Subito.it e kijiji, il regno dei perditempo




Da qualche parte lessi che ai tempi di ARPAnet, quando la posta elettronica era uno degli avveniristici strumenti appena nati, se non rispondevi ad una mail nel giro di poche ore veniva considerata maleducazione.

Adesso che chiunque ha la casella di posta piena di tutto e di più, ed è anche iscritto a tre o quattro social network, non fa niente se per caso rispondi il giorno dopo, anzi.

Ma c’è un’occasione in cui le risposte “in tempi ragionevoli” sono un dovere, e sono le transazioni di compravendita, anche tra privati.

eBay ormai è diventato costosissimo, e le alternative gratuite sono sempre più popolate dai venditori, e di conseguenza anche dai compratori. Anch’io ne approfitto, e mi trovo a mettere in vendita di tutto, dall’elettronica ai mobili alle scarpe comprate, messe due volte e ferme nel ripostiglio.

Ormai sono anni che vendo, e come qualunque venditore so che almeno il 90% della gente che circola è perditempo, ma con la mia esperienza io ormai i perditempo li ho anche classificati.

  1. I ciecati. Vivo in provincia, lontano dal caos cittadino, e lo specifico sempre bene in ogni annuncio. Il ciecato ti chiede “dove ti trovi?” La tua reazione è per l’appunto, “ma sei ciecato?
    A volte vanno oltre, “ok fai mai un salto in città così ci vediamo dalle mie parti e mi porti sotto casa questo oggetto che vendi a 5€?” La tua reazione è un più moderato “ma sei scemo?
  2. Le facce di bronzo. Il prezzo di vendita che stabilisco è il risultato di una rapida indagine di mercato in cui vedo quanto costa il nuovo, a quanto viene venduto l’usato, e quindi metto un valore un po’ inferiore a quello che secondo me è il giusto. In sostanza non faccio come quei deficienti che hanno comprato un PC 5 anni fa, e pretendono di rivenderselo al 70% di quello che hanno pagato allora perché non lo hanno mai usato. Vaglielo a spiegare che il loro PC adesso vale poche decine di euro. Specifico inoltre che “non faccio sconti nel primo mese”. La faccia di bronzo ignora tutto ciò, e ti dice, “se me lo fai alla metà me lo prendo subito“. Sì, grazie al…
  3. I cittadini del mondo. Detesto spedire, perdo tempo a imballare ed a prenotare il corriere. L’acquirente si aspetta di pagare ovviamente solo le spese di spedizione, ma chi mi rimborsa del tempo perso? Per questo specifico che voglio vendere solo a mano, e accetto di spedire solo a spese dell’acquirente. Il cittadino del mondo ti chiede direttamente “Mi fai uno sconto di 10 euro compresa la spedizione?
  4. Gli epistolari, ovvero i Corinzi, ovvero quelli a cui piace scrivere. I più ovvi li riconosci: sono quelli che, anche se nel tuo annuncio ci sono luogo preciso, fotografie dettagliate, specifiche tecniche complete, loro ti scrivono “dove ti trovi? mi mandi qualche foto? mi spieghi questa cosa che è già chiaramente spiegata nell’annuncio ma non mi andava di leggere?” e in quel caso li ignori direttamente. Ce ne sono altri invece, quelli apparentemente educati e considerati, che ti chiedono foto aggiuntive, trattano ragionevolmente sul prezzo, ti fanno prendere misure, ti rispondono rapidamente, che poi, alla fine, una volta che praticamente bisogna solo stabilire giorno e ora perché il luogo è fissato, spariscono nel nulla. E’ legittimo dire “Scusa ci ho ripensato perché…“, ma addirittura scomparire?
  5. I finti offesi. Il finto offeso è uno che ti scrive “Ho letto l’annuncio, mi interesserebbe l’oggetto e l’avrei comprato, ma il modo con cui hai scritto che non vuoi perdere tempo è offensivo, quindi non lo compro“. Oppure ti chiede uno sconto scandaloso, gli rispondi laconico di no (dovrebbe ringraziare solo per il fatto che ti sei degnato di rispondere) e lui “Per me andava bene anche il prezzo originale ma la poca cortesia con la quale mi hai risposto di no mi ha fatto cambiare idea“.
  6. I vandali. Sono quelli che hanno in assoluto più tempo da perdere di tutti. Scelgono un annuncio a caso, un motivo a caso, e insultano il venditore ovviamente inserendo una mail di risposta falsa, quindi se gli rispondi per le rime non arriva da nessuna parte, o magari peggio ancora arriva ad un ignaro innocente.

Se avete “esperienze” interessanti da raccontare, abusate dei commenti!




Redirect degli utenti mobili e desktop al corretto file CSS tramite .htaccess

La soluzione vincente per un sito compatibile con i dispositivi mobili è avere una singola struttura HTML per qualunque visitatore, e scegliere semplicemente quale foglio di stile far caricare al browser per visualizzare la pagina nel modo migliore; non sto quindi parlando di usare una sottocartella /mobile/ nella struttura del sito, né di parametri nella stringa query come ?mobile, ma mi riferisco all’utilizzare lo stesso medesimo URL per tutti, che visualizzerà ricami e fiocchetti ai browser da desktop, mentre caricherà la versione compatta e rapida per i browser degli smartphone.

