Archivi categoria: penna libera

Questa benedetta crisi c’è o non c’è? O gioca a nascondino?

Me lo son chiesto oggi a pranzo, in un ristorante non proprio dai prezzi popolari, e che di domenica credo facesse tutt’altro che calmierare il listino; ma si sa, uscendo con amici è necessario venire a compromessi con le proprie abitudini… fast forward per un attimo al conto: dividendo la somma finale per 5 persone (il metodo della romana approssimativo, come lo chiamo io, in quanto pagare alla romana significa dividere esattamente in base ai reali “consumi” di ognuno) ed avendo io ordinato una bistecca ed un piatto di cicoria all’agro, oltre all’equivalente di meno di metà di antipasto misto (a tavola c’era solo mezzo litro di anonimo vino rosso, per i -soliti- beoni della combriccola), ho pagato 23 euro; c’è da dire che oltre ai due “antipasti ricchi” da dividere tra tutti, gli altri hanno ordinato solo un primo, ed alcuni hanno preso un dolce, a conti fatti ho anche diluito la mia parte con gli altri. Altrove puoi mangiare primo, secondo e contorno pagando 10 euro, e qualcuno ti offre pure il caffè.

Insomma, cos’è che mi chiedevo oggi a pranzo? Proprio quello che si legge nel titolo.

Appena entrato nella sala del ristorante non ho potuto non sorprendermi di come quasi tutti i tavoli fossero pieni; dapprima questo è stato un ingannevole indizio della politicità dei prezzi (“se c’è così tanta gente, significa che si paga relativamente poco nonostante il posto”), ma sono stato stordito smentito una volta aperto il menu.

Come se non bastasse, piatti di pesce fioccavano dovunque (la carne è improvvisamente diventata “out”? contiene pure più proteine del pesce!), e bambini piccoli lasciavano quasi per intero le loro portate che inesorabilmente tornavano indietro pressoché illese; per intenderci, una scena generalizzata di pingue e pantagruelica abbuffata di pietanze relativamente costose.

Allora mi chiedo, ma ‘sta crisi dove sta? Esiste una folta e imprevedibile classe di benestanti nascosti nel sottobosco della società, che durante il finesettimana si riversa nei locali “in”, oppure (con la dovuta esclusione di chi davvero non ha i mezzi per far durare 30 giorni lo stipendo) c’è solo una massa di persone che spende e spande in ristoranti, sigarette, discoteche, macchine nuove fiammanti, vacanze invernali ai tropici, e sceglie di non potersi invece finanziare servizi di base indiscutibilmente più utili? (ogni riferimento a fatti o persone riguardanti il sottoscritto è puramente intenzionale)

Come direbbe Dervis Fontecedro, disgustorama!

This article has been Digiproved

reCAPTCHA manca lo scopo, che sia un bypass o un crack lo spam passa

Mi piace(va) l’idea dietro reCAPTCHA, bloccare lo spam mentre si aiuta la digitalizzazione dei libri, e diciamocelo, le immagini di reCAPTCHA sono più leggibili all’occhio umano rispetto ai codici alfanumerici deformati prodotti dai normali codici antispam.

Tuttavia, anche se ho il plugin Akismet attivo, siccome i commenti sono dietro captcha immaginavo che non avrei ricevuto alcuno spam, di certo non da bot, ed invece ne è sempre arrivato, soprattutto nell’ultimo periodo in grande quantità e per messaggi tutti uguali tra loro; stava succedendo anche sul forum punbb del mio sito professionale, dove era in azione un plugin recaptcha, e capite come trovarsi a sorpresa un post pieno di link a siti a luci rosse, con tanto di immaginette oscene, sia controproducente per la mia immagine.

Come mai succede tutto questo? Forse un inquinamento del database di reCAPTCHA con tecniche particolari di spamming per cui alcune parole chiave vengono sempre riconosciute come corrette, oppure tecniche di OCR avanzate, o infine il disoccupato della porta accanto pagato qualche millicent per ogni captcha risolto. Non me ne importa poi tanto, quello che conta è che lo spam continua a passare.

Indiragionpercui ho deciso di abbandonare del tutto reCAPTCHA e passare ai cari vecchi captcha generati tramite PHP, vedremo cosa succederà, su questo sito ora è in azione il plugin SI Captcha (immagino derivi da Secure Image, riconosco lo stile).

This article has been Digiproved

La calibrazione delle batterie agli ioni di litio, punti di vista

Sono un frequentatore abituale dei forum di XDA da quando ho felicemente iniziato ad usare il mio HTC HD2 Leo (in realtà, l’ho appena portato in un centro di raccolta per farlo riparare in garanzia… touchscreen morto, sigh). Da allora, ho iniziato a leggere di “strane” pratiche riguardanti le batterie Li-Ion e l’uso che bisognerebbe farne per prolungarne la durata. Sin da prima di tutto ciò, quando ancora usavo pocketpc più anziani (tutti iPaq) avevo l’abitudine di usare la batteria fino a circa il 30% per poi ricaricarla, e evitavo per quanto possibile di ricaricarla prima che “fosse ora”; dall’altra parte, si trovano dovunque guide che sostengono che le batterie LiIon migliorano tanto di più quanto più frequentemente vengono caricate, e peggiorano con cariche infrequenti e più “piene” (sicuro, infatti tutti i possessori di portatili sono in grado di confermare come le batterie migliorano col tempo usandoli sempre attaccati all’alimentatore… come no).

