisare di persona chi dovesse presentarsi.

Cominciano ad affacciarsi all’ingresso i clienti che si aspettavano di trovare qualcun altro, spiego brevemente la situazione, alcuni li conosco anch’io, quasi tutti rispondono con un “ah, va bene, grazie lo stesso…”, seguito da un sorriso di cortesia, e se ne vanno salutando cordialmente.

Ma c’è una categoria in particolare che proprio non ci sta: le signore ultraquarantenni, diciamo tra i 40 ed i 50; ho avuto le prime avvisaglie con una di loro che ha storto il naso e se n’è andata visibilmente contrariata pronunciando solo un “vabbè”, ma il culmine è stato una decina di minuti fa: forse 45 anni, “in tiro” come si suol dire, giubbino sbarazzino sopra la vita, pantaloni attillati e stivaletti in velluto nero col tacco  da 10cm, capelli pel di carota artificiale e labbra rossissime, tanta volontà di apparire più giovane di una trentina d’anni (ormai sono le quindicenni che girano vestite in quel modo), tanto restaurata quanto acida, con alla mano una bambinetta in uniforme scolastica e zainetto alle spalle. Mi affaccio perché sento un vociare movimentato nell’ingresso, era lei che incitava alla ribellione le altre persone entrate poco prima. Non le sta proprio bene che la collega che stava cercando se ne fosse andata in ferie, quando lei ha bisogno di qualcosa evidentemente è abituata a trovare tutti incatenati al loro posto; non bastava neppure il cartello affisso alla porta ormai da tempo, che avvisava del prossimo periodo di ferie, “eh, ma da quanto c’è quel cartello?!? non è che l’ha messo stamattina?!?”… “e se uno ha una urgenza come fa?? lei oggi ci doveva essere!”

A nulla è valso ripetergli due o tre volte che la collega ha preso accordi con una sostituta che, a parte oggi, segue i suoi stessi orari per la settimana in corso. Naturalmente se ne va senza neppure salutare, poco manca che mi mandi a quel paese. Ed anzi una volta rientrato sento sbattere la porta esterna come per ripicca. Qualche secondo dopo la porta viene riaperta e subito sbattura ancora una volta, conto che almeno si sia sfogata per oggi, altrimenti povero marito! Se ce l’ha ancora, un marito…

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Questa benedetta crisi c’è o non c’è? O gioca a nascondino?

Me lo son chiesto oggi a pranzo, in un ristorante non proprio dai prezzi popolari, e che di domenica credo facesse tutt’altro che calmierare il listino; ma si sa, uscendo con amici è necessario venire a compromessi con le proprie abitudini… fast forward per un attimo al conto: dividendo la somma finale per 5 persone (il metodo della romana approssimativo, come lo chiamo io, in quanto pagare alla romana significa dividere esattamente in base ai reali “consumi” di ognuno) ed avendo io ordinato una bistecca ed un piatto di cicoria all’agro, oltre all’equivalente di meno di metà di antipasto misto (a tavola c’era solo mezzo litro di anonimo vino rosso, per i -soliti- beoni della combriccola), ho pagato 23 euro; c’è da dire che oltre ai due “antipasti ricchi” da dividere tra tutti, gli altri hanno ordinato solo un primo, ed alcuni hanno preso un dolce, a conti fatti ho anche diluito la mia parte con gli altri. Altrove puoi mangiare primo, secondo e contorno pagando 10 euro, e qualcuno ti offre pure il caffè.

Insomma, cos’è che mi chiedevo oggi a pranzo? Proprio quello che si legge nel titolo.

Appena entrato nella sala del ristorante non ho potuto non sorprendermi di come quasi tutti i tavoli fossero pieni; dapprima questo è stato un ingannevole indizio della politicità dei prezzi (“se c’è così tanta gente, significa che si paga relativamente poco nonostante il posto”), ma sono stato stordito smentito una volta aperto il menu.

Come se non bastasse, piatti di pesce fioccavano dovunque (la carne è improvvisamente diventata “out”? contiene pure più proteine del pesce!), e bambini piccoli lasciavano quasi per intero le loro portate che inesorabilmente tornavano indietro pressoché illese; per intenderci, una scena generalizzata di pingue e pantagruelica abbuffata di pietanze relativamente costose.

Allora mi chiedo, ma ‘sta crisi dove sta? Esiste una folta e imprevedibile classe di benestanti nascosti nel sottobosco della società, che durante il finesettimana si riversa nei locali “in”, oppure (con la dovuta esclusione di chi davvero non ha i mezzi per far durare 30 giorni lo stipendo) c’è solo una massa di persone che spende e spande in ristoranti, sigarette, discoteche, macchine nuove fiammanti, vacanze invernali ai tropici, e sceglie di non potersi invece finanziare servizi di base indiscutibilmente più utili? (ogni riferimento a fatti o persone riguardanti il sottoscritto è puramente intenzionale)

Come direbbe Dervis Fontecedro, disgustorama!

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