Come si fa?

Prima di tutto, scrivete due differenti fogli di stile per i browser desktop e mobili, o piuttosto, come faccio io, preparate un set di CSS, dove c’è un file “common.css” che viene sempre caricato, e poi dei file “desktop.csss” e “mobile.css” che sono caricati quando opportuno. Inoltre, scaricate e installate minify per comprimere i fogli di stile e definire un gruppo “desk” e uno “mobi” da caricare con un semplice URL (la procedura che uso in un altro sito).

Quindi aggiungete nel vostro file .htaccess, abbastanza presto dopo le righe che avviano il RewriteEngine:

RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} !^.*(2.0\ MMP|240x320|400X240|AvantGo|BlackBerry|Blazer|Cellphone|Danger|DoCoMo|Elaine/3.0|EudoraWeb|Googlebot-Mobile|hiptop|IEMobile|KYOCERA/WX310K|LG/U990|MIDP-2.|MMEF20|MOT-V|NetFront|Newt|Nintendo\ Wii|Nitro|Nokia|Opera\ Mini|Palm|PlayStation\ Portable|portalmmm|Proxinet|ProxiNet|SHARP-TQ-GX10|SHG-i900|Small|SonyEricsson|Symbian\ OS|SymbianOS|TS21i-10|UP.Browser|UP.Link|webOS|Windows\ CE|WinWAP|YahooSeeker/M1A1-R2D2|iPhone|iPod|Android|BlackBerry9530|LG-TU915\ Obigo|LGE\ VX|webOS|Nokia5800).* [NC]
RewriteCond %{HTTP_user_agent} !^(w3c\ |w3c-|acs-|alav|alca|amoi|audi|avan|benq|bird|blac|blaz|brew|cell|cldc|cmd-|dang|doco|eric|hipt|htc_|inno|ipaq|ipod|jigs|kddi|keji|leno|lg-c|lg-d|lg-g|lge-|lg/u|maui|maxo|midp|mits|mmef|mobi|mot-|moto|mwbp|nec-|newt|noki|palm|pana|pant|phil|play|port|prox|qwap|sage|sams|sany|sch-|sec-|send|seri|sgh-|shar|sie-|siem|smal|smar|sony|sph-|symb|t-mo|teli|tim-|tosh|tsm-|upg1|upsi|vk-v|voda|wap-|wapa|wapi|wapp|wapr|webc|winw|winw|xda\ |xda-).* [NC]
RewriteRule ^stylesheets\.css$ /min/index.php?g=cssdesk [L]
RewriteRule ^stylesheets\.css$ /min/index.php?g=cssmobi [L]

Prima cosa, queste righe non considerano l’iPad un dispositivo mobile, perché secondo me ha abbastanza spazio su schermo per visualizzare la normale versione desktop; se la pensate diversamente, basta aggiungere la stringa “ipad” in mezzo alle varie definizioni.

Ed ora qualche spiegazione: prima di tutto i riconoscimenti per le direttive RewriteCond vanno agli sviluppatori di WP Supercache, che è un modello che sto usando per scrivere il mio sistema di caching privato (il prossimo articolo infatti parlerà proprio di questo).

Quelle righe RewriteCond fanno eseguire la direttiva RewriteRule subito successiva solo se il visitatore usa un pc (perché escludono tutti gli user agent associati a dispositivi mobili), per cui la prima RewriteRule che leggete redirige a /min/index.php?g=cssdesk cioè il gruppo dei CSS compresso per i desktop (cambiate questo URL in base alle vostre necessità). La [L] alla fine della riga dice a .htaccess di ignorare qualunque cosa venga dopo. Quando le condizioni delle RewriteCond non sono verificate, e cioè se il browser è un dispositivo mobile, la prima regola RewriteRule è ignorata, e viene usata la successiva, che invece redirige ai fogli di stile mobile.

Come vedete, reindirizzo le richieste che arrivano al file “stylesheets.css”. Sorpresa delle sorprese, questo file non esiste da nessuna parte sul sito, ed è semplicemente un riferimento posto all’interno del template HTML, mentre è .htaccess che si occupa di intercettare queste richieste e fornire i dati corretti. In questo caso, nel vostro codice HTML dovrete richiamare i fogli di stile in questo modo:

<link rel="stylesheet" href="/stylesheets.css" type="text/css" media="screen" />

I vantaggi? Il sistema è più veloce. Una operazione simile fatta da PHP (esiste un codice apposito anche via PHP) vi costerebbe sicuramente l’esecuzione di codice più lento (l’interpretazione delle direttive .htaccess è più rapida della compilazione del PHP) ed eventualmente l’inclusione di un file PHP esterno che a sua volta brucia del tempo. Inoltre questo approccio è indispensabile se volete implementare un sistema di caching che salta del tutto il PHP, perché in quel caso appunto non potreste avvalervi di codice PHP per indirizzare le richieste ai fogli di stile.

La simpatica politica degli interessi sul conto corrente FinecoBank

Ho già scritto un post in questo blog riguardante, indirettamente, Fineco, dove comunque chiudevo con un indiretto elogio per la banca.

Oggi invece mi lamento anche della banca, perché ritengo di esser stato preso per i fondelli assieme a tutti gli altri clienti; insomma di essere stato trattato da Fineco come un’altra banca qualunque tratterebbe un suo cliente.