Quello che segue è un estratto di una guida tratta da un sito a caso (in realtà i passaggi sono piuttosto costanti dovunque leggete, anche sui thread di XDA):

  1. Consumate la batteria fino a quando il telefono non si spegne da solo
  2. Riaccendetelo e aspettate che si spenga da solo di nuovo
  3. Rimuovete la batteria per 10 secondi
  4. Reinserite la batteria ma lasciate il telefono spento
  5. Ricaricate il telefono fino a quando non arriva al massimo, e poi ancora per un’altra ora
  6. **Solo per chi ha eseguito il root** Da un terminale, inviate il comando su, e successivamente “rm /data/system/batterystats.bin”
  7. Consumate la batteria fino a quando non si spegne il telefono
  8. Accendete il telefono e caricatelo per almeno 8 ore
  9. Scollegato il cavo dal telefono, spegnetelo, e poi ricaricatelo per un’altra ora
  10. Scollegate il telefono, accendetelo, aspettate due minuti
  11. Spegnete nuovamente il telefono, e caricatelo per un’altra ora
  12. Riprendere l’uso normale

Ora, l’ultima delle mie intenzioni è criticare il lavoro svolto da queste persone (davvero), tuttavia, personalmente (molto personalmente), penso che in qualunque punto di quell’elenco si protebbe inserire la seguente istruzione:

  • Vestitevi con un kilt a strisce bianche e verdognole, e, mentre indossate SOLO quello, durante una notte di luna piena, saltate attorno al telefono in carica urlando “LIIIITIIIOOOOOOO”

e si intonerebbe perfettamente con il tenore generale della lista.

Per precisare inoltre, quando il telefono vi dice che è completamente carico, significa che ha smesso di inviare corrente elettrica alla batteria; in altre parole, una volta che la lucetta è diventata verde, potete lasciarlo attaccato al caricabatterie un giorno intero, dal punto di vista pratico non farà alcuna differenza.

Io so di essere un caso estremo, tuttavia posso in tutta sincerità portare la mia esperienza: possiedo la batteria standard originale, ed ho comprato da venditori cinesi su ebay altri 3 cloni (1230mAh, perfettamente identiche all’originale se non fosse per un codice a barre un po’ più piccolo), assieme ad un caricabatterie da tavolo.

Uso il telefono fino a quando non scende circa al 20% di carica (ultimamente arrivo al 10%, o anche al 5% se sto facendo qualcosa che non mi va di interrompere, come guardare telefilm), quindi tiro fuori la batteria, e inserisco la successiva, carica (sono numerate da 1 a 4). La batteria esaurita finisce direttamente nel caricatore da tavolo (o in tasca, fino a quando non torno a casa).

Uso raramente il caricabatterie da accendisigari in auto, ma regolarmente uso il telefono in macchina come lettore MP3 o navigatore.

Sono arrivato, con un uso leggero, fino a 4 giorni di durata. Si, ho scritto bene, QUATTRO giorni di vita della batteria, ovviamente senza ricariche intermedie; avrò usato poco il telefono, ma si tratta pur sempre di 96 ore, e non succedeva neppure con i Nokia di 10 anni fa che la batteria durasse così tanto. Mi volete dire che con quei trucchetti la durata sarebbe ancora maggiore?

  This article has been Digiproved

eBay e embargo verso l’Italia delle spedizioni dai venditori in Cina

Oggi sono stato per l’ennesima volta vittima della fobia italiana dei venditori ebay cinesi. Ho acquistato una custodia subacquea per il mio HD2, che però purtroppo prima non stava arrivando affatto, e quando, dopo più di 40 giorni (vicino ai 45 massimi per il reclamo paypal) è finalmente arrivata, si è dimostrata incapace di trattenere efficacemente l’acqua (test casereccio effettuato infilando nella custodia un foglio di carta igienica, e tenendola immersa sul fondo di un secchio pieno d’acqua con un peso sopra). Ho quindi contattato il venditore, inizialmente specificando il problema del ritardo nella spedizione (normalmente qui in provincia di Roma le spedizioni cinesi arrivano in un intervallo tra le tre settimane ed i 30 giorni, senza empasse doganali, ma con rare eccezioni di arrivi velocissimi in due settimane).

Ebbene, il venditore si è dimostrato molto cordiale e disposto a risolvere il problema, sia con il ritardo sulla consegna (poi rientrato), sia quando ho comunicato che l’oggetto era sì arrivato, ma inutile, siccome entrava acqua a tutto spiano. Si sono mostrati disponibili a rispedire l’oggetto, ma io ho preferito chiedere un rimborso, promettendo che appena fosse stato ricevuto avrei provveduto a un nuovo acquisto (il tutto per rinnovare il limite dei 45gg di reclamo PayPal, non si sa mai).

Quando sono andato per ricomprare l’astuccio impermeabile, mi sono visto dire da eBay che non potevo farlo, perché la spedizione verso l’Italia non era prevista (eppure lo era un mese prima quando l’ho comprato); contattando nuovamente il venditore, ho provato a farmi elargire un’eccezione, eppure mi è stato risposto che, a causa dei tempi lunghi di consegna, e dei feedback negativi ricevuti dagli utenti italiani a causa di ciò, l’embargo verso il nostro paese non era negoziabile, e quindi non potevano più vendermi l’oggetto.

