Mamme tempestose

Giorno in ufficio fuori programma, faccio “presenza” per supplire alle ferie di una collega il cui ruolo non sono in grado di ricoprire; ma tanto vale esserci per avvisare di persona chi dovesse presentarsi.

Cominciano ad affacciarsi all’ingresso i clienti che si aspettavano di trovare qualcun altro, spiego brevemente la situazione, alcuni li conosco anch’io, quasi tutti rispondono con un “ah, va bene, grazie lo stesso…”, seguito da un sorriso di cortesia, e se ne vanno salutando cordialmente.

Ma c’è una categoria in particolare che proprio non ci sta: le signore ultraquarantenni, diciamo tra i 40 ed i 50; ho avuto le prime avvisaglie con una di loro che ha storto il naso e se n’è andata visibilmente contrariata pronunciando solo un “vabbè”, ma il culmine è stato una decina di minuti fa: forse 45 anni, “in tiro” come si suol dire, giubbino sbarazzino sopra la vita, pantaloni attillati e stivaletti in velluto nero col tacco  da 10cm, capelli pel di carota artificiale e labbra rossissime, tanta volontà di apparire più giovane di una trentina d’anni (ormai sono le quindicenni che girano vestite in quel modo), tanto restaurata quanto acida, con alla mano una bambinetta in uniforme scolastica e zainetto alle spalle. Mi affaccio perché sento un vociare movimentato nell’ingresso, era lei che incitava alla ribellione le altre persone entrate poco prima. Non le sta proprio bene che la collega che stava cercando se ne fosse andata in ferie, quando lei ha bisogno di qualcosa evidentemente è abituata a trovare tutti incatenati al loro posto; non bastava neppure il cartello affisso alla porta ormai da tempo, che avvisava del prossimo periodo di ferie, “eh, ma da quanto c’è quel cartello?!? non è che l’ha messo stamattina?!?”… “e se uno ha una urgenza come fa?? lei oggi ci doveva essere!”

A nulla è valso ripetergli due o tre volte che la collega ha preso accordi con una sostituta che, a parte oggi, segue i suoi stessi orari per la settimana in corso. Naturalmente se ne va senza neppure salutare, poco manca che mi mandi a quel paese. Ed anzi una volta rientrato sento sbattere la porta esterna come per ripicca. Qualche secondo dopo la porta viene riaperta e subito sbattura ancora una volta, conto che almeno si sia sfogata per oggi, altrimenti povero marito! Se ce l’ha ancora, un marito…

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