Questa la cronistoria degli interessi sul deposito liquidità di Fineco:

  1. Inagurazione: condizioni vantaggiosissime, tasso pari a quello della Banca Centrale Europea, quindi oscillante sopra il 3%, senza alcun costo se non quello, stabilito per legge, del bollo statale, allora di 25 euro;
  2. Manovra legittima ma giustificata insensatamente “per avere un margine“, come se la banca rischiasse di fallire regalandoci dei soldi (casomai è il contrario), viene applicata una ritenuta sul tasso BCE pari a 0.25 punti percentuali (all’epoca, e se ricordo bene, a fronte di un BCE del 3%, l’interesse creditore era del 2.75%, sempre e comunque il migliore sul panorama italiano); inoltre, sui primi 2000 euro e passa in deposito non vengono calcolati gli interessi pieni, ma ridotti ad una percentuale irrisoria;
  3. Il conto, prima di allora completamente gratuito, inizia a costare nientemeno che 6 euro mensili (72 euro annui, mica pochi! Almeno è possibile abbatterli progressivamente fino ad annullarli eseguendo alcune operazioni nel corso dell’anno); il bollo statale aumentato da 25 a 31 euro non facilita la cosa;
  4. Fineco decide che il tasso BCE non va più bene, e che l’Euribor 1 mese “rispecchia più fedelmente l’andamento del mercato“; guardacaso l’Euribor 1 mese è sempre inferiore al BCE; in questa occasione gli interessi riprendono ad essere calcolati come tali sull’intera liquidità del conto, ma tanto i tassi sono scesi così tanto che praticamente sono uguali all’irrisorio interesse applicato sulle prime migliaia di euro;
  5. Un mese fa giunge ai correntisti una mail che avvisa di un cambio nel metodo di calcolo della trattenuta: non si sottraggono più 0.25 punti percentuali all’Euribor 1 mese, ma lo stesso viene decurtato del 25%, “tanto non vi preoccupate, non cambia nulla, adesso l’Euribor 1 mese è pari all’1%, quindi sia in un modo che nell’altro l’interesse nominale sulla vostra liquidità è sempre dello 0.75%”.

Ad un mese di distanza, come era ovvio succedesse, l’Euribor 1 mese è salito, fino a 1.5 punti percentuali, quindi ora l’interesse creditore non è più 1.25% come sarebbe stato calcolato una volta, ma 1.125%, e la differenza sarebbe ancora maggiore se l’Euribor continuasse a salire, come è auspicabile.

Con questi numeretti si potrebbero fare tanti calcoli, per esempio quanto ci guadagna in più Fineco evitando di corrispondere ai propri correntisti, oggi come oggi, lo 0.125% di interessi, e un domani chissà quanto.

Calcolando il 27% di ritenuta statale sugli interessi inoltre, 1.125% è pari, al netto, allo 0.82%; facciamo un altro calcolo: il costo del conto corrente, oggi, è di 72 euro annui di canone, più 31 di bollo, ovvero 103€ annui per possedere un conto corrente bancario su Fineco; gli interessi percepiti sulle somme depositate sul conto dovrebbero coprire almeno questi costi, altrimenti i nostri soldi, solo stando fermi in banca (banca che investendoli per conto suo ci guadagna fantastiliardi) diminuirebbero col tempo anche senza toccarli; ebbene, con un interesse netto dello 0.82%, per rifarsi di 103 euro in un anno servirebbero in deposito 103€/0.0082, cioè più di 12500€; quanti ce li hanno, al giorno d’oggi, tutti questi soldi da parte? In pratica per la stragrande maggioranza della popolazione, avere un conto bancario significa solo buttare soldi dalla finestra, ed il materasso continua ad essere l’alternativa migliore.

Per quanto mi riguarda, non appena Zopa avrà finalmente ripreso l’attività in Italia, Fineco potrà salutare le mie somme, che andranno ad aiutare gente bisognosa e frutteranno finalmente come dovrebbero.

Fare il backup compresso del database MySQL con PHP e inviarlo come allegato email

Ero un felice utente di MySQLDumper fino a quando Tophost non ha aggiornato i server all’architettura cloud e all’ultima versione di PHP, cosa che ha comportato la scomparsa di un paio di moduli PERL necessari e mi ha lasciato a terra (la routine PHP di MySQLDumper è molto lenta ed usa javascript per ricaricare le pagine, il che la rende incompatibile sia con wget che cronjob remoti come SetCronJob.com).

Così ho cercato e trovato due guide su internet (questa, e questa), le ho mischiate assieme potenziando soprattutto il codice di David Walsh, ho aggiunto un pizzico di compressione bzip2, e ho messo il tutto sul mio spazio web.

Ho rimosso la parte in cui è possibile selezionare quali tabelle salvare: ho pensato che un backup degno di questo nome è “all-inclusive”, e in fondo chiunque avesse il bisogno particolare di salvare solo alcune tabelle dovrebbe essere anche piuttosto navigato da poter modificare il codice in proprio.

AGGIORNAMENTO 9/9/11: siccome ne avevo bisogno (lo script andava incontro ad un errore di memoria insufficiente) ho aggiunto qualche riga per riattivare la lista delle tabelle da ignorare, basta riempire l’array con i nomi che vi servono.