Cari ragazzi, perché siete così scemi? Perché mai lasciare un feedback negativo, vi costa troppo scrivere al venditore chiedendogli di risolvere il problema? Ogni singolo venditore a grandi volumi, cinese e non, è disposto a venirvi incontro in cento modi diversi pur di avere un feedback positivo a 5 stelle, quindi contattatelo e vi rispedisce l’oggetto, oppure vi rimborsa, e subito dopo voi potete lasciargli l’agognato “full five stars positive feedback”. Così facendo invece vi incavolate voi, lasciate un feed negativo e fate incavolare il venditore cinese, rimanete a bocca asciutta, e aumentate il numero di negozi che non spediscono in Italia… proprio bravi siete! Devo ringraziare ciascuno di voi se ogni volta che trovo un oggetto ad un prezzo super, non posso comprarlo perché qualche scemo all’interno dei miei stessi confini era troppo impaziente per scrivere una letterina in inglese e chiedere di risolvere amichevolmente il problema.

Se poi il vostro problema è la dogana, cosa c’entra il venditore? So che in alcune aree il controllo doganale è stretto e antidemocratico (siccome il limite di intassabilità sono i 45 euro, eppure alcuni si vedono addebitare i fatidici 5.50euro di dazio e tasse varie, che in molti casi vanificano completamente l’affare; così mi viene detto dal mio amico Andrea che si trova nel nord-Italia), ma se ne siete a conoscenza, vuoi per forum, vuoi per esperienza diretta, evitate di comprare a prescindere, oppure acquistate da quei negozi cinesi che hanno un deposito nel Regno Unito e evitano la dogana completamente.

  This article has been Digiproved

Basta un promotore finanziario disgraziato, e una Unit Linked

Scrivo questo oggi perché stavo controllando la situazione del mio conto bancario online, e mi sono messo a pensare al passato. Non farò nomi in questo post per non fare pubblicità, né positiva (perché tanto non verrei pagato), né negativa (perché rischierei di essere denunciato).

Ero un ragazzetto di 25 anni, e da 2-3 anni avevo aperto in tutta autonomia il mio primo conto bancario, la banca era una società online di buone speranze, essendo del tutto telematica era una banca a costi completamente inesistenti (aldilà del bollo statale) ed offriva una ottima percentuale sui fondi in liquidità (il 3% circa) rispetto all’1% misero delle altre banche “in carne ed ossa”. Ne ebbi bisogno in prima istanza perché era necessario sottoscrivere un RID per pagare la mia connessione ADSL domestica, e non avevo intenzione di pesare sui genitori, ma fu una buona scelta aprire un mio conto corrente.

Allora l’unico modo per aprire un conto con questa banca era recarsi in un ufficio di promotori e effettuare tramite loro un versamento in denaro, quindi così feci; la promotrice che per mia disgrazia divenne il mio referente con la banca era una certa L. E., donna di mezza età, madre di famiglia (mi ricordo chiaramente che nella sua cartelletta teneva dei fogli disegnati e colorati da un bambino, e quindi a meno che non si trattasse di una sua morbosa ossessione, dovevano essere i “lavoretti” di suo figlio), che quasi subito provò a convincermi a “investire” in un fondo per quando sarei stato “grande”, “bastano 100 euro al mese”, ma declinai gentilmente, non capendoci nulla ma sapendo che non era qualcosa di cui avevo bisogno.

Un po’ di tempo passò, e successe che questa banca, dopo aver abbassato significativamente gli interessi sulla liquidità, iniziò a chiedere anche un canone mensile di circa 6 euro per i suoi servizi (carta di credito gratuita, bonifici gratuiti, prelievi gratuiti, ecc ecc); nulla di grave, era normale che prima o poi succedesse, sono ancora pienamente soddisfatto di questa banca e la consiglierei agli amici. Insomma, fu così che la signora L. E., assetata di provvigioni, mi convocò nuovamente nel suo ufficio per “parlare”.

Arrivato, mi venne riproposta la stessa solfa del fondo di investimento, stavolta però infarcita con una disonestissima scusa per la quale sarebbe stato conveniente attivarlo: infatti era un ottimo modo per azzerare il canone mensile della banca, che mi sarebbe stato rimborsato di volta in volta proprio perché sottoscrittore del fondo. In altre parole, fui convinto, ragazzetto ignorante di strumenti finanziari quale ero, a spendere 100 euro mensili, 1200 euro annui, perché così avrei risparmiato i 72 euro di spese della banca. Fesso io che le diedi retta, disgraziata e disonesta lei che approfittò dell’impreparazione di un ragazzetto che aveva da poco iniziato a lavorare, per spillare i suoi soldi.

Incidentalmente, quella del fondo da 100 euro mensili fu una truffa nazionalizzata proposta all’epoca da molti promotori di quella banca ai loro “clienti”, perché garantiva provvigioni che facevano ovviamente gola.