Questo è il risultato:

<?php
$creationstart=strtok(microtime()," ")+strtok(" ");

$dbhost="indirizzo.server.mysql";
$dbname="nomedatabase";
$dbuser="usernamemysql";
$dbpass="passwordmysql";

$mailto="scrivimi@lamiacasella.it";
$subject="Backup DB";
$from_name="Il tuo caro sito web";
$from_mail="noreply@ilmiosito.it";

mysql_connect($dbhost, $dbuser, $dbpass);
mysql_select_db($dbname);

$tablesblocklist=array(
    "tablename1"=>1,
    "tablename2"=>1,
    "tablename3"=>1,
);
$tables = array();
$result = mysql_query("SHOW TABLES");
while($row = mysql_fetch_row($result))
$tables[] = $row[0];
foreach($tables as $table) {
if (!isset($tablesblocklist[$table])) {
$result = mysql_query("SELECT * FROM $table");
$return.= "DROP TABLE IF EXISTS $table;";
$row2 = mysql_fetch_row(mysql_query("SHOW CREATE TABLE $table"));
$return.= "\n\n".$row2[1].";\n\n";
while($row = mysql_fetch_row($result)) {
$return.= "INSERT INTO $table VALUES(";
$fields=array();
foreach ($row as $field)
$fields[]="'".mysql_real_escape_string($field)."'";
$return.= implode(",",$fields).");\n";
}
$return.="\n\n\n";
}
}
$filename='db-backup-'.date("Y-m-d H.m.i").'.sql.bz2';

$content=chunk_split(base64_encode(bzcompress($return,9)));
$uid=md5(uniqid(time()));
$header=
"From: ".$from_name." <".$from_mail.">\r\n".
"Reply-To: ".$replyto."\r\n".
"MIME-Version: 1.0\r\n".
"Content-Type: multipart/mixed; boundary=\"".$uid."\"\r\n\r\n".
"This is a multi-part message in MIME format.\r\n".
"--".$uid."\r\n".
"Content-type:text/plain; charset=iso-8859-1\r\n".
"Content-Transfer-Encoding: 7bit\r\n\r\n".
$message."\r\n\r\n".
"--".$uid."\r\n".
"Content-Type: application/octet-stream; name=\"".$filename."\"\r\n".
"Content-Transfer-Encoding: base64\r\n".
"Content-Disposition: attachment; filename=\"".$filename."\"\r\n\r\n".
$content."\r\n\r\n".
"--".$uid."--";
mail($mailto,$subject,"",$header);

$creationend=strtok(microtime()," ")+strtok(" ");
$creationtime=number_format($creationend-$creationstart,4);
echo "Backup del database completato, compresso a bz2 e spedito per posta elettronica in $creationtime secondi";
?>

(WordPress ha rimosso l’indent e non ho voglia di aggiustarlo a mano)

L’intera routine viene completata in circa 7secondi sul mio non tanto sveglio server Tophost, inclusi la compressione bzip2 e l’invio per posta elettronica, mentre il salvataggio del file in formato solo testo nel codice originale di David impiegava sullo stesso server 17secondi; probabilmente la differenza è dovuta alla rimozione di diversi cicli ridondanti, e all’uso delle funzioni native mysql_real_escape_string() e implode().

Sinceri ringraziamenti vanno ai rispettivi autori delle guide, senza le quali non stare scrivendo questa paginetta oggi 😉

Efficienza energetica degli alimentatori ATX e degli UPS

Questo articolo va a braccetto col precedente, in quanto le considerazioni fatte qui mi hanno spinto a riprogettare l’alimentazione del server.

Quando si compra un PC, normalmente l’alimentatore è l’ultima delle preoccupazioni: più Watt riesce ad erogare, e meglio è, siccome potrà sicuramente reggere tutto l’hardware che ci collegate. In effetti, è anche giusto che sia così, siccome i PC di solito sono accesi solo poche ore al giorno (purché utilizziate la sospensione per le pause brevi, e l’ibernazione per quelle più lunghe, evitando di tenerlo acceso inutilmente quando non ci state davanti).

Quando si parla di server però, pensati per rimanere accesi costantemente, l’efficienza energetica è di importanza fondamentale, perché, fate i vostri calcoli, un singolo watt, dopo un anno, finirà per costarvi qualcosa. Con le mie stime, e vivendo in Italia, per ogni watt di consumo di ogni apparecchiatura elettrica sempre accesa, si finisce per pagare 1.75€. Non moltissimo di per sé, ma basta moltiplicarlo per 100 ed il discorso cambia.

Inoltre, più energia si spreca, più si inquina, e più si innalza la temperatura del pianeta.

Dei 100, 150, o 200W che assorbe il vostro PC, quanti pensate che servano realmente per far funzionare il PC, e quanti altri invece vengono sprecati sotto forma di calore? Per ogni ventola che dovete tenere accesa nel case, il livello degli sprechi si innalza di una tacca.

Dando per assodato lo spreco di energia dovuto ai componenti hardware, mi concentrerò in questo articolo su quello da imputare all’alimentatore, quello scatolotto che al giorno d’oggi con molta nonchalance viene venduto in tagli tra i 500W ed i 1000W. Fate un favore a voi stessi ed acquistate un wattmetro (lidlometro o come lo chiamate) e misurate la potenza assorbita dal vostro PC, sarà sicuramente molto più bassa di quella massima erogabile dall’alimentatore; più la potenza assorbita si distanzia dalla metà della potenza nominale dell’alimentatore, e più energia state sprecando come calore, siccome l’efficienza di una PSU si disegna come una curva gaussiana che ha il suo massimo (che sia il 70% dei vecchi alimentatori, o l’86% di quelli più recenti) al 50% del massimo carico. Insomma, se i componenti di un PC assorbono 100W, l’alimentatore dovreste sceglierlo da 200W (ma al giorno d’oggi è difficile trovarne, meglio allora uno dei nuovi 500W 86+).

Per fare un semplice paragone: il mio server attuale, prima che riprogettassi il sistema di alimentazione come da post precedente, era equipaggiato con un alimentatore da 350W, l’unico che avevo disponibile all’epoca, e consumava poco più di 42W in idle. Un giorno, avendo troppo tempo libero a disposizione, mi sono messo a cercare alimentatori diversi, per cui ho avuto modo di testarlo prima con uno da 250W, misurando un assorbimento di 39W, e poi con un altro, molto vecchio e probabilmente anche molto inefficiente, da nientemeno che 120W, e il consumo nonostante tutto si è abbassato ancora a 37W. Infine, non appena mi è arrivata la PicoPSU, l’ho collegata in cascata ad un mattoncino da 12V e 3A massimi, e con quello ho misurato consumi di 29W in idle, insomma 13W di risparmio rispetto all’alimentatore ATX da 350W; si traduce in un risparmio annuo di circa 23€… giusto quanto mi è costato farmi arrivare la picoPSU dagli USA. Un pareggio dopo un anno direi che è un buon break-even.

Gli UPS sono un’altra fonte di sprechi, anche se non lo sospettereste mai: il mio modello modificato con la batteria per auto assorbiva 10W aggiuntivi solo per stare a monte del PC; pensandoci, effettua una conversione aggiuntiva, da 220V a 12V, o da 12V a 220V, quindi raddoppia l’inefficienza (nel PC poi, viene riportata di nuovo da 220V a 12V). In un anno, 10W significherebbero 17€ di spesa in bolletta, più di quanto mi è costato l’alimentatore senza ventola da 12V e 120W arrivatomi dalla Cina; avevo già la batteria da auto, quindi anche in questo caso un break-even ad un anno, sostituendo all’UPS un semplice adattatore alternata/continua da 12V.

Server a basso consumo con UPS integrato a batteria per auto

Ho scritto in un altro articolo come a suo tempo ho banalmente collegato una batteria da macchina ad un vecchio UPS per dargli maggiore autonomia; in quell’occasione, diversi utenti hanno commentato quelle che secondo loro erano diverse leggerezze di progettazione.

Anche tenendo in considerazione questi commenti, stamattina ho riarrangiato il sistema di alimentazione del mio server domestico per renderlo più silenzioso, efficiente, e autonomo dai blackout.

Per aprire un excursus, molti dei commenti citati criticavano il fatto che io avessi usato dei cavi troppo sottili per collegare la batteria, con la motivazione che, avendo una batteria per auto la capacità di fornire una corrente di molti ampere, i suddetti cavi potrebbero surriscaldarsi fino a provocare un incendio. All’inizio ho passivamente accettato le loro ragioni, ma poi mi sono ricreduto, e vorrei che gli autori di quei commenti tornassero coi piedi per terra: non stiamo parlando di mandare in corto i poli della batteria a scopo di test, ma di utilizzarla per un carico giornaliero normale, in particolar modo visto che si tratta di un server a basso consumo che assieme a tutti gli accessori assorbe un massimo di 60W, che corrispondono a 5ampere con una tensione di 12V.
Entri la PicoPSU: con un gingillo grosso come una fagiolo si ottengono carichi massimi di 95W (col modello che ho io, altrimenti ce ne sono fino a 160W), che corrispondono a 8 ampere con 12V. C’è in altre parole una corrente di 8 ampere che passa attraverso i cavetti del connettore dei 12V della PicoPSU… ora per favore andate a vedere quanto sono spessi quei cavi. Se quello spessore è sufficiente per ben 8 ampere, com’è possibile che i cavi per la 220 non siano sufficienti per 5 ampere? (al massimo, siccome siamo a meno di 4 normalmente)

Tornando a noi, il mio scopo era di risparmiare il più possibile sugli sprechi di corrente, ed avere un PC silenzioso che può reggere blackout di durata significativa.

Ingredienti:

  1. La vostra configurazione favorita per compiti di home server/automazione (io ho acquistato una scheda D510MO della Intel, con l’Atom D510 64bit dualcore, ho aggiunto 2GB di RAM, una scheda di acquisizione video PCI, ed un disco da 2TB Samsung, il più economico che ho trovato)
  2. Un alimentatore di tipo picoPSU (ho comprato per circa 20€ dagli Stati Uniti una PicoPSU80, con erogazione massima di 95W, ma me ne servono molti di meno)
  3. Un alimentatore decente da 12V, meglio se senza ventola, che è in grado di sostenere il carico di cui avete bisogno, e qualcosa in più (il mio è arrivato dalla Cina per 15 euro, ma è marchiato ISO e CE, e oltre alla qualità costruttiva che appare buona, può erogare fino a 120W, cioè 10A@12V)
  4. Una batteria da macchina, che non deve essere nuova, ma almeno in grado di mantenere la carica per un tempo sufficiente, altrimenti non ci serve a nulla