Alla data odierna, da qualche anno ho già bloccato i versamenti periodici (dopo che ho scoperto cosa fosse una polizza Unit Linked, e perché facesse tanto schifo), ma continuo a mantenere i soldi nel fondo fino a scadenza (2014 nientemeno) per evitare che mi vengano decimati per via delle draconiane penali previste; a fronte di 4600€ versati sinora, il valore di mercato non riesce ad arrivare neppure a 3300€. In altre parole, ho buttato dalla finestra 1300€, assieme agli interessi mancati che non percepirò su quel denaro a causa della gestione becera del fondo, farcita da ricchissime spese a fondo perduto, per risparmiare (l’equivalente di 10 anni di canone mensile di banca) 720 euro. Ho speso 100 per risparmiare 40, siccome secondo L. E. questa era una ottima mossa.

Il mio pensiero va a te, disgraziata d’una L. E., che qualche anno dopo hai smesso di lavorare per la mia banca (e per fortuna), ti auguro in tutta simpatia che il karma che meriti ti piova addosso in tutto il suo fulgore.

  This article has been Digiproved

Appia bis su via Perlatura, rotatoria di Ginestreto, via Danimarca inutile

L’ingegneria civile nella zona periferica di Albano Laziale e Ariccia sembra provenire dai recessi più nascosti dalla mente di Tim Burton, o di Dario Argento, la scelta sta alle preferenze dei singoli.

Innanzitutto, questo post è dedicato a chi sa già di cosa sto parlando, in quanto si riferisce ad una realtà molto locale; tutti gli altri possono divertirsi a leggere se ne hanno voglia.

Esaminiamo quindi le incredibili magagne della zona di Poggio Ameno (“poggiameno” come pensavo si scrivesse da bambino, e pronuncio tuttora), area pacifica -per ora- subito sopra la costa sud-orientale di Vallericcia, e che nei disegni delle amministrazioni locali si trasformerà in una zona dove l’unica cosa di bucolico rimarrà il nome, ultimo timido baluardo di una realtà grottescamente beffarda.

L’Appia bis

I fantomatici progetti di una enorme bretella di comunicazione stradale che avrebbe abbattuto campi e case, era nei sogni dei comuni locali, e nelle brame delle società appaltatrici, da più tempo di quanto io riesca a ripercorrere con la memoria, eppure non soffro ancora di degenerazione senile.

Ora l’ecomostro si riaffaccia molto più arrogante, e con un progetto “definitivo” che è stato abbastanza chiaramente illustrato: abbattimento degli edifici dei Frati Somaschi, scavi di gallerie artificiali estesi per centinaia di metri, fino a sbucare in tutto il suo fulgido profilo lungo via Perlatura, all’altezza di dove è stata aperta l’inutilissima via Danimarca (ne parlerò più in là).

Dal punto dove emerge, sul progetto, il livello della tangenziale inizierà a salire gradualmente fino ad un’altezza di 6 metri, parallelamente a via Perlatura (che non mi è chiaro se verrà conservata alla sua ombra, oppure sarà obliterata), abbatterà lungo il percorso diversi ettari di verde, compresi due boschi dove nidificano regolarmente uccelli altrimenti rari in tutta la zona dei Castelli, fino a raggiungere, “in qualche modo”, la rotatoria di Ginestreto (un’altra cosa di cui parlerò più in là); come la rotatoria verrà raggiunta, non si sa, siccome a quanto pare pur costituendo un punto di passaggio, consentrà una uscita ma non una entrata (…).

In altre parole, chi ha scelto di vivere ed abitare a Poggio Ameno perché, appunto, è un “poggio ameno”, si aggrapperà saldamente al tram. Gli arzilli sindaci del posto si divertono a parlare della sindrome di nimby, forse per sentito dire o forse perché vagamente sanno cosa significa, anche se dubito conoscano l’inglese a sufficienza per sapere il senso di “Not In My Back Yard”, siccome più che nel giardino, la sopraelevata mi passerebbe praticamente dentro casa. A quel punto, sai cosa me ne importa del bene comune, se poi devo morire prematuramente per lo stress.

Altro dettaglio grottesco: nel progetto attuale è prevista la costruzione di una enorme rotatoria “al posto” di quella già costruita a Ginestreto (in realtà ancora in fase di completamento al momento in cui scrivo), per cui l’enorme opera che stanno finendo ora sarà completamente rasa al suolo, per invadere ancora più terreni, e cancellare, ad esempio, il vivaio all’incrocio, che è stato già in parte coinvolto dalla rotatoria esistente.

Inoltre quel tratto di strada non serve neppure, perché l’ingorgo problematico si trova all’incrocio tra Corso Matteotti, Via Borgo Garibaldi e Via Trilussa ad Albano, mentre dalla rotatoria dei Somaschi il traffico è virtualmente inesistente, a maggior ragione adesso che la rotatoria di Ginestreto evita completamente gli incastri e le file che si formavano prima della sua costruzione; per arrivare a Velletri, in altre parole, non si incontra traffico per tutta via Perlatura, non se ne vede neppure per via Pagliarozza e Fatebenefratelli, mentre la tangenziale di Genzano evita di attraversare il corso centrale, e permette di inserirsi sull’Appia completamente a valle del paese, Appia che già così è sempre estremamente scorrevole.

Qual è la necessità quindi della enorme tangenziale da diverse centinaia di milioni di euro?