Andiamo avanti.

server insides
Questo è l'aspetto desertico del case tower (cortesia di qualcuno che l'aveva abbandonato vicino ad un cassonetto), ho spazio a sufficienza, e poi voglio che l'aria circoli liberamente all'interno senza bisogno di ventole.
connettore a barilotto da 12v barrel applicato al case
Dettaglio: ho usato un trapano per allargare il foro già esistente di una vite del vecchio alimentatore ATX, ed ho inserito lo spinotto della PicoPSU. Notare quanto sono sottili i cavetti che escono dal connettore (apparentemente vanno benissimo per una corrente di 8 ampere).

NOTA BENE: ATTENZIONE nell’effettuare il passaggio successivo: mai, Mai, MAI fare in modo tale che i poli della batteria entrino direttamente in contatto tra loro, altrimenti vi attendono BRUTTE SORPRESE, inclusi, ma non solo: shock elettrici, incendi, strumenti saldati tra loro o ai poli della batteria o ad eventuali anelli (MAI indossare anelli o simili cose metalliche durante questi lavori). Altro suggerimento: mentre connettete i cavi alla batteria, assicuratevi che l’estremità opposta o non sia stata scoperta, o se l’avete già spellata, metteteci prima sopra del nastro isolante per non fargli fare contatto altrove; questo è particolarmente vero una volta connessi entrambi i cavi, siccome potrebbero andare in corto tra loro. Quando vi apprestate a collegare la batteria al carico, scoprite una estremità alla volta (prima la positiva, poi la negativa) e mai entrambe.

polo negativo batteria auto
Nell'articolo "UPS con batteria per auto" che ho scritto in passato, diverse persone mi hanno criticato per come ho connesso la batteria. Questa volta ho usato dei cavi tre volte più spessi, e siccome non avevo morsetti da batteria, e non mi andava di acquistarli né smontarli da qualcos'altro, ho banalmente avvolto il rame del cavo attorno al polo della batteria. Brutto, ma perfettamente funzionale (provate a dimostrare il contrario). Di quella dimensione avevo solo cavi di terra, quindi li ho marcati con del nastro isolante colorato per distinguerli.
batteria macchina cablata
Sexy. Questo è il risultato finale: non avevo nastro isolante rosso, così ho usato il nero per il negativo ed il bianco per il positivo.
alimentatore 12V 10A 120W cablato
Il pannello dei cablaggi dell'alimentatore, il cavo bianco è l'ingresso dei 220V, i cavi di terra vanno alla batteria, e quelli grigi al carico (server + monitor lcd + modem/router + altre cose). Prima che cominciate a criticarne la bruttezza: non mi interessa, basta che funzioni e sia sicuro. Inoltre, anche se non è visibile nella foto, ogni cavo ha delle strisce ripetute di nastro adesivo bianco o nero per distinguerne la polarità positiva o negativa.

I risultati sono questi: ho collegato la batteria con l’alimentatore che teneva acceso il server e non c’è stato nessun problema; dopo di questo il wattmetro che stavo usando ha immediatamente iniziato a misurare un consumo inferiore, siccome la batteria per auto, carica, ha iniziato a condividere il carico con l’alimentatore da 12V. Con questa configurazione, è possibile staccare e riattaccare la presa della 220V in qualunque momento senza che accada nulla: il carico, l’alimentatore e la batteria sono in parallelo, per cui se la corrente manca, la batteria sostiene automaticamente tutto il carico.

Attualmente, il wattmetro continua a mostrare un carico molto inferiore rispetto a quello rilevato senza batteria in parallelo; mi attendo che questo salga progressivamente fino al valore totale, cioè leggermente superiore ai 42W (il consumo delle apparecchiature collegate, più una certa quantità necessaria a mantenere carica la batteria).

 

Cosa avreste cambiato, cosa vi piace, e cosa non vi piace di questo lavoro?

Questo è l’aspetto desertico del case tower (cortesia di qualcuno che l’aveva abbandonato vicino ad un cassonetto), ho spazio a sufficienza, e poi voglio che l’aria circoli liberamente all’interno senza bisogno di ventole.

Appia e Grande Raccordo Anulare, un giorno di ordinaria follia a Roma

Ho la fortuna (ed oggi mi sono reso conto di quanto è grande questa fortuna) di lavorare a distanza di passeggiata da casa (se farsi 1km in ripida salita al ritorno, con borsa al seguito, si può considerare passeggiata, ma se non altro fa bene alla salute).

Oggi, per un concorso pubblico, mi sono messo in viaggio verso Tivoli, e per problemi alla macchina ho ponderato di fare due cambi con i mezzi pubblici, anche se all’ultimo momento ho trovato una macchina in prestito… non l’avessi mai presa!