Via Danimarca

La progettazione e finalmente l’apertura di via Danimarca è stata salutata dai sindaci e da diverse testate giornalistiche locali come la discesa dello spirito santo sulla valle di lacrime dell’incrocio di Vallericcia (quando ancora la rotatoria era nel limbo dei lavori pubblici), perché avrebbe, nelle previsioni fallaci degli ideatori e promotori, alleggerito significativamente gli ingorghi più a valle su via Perlatura. Elenchiamo tutte le caratteristiche che la rendono effettivamente inutile, non solo ad alleggerire l’incrocio, ma anche in generale:

  1. Gli imbocchi e le uscite sono veramente stretti (e questo è un parziale difetto anche della rotatoria); se c’è spazio a disposizione perché non utilizzarlo? Che senso ha lasciare un triangolo di aiuola enorme tra i due svincoli quando potreste usarlo per allargare gli ingressi e le uscite?
  2. Il senso di ingresso e di uscita è fortemente limitato: è possibile entrare da via Perlatura solo per chi viene da Albano, mentre è possibile entrare da via Italia solo per chi proviene dalla rotatoria di Ginestreto; inoltre l’uscita su via Perlatura permette di immettersi solo in direzione Ginestreto, così come l’uscita su via Italia è possibile solo in direzione Cecchina; risultato? Degli otto totali tragitti possibili teoricamente, solo due sono fattibili, il potenziale di quella via è ridotto ad un misero 25% del normale: o entri da via Perlatura provenendo da Albano, per uscire su via Italia in direzione Cecchina, o entri da via Italia provenendo dalla rotatoria di Ginestreto per uscire su via Perlatura sempre in direzione della rotatoria di Ginestreto (ma che senso ha?); ciò non toglie che chiunque regolarmente imbocchi la strada, e la lasci, contromano, infrangendo il codice della strada anche per due volte di fila.
  3. E finalmente il nodo principale: quanto via Danimarca alleggerisce davvero l’incrocio di Ginestreto? Tenendo conto dei sensi di marcia obbligati, possiamo completamente escludere una qualunque utilità per chi la percorre da via Italia a via Perlatura; rimane il senso di percorrenza per chi proviene da Albano su via Perlatura ed è diretto a Cecchina… peccato che chi veramente proviene da Albano non si sognerebbe mai di proseguire su via Perlatura per prendere via Danimarca, quando può molto più convenientemente continuare su via Rufelli fino alla Nettunense; stessa cosa dicasi per chi proviene dal tratto più alto di via Perlatura, che farebbe comunque prima ad imboccare via Rufelli piuttosto che scendere nell’altro senso. Risultato? L’impressionante alleggerimento del traffico sull’incrocio di Ginestreto è ricoducibile solo a coloro che partono nel tratto di via Perlatura che va dal supermercato sino a prima di via Danimarca, e devono girare per Cecchina, siccome tutti gli altri o fanno prima su via Rufelli, o non possono imboccare via Danimarca, o semplicemente devono seguire un altro tragitto per cui per loro via Danimarca è ininfluente. Complimenti, signori ingegneri civili.
  4. Ma non finisce qui, perché appunto le rotatorie sembrano stare particolarmente antipatiche al comune di Albano Laziale: cosa sarebbe costato costruire due rotatorie su via Perlatura e via Italia in corrispondenza degli incroci con via Danimarca? Si sarebbero risolti tutti i problemi dei sensi obbligati, rendendo quel pezzetto di strada davvero utile ed utilizzabile, e perdipiù rallentando il traffico su via Perlatura e via Italia, soprattutto per quei pazzi che, complice il rettilineo e la discesa, corrono a 80km/h e più (e ricordo la morte di un pedone travolto da un’auto in corsa su via Perlatura proprio in corrispondenza di dove ci sarebbe potuta essere una rotatoria)

La rotatoria di Ginestreto

All’ultimo punto, l’unica cosa veramente utile delle tre, peccato che pure questa abbia i suoi punti dolenti per un motivo o per l’altro:

  1. Cosa stavano aspettando? L’incrocio di Vallericcia e Ginestreto è stato in crisi per almeno una decina d’anni, arrivando al punto in cui, negli orari più caotici, si creavano incastri mortali in cui ben cinque strade che si affacciavano l’una contro l’altra, tutte stracolme di veicoli, si bloccavano per qualche minuto, siccome i primi della fila di tutte e cinque queste strade volevano fare i furbi ed infilarsi davanti agli altri; risultato, non si poteva più muovere nessuno. Ma le cattive abitudini sono difficili a morire, siccome anche adesso con tanto di rotatoria mastodontica c’è quello che ti si tuffa davanti tagliandoti la strada e ignorando i cartelli di “dare precedenza”, e ti manda pure a quel paese se gli suoni. Comunque, ribadendo il concetto, già da molto prima che arrivassero i fondi regionali, un operaio qualunque, pagato una cinquantina di euro da un comune qualunque, avrebbe potuto piantare un fusto pieno di cemento in mezzo alla strada, con dentro un cartello segnaletico ad indicare la rotatoria, e tutto sarebbe andato per il meglio. Diamine, ci sarebbero stati almeno un centinaio di volontari, me compreso, pronti a farlo a loro spese un intervento del genere.
  2. Cosa hanno aspettato? Ci voleva tanto a stendere l’asfalto e farci passare le macchine sopra? I ricami avrebbero potuti lasciarli alla fine, anziché bloccare la strada coi lavori, tenerli fermi per mesi, riprenderli quando meno te lo aspettavi, bloccare via Ginestreto per alcune settimane incastrando regolarmente via Italia e il tratto della Nettunense che attraversa il centro di Cecchina.
  3. Era proprio necessario farla così larga? I mezzi pesanti non possono comunque passarci, quindi a cosa è servito mangiare così tanta parte del vivaio, e abbattere muri a secco vecchi di chissà quanto?
  4. Qualcuno può spiegarmi perché è stata costruita un’isola di cemento rialzata nell’arco di rotatoria tra via Ginestreto e via Pagliarozza? Per quale motivo le automobili che arrivano da Ginestreto e devono uscire in direzione di Genzano sono costrette ad un’inutile zig-zag? Quella singola uscita, traffico a parte, scorreva molto meglio prima della rotatoria. Qualcun altro può anche spiegarmi il motivo per cui lo sbocco su via Italia è così dannatamente stretto? Cosa gli costava restringere un po’ l’aiuola triangolare per allargare lo svincolo? Dev’esserci lo zampino dello stesso ingegnere di via Danimarca.

…e quindi?

“Facile criticare, vorrei vedere te cosa avresti fatto”

Semplice, la rotatoria di Ginestreto esisterebbe già da anni, via Danimarca sarebbe stata attivata con molto meno chiasso, ma avrebbe rotatorie ad entrambe le estremità, ce ne sarebbe una anche all’incrocio tra via Rufelli e via Perlatura, coinvolgendo anche l’orribile imbocco di via Quartaccio (avrebbe intaccato minimamente, o quasi per nulla, le proprietà private, con una forma oblunga).

Certo, agli ingorghi sulla rotatoria dei Somaschi sarebbe più complicato trovare soluzione, ma il problema reale in quella zona sono i soliti furbi che non rispettano le precedenze, e soprattutto l’uscita dei buoi ragazzi dalla scuola che (provato in prima persona) blocca completamente la rotatoria (e conseguentemente le strade afferenti) per qualche minuto. Forse un sottopassaggio o un ponte pedonale (meglio ancora) sarebbe d’aiuto.

Nulla di neanche lontanamente paragonabile a 140 milioni di euro di spesa pubblica ad elevatissimo impatto ambientale.

  This article has been Digiproved

Truffe su subito.it: vendite di HTC HD2 a prezzi stracciati

Tanto per perder tempo, nel primo pomeriggio cerco, sul sito subito.it, e nella mia area geografica, degli annunci di vendita per il mio attuale cellulare, un HTC HD2; sono infatti curioso di vedere qual è il prezzo medio dell’usato su questo dispositivo. Mi colpiscono subito alcuni annunci con prezzi di 250, 240, 190 euro, effettivamente troppo bassi anche considerando che sono trascorsi 9 mesi dal rilascio di questo telefono (un buon prezzo sarebbe 350 euro, su una media di 400).

Quindi, annusando la sòla a distanza, contatto comunque i venditori, perché in fondo, se vicini a me, e se dopo un’ispezione accurata, il telefono fosse risultato “vero”, un secondo HD2 a quel prezzo l’avrei pur comprato, o sarei perlomeno stato tentato.

Mi risponde solo uno dei venditori, il mio messaggio di contatto è stato:

Ciao ***
dove ti trovi? Se davvero lo vendi a
quel prezzo (sono curioso di sapere
come mai) mi vien voglia di
comprarmene un altro, e se sei
abbastanza vicino potrei decidere di
venire a vederlo.
Saluti

e la sua prima risposta:

ACCETTTO SOLO PAGAMENTO POSTPAY

e già qui…. tutto in lettere maiuscole, nessun saluto o presentazione, messaggio telegrafico che contiene più errori ortografici che parole (passino le tre T in ACCETTTO, ma si scrive postepay con la E!), il gioco era evidente ancor prima di capire il senso della richiesta (cioè, di pagarlo in modo non tracciabile, anonimo, privo di causale, equivalente ad un versamento fatto da sé stesso, in pratica come lasciare aperta la porta di casa con su scritto “Cari ladri entrate pure, non c’è nessuno”).

Però voglio divertirmi, e faccio la parte dell’ingenuo, quindi replico così:

perché, se vengo a prenderlo di persona e ti pago in contanti non ti va bene?

e quasi subito arriva:

SOLO SPEDIZIONE PAGAMENTO POSTPAY

già, ecco, ti ho aperto la porta, ed ho appeso il cartello, dammi solo il tempo di uscire di casa… (postepay con la E e che diamine!!)
Comunque, la mia mossa successiva stavolta è un più indelicato:

capito… e quanti fessi sei riuscito a fregare fino ad ora? Perché se
è una cosa che rende comincio a farlo anche io

Stavolta la risposta si lascia attendere, e immagino che, smascherato (come se ci volesse tanto…) abbia deciso di sparire, ed invece, sempre nell’arco dello stesso pomeriggio, ecco cosa ricevo:

noi siamo una ditta seria ed e’ per questo che offriamo prodotti ottimi ed
usiamo sempre la stessa politica.e’ libero di avere i suoi pensieri.ci scusi
per il disguido.arrivederci

Ceeeeerto.
Stavolta si nota qualcosa di differente. La frase non è più stringata, non è scritta in lettere maiuscole (anche se c’è stata una semplice transizione alle minuscole, in altre parole “o tutto o niente”), e dimostra un linguaggio sicuramente più elaborato (sì, ma qualunque cosa è più elaborata del trogloditese).
Probabilmente si tratta di un dodicenne che si diletta nell’arte della stangata (anche se nella sua forma più bambinesca e, diciamocelo, scema), che messo in difficoltà ha chiesto aiuto al fratello maggiore, o alla mamma, più esperti della vita.