Conoscevo già la situazione mattutina sull’Appia, che -per quanto mi riguarda- è particolarmente intasata nel tratto che scende da Albano Laziale verso Santa Maria delle Mole (e tutto grazie a tre giganteschi incroci regolati da semaforo che nessun santo in cielo decide di trasformare in rotatorie… come se l’Appia Bis servisse a risolvere qualcosa, oltre ai mutui per le ville e le Cajenne degli appaltatori), ma il raccordo proprio non me lo sarei aspettato così. Appena imboccato il GRA ho trovato un traffico relativamente pesante ma scorrevole, che si è improvvisamente impantanato all’altezza dell’Ikea ad Anagnina, “un impasse che si risolverà tra poco” ho subito pensato, peccato che il “tra poco” è diventato “tutto il raccordo”. Per arrivare da casa all’uscita su Via Tiburtina ho impiegato un’ora e un quarto, di cui gli ultimi dieci minuti trascorsi in fila nella corsia d’emergenza per uscire dal raccordo: una media di 28km/h dalla partenza; sulla Tiburtina il traffico a passo d’uomo è proseguito fino a poco oltre gli studi Mediaset della Titanus, dove c’è un incrocio, ed è ripreso solo a Villa Adriana poco prima di Tivoli.

Concludendo, “poco male”, ho speso del tempo, ma soprattutto tante energie vitali, in un singolo viaggio andato male, e l’incubo ormai è finito, ma mi spaventa pensare che ci siano così tante persone che OGNI GIORNO fanno quel tragitto in quelle condizioni (perché non credo che sia stata una enorme coincidenza che si siano messi in macchina tutti oggi, e che diamine). Per queste numerosissime persone scrivo una brevissima lettera aperta:

VOI SIETE TUTTI PAZZI FRACICHI!

Ma che ci stanno a fare i mezzi pubblici? Poi ci credo che la cronaca è piena di omicidi e aggressioni occasionali… tutta colpa dello stress da traffico.

Dovessi per puro caso ottenere quel posto, perché magari i raccomandati hanno tutti di meglio da fare, di sicuro mi alzerò la mattina alle 6 per arrivare alla stazione Termini e poi salire su treno per Tivoli da Tiburtina, perché col cavolo che ci torno in auto.

Qual è il vostro passatempo preferito sui mezzi pubblici? (per me, guardare telefilm sul cellulare)

O qual è la parolaccia che dite più spesso in mezzo al traffico? (censuratela al bisogno)

Pulire lo scarico centrale della Rover 75 e asciugare la centralina

A Cesare quel ch’è di Cesare: questo articolo è stato ispirato da questa discussione, dove le istruzioni sono in realtà per i modelli britannici della Rover 75, che apparentemente consentono un accesso più semplice al buco di drenaggio; ho colto l’occasione per replicare il tutto in maggiore dettaglio per i modelli “normali”.

area centralina elettronica
Questa è la zona dove si trova la centralina (ECU), "aperta" così come la avrete alla fine di questa procedura.
griglia in plastica rover 75
Sollevato il cofano motore, trovate la griglia in plastica lato passeggero che va rimossa, agendo sui rilasci indicati dalle frecce rosse.
istruzioni accesso centralina.
Potrebbe sembrare complicato, ma basta seguire i passaggi: per prima cosa rimuovete le viti/tappucci cerchiati di rosso, quindi sfilate dal bordo metallico la guarnizione indicata dalla freccia azzurra, alzate verso l'alto la cornice di plastica che reggeva la griglia che avete appena rimosso, e sfilate nella direzione della freccia verde il pannello di plastica con le "grondaie" per l'acqua.
Rover 75 filtro polline centralina
Indicato in arancione è il filtro per i pollini, in verde la scatola di plastica contenente la centralina del motore; entrambi si trovano in una camera riempitasi di acqua piovana accumulata in chissà quanto tempo.
Rover 75 foro di scarico centrale
Non sono riuscito a scattare una fotografia decente per riprendere l'acqua sul fondo della camera, ma c'erano 15cm buoni di acqua piovana accumulati sul fondo da questo lato (la macchina è parcheggiata in pendenza); è possibile vedere l'enorme quantità di foglie e semi di pino (ce ne era una catasta intera prima di sturare il tubo).
rover 74 ecu
La scatola della centralina una volta aperta; ci sono 4 gancetti a clip indicati dalle frecce rosse; non fate come me, e prima di soffrire le pene dell'inferno per provare ad aprirle nella posizione in cui si trovano, fate scorrere verso l'alto la scatola per avere un accesso migliore.
Asciugatura centralina
Ho steso una prolunga, collegato un asciugacapelli, ed ho soffiato allegramente sulla centralina, anche se il problema delle lancette di temperatura e giri motore, aria condizionata e lunotto termico, tutti morti, non si è ancora risolto...
tubo di gomma
Capitan Uncino ha convinto il Sig. Inutile Tubo di Gomma ad uscire dal suo alloggiamento.
tubo di gomma tagliato
Tubo allo spiedo, dopo essere stato operato per rimuovere la punta a becco di flauto; è possibile ora reinserirlo in posizione, o anche no (io ho preferito evitare).

Chiudo questo articolo pubblicando i miei sentiti ringraziamenti alle cordiali persone che lavorano alla Rover per aver deciso di piazzare una centralina elettronica in una camera dove viene raccolta l’acqua piovana che dovrebbe scorrere via attraverso un tubo a becco di flauto.