Aggiornamento del 14/8:
Ho appena ricevuto risposta da un’altra delle persone che ho contattato. Lui in confronto è un vero professionista… pecca però di qualche imperfezione nella lingua italiana, che lo smaschera. Curioso notare però, come il primo era evidentemente italiano, anche se scriveva in maniera cagnesca, mentre questo secondo è evidentemente non italiano, ma ha proprietà di linguaggio migliori.
Ecco quello che mi ha scritto (o meglio di cui ha fatto copia/incolla, non credo inventi di sana pianta una nuova storia ogni volta):

Ciao.
Ora sono a Bucarest, in Romania. Io sono un controllore di volo, sto lavorando presso l’Aeroporto Internazionale “Henry Coanda” per le prossime tre settimane.
Il prodotto è in perfette condizioni e ha tutti gli accessori con garanzia e fattura.
Te lo invio tramite EuroPoste (azienda di trasporto come l’UPS, FedEx) oggi … Riceverete il prodotto in tre giorni …..
Il pagamento viene effettuato tramite la società per essere sicuro per voi e anche per me.
Il pacchetto arriverà in tre giorni … è interessato? Per la spedizione mi serve solo il vostro nome,
indirizzo completo e numero di telefono. Farò la spedizione al più presto.

Attesa per la risposta
* tasse di spedizione sono incluse nel prezzo.

…”tasse di spedizione”? Impegnati di più 🙂 Inizia con un “ciao” e poi mi dà del lei, più una quantità di altri stranierismi; più che trovarsi semplicemente in Romania, sembra proprio un rumeno DOC.
Non intavolo alcun botta e risposta, non ne vale la pena… però da questo post potrebbe nascere una specie di raccolta delle “fregature più pittoresche”.

  This article has been Digiproved

Progetto tessera sanitaria, certificati medici online, ma per favore.

In famiglia sono il più “tech-savvy”, e questo significa che ogniqualvolta ci siano difficoltà, più o meno banali, con tutto ciò che riguarda la “tecnologia”, io sia coercitivamente chiamato in causa.

…e chi chiamerai? Ghooostbusters ephestione!

Ebbene, stavolta è stato il turno di un parente medico, alle prese con il sistema di certificazione online per l’INPS, e per certificati di malattia di vario tipo; arrivo senza sapere quale sia il problema reale, ma sapendo comunque che, da qualche parte, l’inghippo si troverà. Cominciamo dall’inizio.

L’indirizzo del sito è www.sistemats.it, e prima di realizzare che si legge “sistema T-S”, l’istinto è di pronunciarlo “sistemaz”. Un altro nome potevano trovarlo. Il conforto però giunge quando, inserito l’URL nella barra degli indirizzi del browser, si viene ridiretti al seguente URL:

http://sistemats1.sanita.finanze.it/wps/portal/

Che senso ha? Anche se il sito è ospitato sui server del ministero delle finanze, avrebbero potuto mantenere sistemats.it come dominio root, per coerenza.

Cliccando sul link home, l’URL diventa magicamente qualcosa tipo (tenetevi forte):

http://sistemats1.sanita.finanze.it/wps/portal/!ut/p/c1/04_SB8K8xLLM9MSSzPy8xBz9CP0os_gwL2dLZwODYAP_UG9jA6MAf3Mvk6AQAwMPM30_j_zcVP2CbEdFAGkQrCE!/dl2/d1/L2dJQSEvUUt3QS9ZQnB3LzZfVkpDOUMwMFMwT1VLMzAyUE83SjRSVDAwSDY!/

I cookie di sessione dove li abbiamo dimenticati?

Fin qui, il problema non si pone molto, in fondo una volta arrivati sul sito X, chi è che torna a guardare cosa si trova nella barra degli indirizzi? (e questo è un motivo per cui molte persone rimangono vittima di scam e spoof di vario tipo.)

Una prima considerazione è d’uopo: molti medici, soprattutto i più “grandi”, a meno di non possedere uno spiccato interesse personale verso l’informatica, una volta messi davanti ad un pc sono delle vere e proprie capre (in senso buono, s’intende). L’obbligarli a rilasciare certificazioni unicamente per via non solo digitale, ma per giunta telematica, ha imposto su di essi un onere umano immenso; inoltre, lasciati a sé stessi, con in mano degli sterili fogli arrivati per posta, che pretenderebbero di spiegare in modo chiaro il funzionamento del sistema, fornendo allo stesso tempo i dati di accesso composti da codici alfanumerici, significa averli persi per sempre nei meandri di un universo sconosciuto e spaventoso.

home sistemats
La home del sito sistemats.it

Ora, questa è la pagina home del sito. Non so voi, ma io ho dovuto impiegare una buona manciata di secondi per trovare la sezione per autenticarsi. Mi sarei atteso un modulo di login con i campi per nome utente e password in alto a destra, oppure un link “Login/Entra/Accedi” ben visibile nel menu, ma non riuscivo a trovare nulla del genere. La mia banner-blindness mi ha impedito di far caso all’icona nell’angolo in alto a destra, con il link apposito. Risolto, penserete? Macché.

certificato non riconosciuto
Finanze e sicurezza, un dicotomio

Subito dopo aver cliccato sul link per “accedere con credenziali” ci si trova di fronte a questo. Nessun problema per me, immagino sia privo di rischi l’accettare un certificato proveniente dal ministero delle finanze, ma ricordate che stiamo parlando di qualcosa rivolto ai medici di famiglia, capre davanti ad un computer. Cosa fa il medico in questo caso? Giustamente, perso nell’universo parallelo del digitale, usa un mezzo a lui ben noto, il telefono, per mettersi in contatto col servizio di assistenza. Risposta?