Infiltrazioni di acqua nella Rover 75

Fino ad ora ho sperimentato due tipi di infiltrazioni di acqua nella mia Rover 75. Una di queste (si suppone) sta causando la mancanza di alimentazione alle pompe del carburante (sia quella anteriore che quella interna al serbatoio), per cui nel 99% delle volte girando la chiave nel cruscotto, comunque non giunge alcuna differenza di potenziale ai motorini e la macchina non è in grado di avviarsi; questa infiltrazione è dovuta all’accumulo di acqua in una vaschetta appena aldisopra della centralina e dei fusibili, dove un tubo di scarico di gomma dovrebbe prevenire la cosa, ma non ci riesce se vi capita di vivere in un qualche posto dove foglie e semi cadono frequentemente dagli alberi sulla vostra macchina.

rover 75 sotto il cofano
L'area sotto il cofano dove avviene il misfatto, la vasca d'acqua è subito vicino alla cerniera del cofano lato passeggero.
tubo di scarico di gomma
Questa vaschetta appare sporca, ma in realtà è stata abbondantemente pulita, figuratevi cosa poteva esserci prima. Inutile a dirsi, si era riempita d'acqua, che poi è debordata all'interno della macchina, cadendo sopra la centralina e la scatola dei fusibili, per finire sul tappetino lato passeggero.
tubo di scarico
Mio padre sostiene che lo scopo di questa forma sia quella di impedire che i residui solidi finiscano nel vano sottostante lo scarico, permettendo il passaggio solo dell'acqua. Io invece penso che sia semplicemente una progettazione stupida. La prima cosa solida che finisce dentro il tubo tappa l'uscita... nel mio caso si era riempito tutto di semi di pino quasi fino all'orlo.
tubo di scarico di gomma tagliato
Problema risolto, ho tagliato via la punta a becco di flauto ed ora il passaggio è aperto.

Ho scoperto la seconda infiltrazione per puro caso. Come dicevo la pompa del gasolio anteriore era ferma, e sono andato a controllare anche quella posteriore, quindi ho rimosso il sedile posteriore… e sorpresa, ho trovato una piscinetta d’acqua in un punto affossato della base metallica subito dietro al coperchio dell’alloggiamento della pompa interna al serbatoio. Ho seguito il passaggio dell’acqua sin dentro il bagagliaio, ma lì le tracce diventavano scarse, siccome era quasi tutto asciutto, anche se ho notato per caso una macchia sulla parete laterale.

rover 75 bagagliaio
Ho asciugato l'acqua stagnante all'angolo del bagagliaio con lo spazio della ruota, si può notare chiaramente l'area bagnata tutta attorno.
rover 75 infiltrazione bagagliaio
Questa macchia verticale ha tradito l'infiltrazione in questa zona del bagagliaio.
rover 75 decorazione argento
La freccia rossa punta alla zona dove l'acqua si insinua sotto la decorazione cromata e passa attraverso il buco della vite che la fissa in posizione.
guarnizione difettosa
Questo è il colpevole, la guarnizione rotonda premuta contro il metallo lasciava comunque passare l'acqua dall'esterno.
rover 75 doccia bagagliaio
Ho rimontato tutto per testare la tenuta della guarnizione, quindi ho innaffiato abbondantemente la zona sospettata di infiltrazione (notare l'arcobaleno di cortesia)
infiltrazione d'acqua nel bagagliaio
Eccovelo, un rivoletto di acqua scende direttamente dalla guarnizione.
acqua nel bagagliaio
Piccola piscina formatasi nel bagagliaio nello stesso punto dove avevo già asciugato l'acqua presente (che si era accumulata in quantità molto superiori). Non appena si frena o si marcia in discesa, l'acqua cola in avanti e va ad accumularsi proprio sotto il sedile posteriore.

Ho aggiunto generose quantità di silicone in corrispondeza del foro nella carrozzeria dove passa la vite, sia dall’esterno che dall’interno, ed ho rimontato tutto; dovrebbe essere sufficientemente isolato per ora. Per sicurezza, ho ripetuto l’isolamento con silicone su tutte le altre guarnizioni simili (ce ne sono due per lato).

Il problema della mancata alimentazione alle pompe del gasolio permane, questa macchina continua a prendermi in giro; non appena sembra che la cosa sia risolta, basta riprovare a girare la chiave nel quadro, e nuovamente le pompe sono morte. A questo punto, sospetto un cavo di alimentazione ossidato, o qualcosa del genere.

Il driver di rete bridged Virtualbox rallenta la velocità della LAN

Quando sono passato dal WiFi ad una connessione fisica con cablaggio CAT5E dal router nell’altra stanza a questo PC, sono saltato da velocità di trasferimento dei file di massimo 2-3MB/s (ma quasi sempre 1MB/s, spesso meno) a 11-12MB/s.

Ultimamente ho notato come la velocità per scaricare alcuni fansub dal server domestico era scesa a 5-6MB/s, esattamente la metà di quella a cui ero abituato; dall’icona di rete nell’area di notifiche di Windows 7 ho notato che era presente un secondo adattatore di rete, che ho fatto risalire alla scheda virtuale di rete in modalità bridged installata da Virtualbox. Siccome l’avevo recentemente installato per testare una cosa di cui ora non ho più bisogno, ho disinstallato Virtualbox, e non appena il driver dell’adattatore di rete virtuale è stato rimosso, la velocità tornata a 11-12MB/s.

Questo dovrebbe essere un comportamento normale?

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