Deve avere qualche problema di sicurezza con l’antivirus

Tralasciamo, dopotutto alla fine ha fatto una cosa sensata, ed invece di disattivare AVG (ammesso che sarebbe riuscito) ha deciso di chiamar me.

Quindi accetto il certificato e proseguo, mi trovo ora davanti a quello che dev’essere il form di login più userfriendly della storia:

login sistemats
Il form di login

Il livello di zoom della pagina nel browser non è stato modificato in alcun modo, anzi, per sicurezza, in Firefox ho anche cliccato su Visualizza>Zoom>Reimposta. Mentre io sfruttavo la mia vista ancora buona, il medico accanto a me si ciecava strizzando gli occhi a 15cm di distanza dal monitor cercando di capire cosa ci fosse scritto a schermo.  Se non altro, siamo rassicurati dal fatto che

Per qualunque chiarimento rivolgersi al proprio Amministratore di Sicurezza

Chi sarebbe costui?

Premo CONFERMA (perché non “Entra”?) contemplando il pulsante RIPULISCI (perché non “Cancella”?). E soprattutto, perché entrambi i pulsanti sono ombreggiati in modo da sembrare già premuti?

Mi autentico, cambio la password standard fornita dalla società che, per conto del ministero, gestisce il sistema, ed il medico comincia a prendere confidenza col pannello utente. Ma non prima di aver dovuto scegliere le domande di sicurezza. Sì, perché se yahoo e google ti permettono di scegliere tra “Come si chiama il tuo gatto” e “Qual era il nome della tua prima fidanzatina”, per tutelarti qualora dovessi dimenticare la password, il sito in questione ti chiede di scrivere a mano sia la domanda che la risposta, per due volte. Altri 5 minuti persi così aspettando che la fantasia ormai scossa del medico partorisse una coppia di domande di autenticazione.

Troviamo il link per “Inviare un certificato (medico)”, finalmente. Ci si clicca sopra, e ricompare un secondo errore da Firefox per un certificato di sicurezza non riconosciuto, ma ormai siamo preparati all’imprevedibile e superiamo l’ostacolo. Un paio di giri di prova con logout seguito da login autonomo del medico, per accertarsi che avesse acquisito il metodo, e via verso nuovi orizzonti.

Tornato a casa, mi sono voluto divertire anche ad esaminare il sito dal lato tecnico. Per prima cosa, i badge di XHTML e CSS del W3C (quanti siti li mettono in mostra senza usare codice validato). Il sito è in XHTML 1.0 valido (persino strict), mentre il badge del CSS punta alla pagina del validator vuota, senza specificare di validare automaticamente il link referer; quindi non mi sono dato la pena di inserire a mano l’URL, mi fido.

Veniamo al sorgente, vero aspetto in cui il sito si distingue. Non bene, ma l’importante è che si distingua.

La prima riga di codice è la specifica del DOCTYPE, e si trova alla quindicesima riga, le 14 righe precedenti sono vuote, le ultime due di queste contengono alcuni spazi randagi prima del carriage return.

La riga successiva, il tag di apertura <html>, si trova alla riga 34.

Il codice prosegue così, tra fulgidi biancori di righe desertificate, ed un numero straordinariamente elevato di <!--commenti html--> lasciati dovunque, alcuni con abbondante markup html inutilizzato, altri con commenti veri e propri riguardo al codice.

Il più caratteristico comincia così:

<!-- Modifiche Anto 2007-11-14 R1.1 [...]

Passando il codice HTML della homepage nel servizio HTML minifier (che rimuove tutto ciò che non viene visualizzato, quindi non solo spazi tabulazioni e carriage return, ma anche, appunto, i commenti) i bytes da scaricare si riducono nientemeno che del 43%. Per confronto, ho eseguito lo stesso test con alcune pagine di un sito il cui codice è stato interamente scritto da me, e la compressione si aggira attorno al 10%.

Che altro dire?

  This article has been Digiproved

Autovelox superzelanti e ipersensibili a Sezze

multa autovelox sezze
Multa per eccesso di velocità di 4km/h elevata a Sezze

Ecco cosa mi è passato tra le mani qualche giorno fa, e non ho mancato di digitalizzare per rendere pubblico: su un limite massimo di 70Km/h sulla SR 156 in provincia di Latina,  il comune di Sezze a quanto pare ha deciso di stabilire una soglia molto, molto bassa per spedire contravvenzioni a domicilio; il lasso di tempo trascorso tra la rilevazione e la redazione del verbale, e quindi perché poi arrivasse per posta, è di circa 7 mesi.

60 euro di multa, una media di 15 euro per ogni Km/h in eccesso, tanto quanto un pranzo in trattoria. Come si dice, chi va piano va sano e va lontano… ed arriva anche satollo con quello che risparmia di multa.