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Li-Ion battery calibration, funny myth? Personal thoughts

I regularly lurk over at XDA since I started -happily- using my HTC HD2 Leo (actually, I just brought it to a collection center for warranty servicing… dead touchscreen, sigh). Since then, I began reading about “funny” practices regarding lithium ion battery usage to prolong their life. Even before that, when I still used older pocketpc’s (namely, iPaq’s) I would always run down the battery to about 30% and then recharge to full, and I avoided at most to recharge before it was “time”; on the other hand, you can often read guides saying that LiIon batteries get better the more often you recharge them, and get worse the bigger and less frequent the charges (sure, now tell me your laptop battery improves by always using it attached to the mains charger…).

Following is an excerpt taken from here (I suppose these are pretty standard steps, I’ve read similar ones on some XDA threads):

  1. Run the device down until it turns itself off.
  2. Turn it back on and wait for it to turn itself off again.
  3. Remove the battery for 10 seconds.
  4. Replace the battery, but leave the device off.
  5. Charge the device until full and then for another hour.
  6. **Root users only** Using a Terminal Emulator, type “su” enter, followed by “rm /data/system/batterystats.bin”
  7. Run the device’s battery down until it turns itself off.
  8. Turn the device on and charge for at least 8 hours.
  9. Unplug the device, turn off, then charge for another hour.
  10. Unplug the device, turn on, wait 2 minutes.
  11. Turn off again and charge for another hour.
  12. Restart and use as normal.

Now, the least of my intentions is to criticize their work in any way (believe me), yet, personally (very personally) I think you could insert in any place in that list the following statement:

  • Dress in a striped white and greenish scottish skirt, and, while wearing ONLY that, during a full moon, jump yelling “IIIOOOONNNN” around your charging phone

and it would perfectly fit in the overall mood of said list.

On a side note, when the charging device says it’s full, it stops sending energy to the battery, so for any kind of purpose you could leave the charger attached for a whole day after the led got green, it won’t really make any difference.

I am an extreme case, and I know it, but I can very honestly report my experience: I have the standard original battery, and I bought off chinese eBay other 3 clones (1230mAh, perfectly identical to the original except a slightly tinier barcode), together with a desktop charger.

I use the phone until it runs down to ~20% (lately down to 10% or even 5% if I’m doing something I don’t want to interrupt, like reading manga) at which point I take out the battery, and put inside the next charged one (I have them numbered, from 1 to 4). The drained battery goes straight inside the desktop charger (or in my pocket, until I get back home).

I rarely use the car charger, but I kind of regularly use the phone inside the car as MP3 player/navigator.

I have gotten, on very light use, up to 4 days uptime. Yes, you read it well, FOUR days uptime; I may have used it very little, yet it’s still 96 hours. Are you going to tell me that with those tricks you read about it could’ve lasted even longer?

eBay e embargo verso l’Italia delle spedizioni dai venditori in Cina

Oggi sono stato per l’ennesima volta vittima della fobia italiana dei venditori ebay cinesi. Ho acquistato una custodia subacquea per il mio HD2, che però purtroppo prima non stava arrivando affatto, e quando, dopo più di 40 giorni (vicino ai 45 massimi per il reclamo paypal) è finalmente arrivata, si è dimostrata incapace di trattenere efficacemente l’acqua (test casereccio effettuato infilando nella custodia un foglio di carta igienica, e tenendola immersa sul fondo di un secchio pieno d’acqua con un peso sopra). Ho quindi contattato il venditore, inizialmente specificando il problema del ritardo nella spedizione (normalmente qui in provincia di Roma le spedizioni cinesi arrivano in un intervallo tra le tre settimane ed i 30 giorni, senza empasse doganali, ma con rare eccezioni di arrivi velocissimi in due settimane).

Ebbene, il venditore si è dimostrato molto cordiale e disposto a risolvere il problema, sia con il ritardo sulla consegna (poi rientrato), sia quando ho comunicato che l’oggetto era sì arrivato, ma inutile, siccome entrava acqua a tutto spiano. Si sono mostrati disponibili a rispedire l’oggetto, ma io ho preferito chiedere un rimborso, promettendo che appena fosse stato ricevuto avrei provveduto a un nuovo acquisto (il tutto per rinnovare il limite dei 45gg di reclamo PayPal, non si sa mai).

Quando sono andato per ricomprare l’astuccio impermeabile, mi sono visto dire da eBay che non potevo farlo, perché la spedizione verso l’Italia non era prevista (eppure lo era un mese prima quando l’ho comprato); contattando nuovamente il venditore, ho provato a farmi elargire un’eccezione, eppure mi è stato risposto che, a causa dei tempi lunghi di consegna, e dei feedback negativi ricevuti dagli utenti italiani a causa di ciò, l’embargo verso il nostro paese non era negoziabile, e quindi non potevano più vendermi l’oggetto.

Cari ragazzi, perché siete così scemi? Perché mai lasciare un feedback negativo, vi costa troppo scrivere al venditore chiedendogli di risolvere il problema? Ogni singolo venditore a grandi volumi, cinese e non, è disposto a venirvi incontro in cento modi diversi pur di avere un feedback positivo a 5 stelle, quindi contattatelo e vi rispedisce l’oggetto, oppure vi rimborsa, e subito dopo voi potete lasciargli l’agognato “full five stars positive feedback”. Così facendo invece vi incavolate voi, lasciate un feed negativo e fate incavolare il venditore cinese, rimanete a bocca asciutta, e aumentate il numero di negozi che non spediscono in Italia… proprio bravi siete! Devo ringraziare ciascuno di voi se ogni volta che trovo un oggetto ad un prezzo super, non posso comprarlo perché qualche scemo all’interno dei miei stessi confini era troppo impaziente per scrivere una letterina in inglese e chiedere di risolvere amichevolmente il problema.

Se poi il vostro problema è la dogana, cosa c’entra il venditore? So che in alcune aree il controllo doganale è stretto e antidemocratico (siccome il limite di intassabilità sono i 45 euro, eppure alcuni si vedono addebitare i fatidici 5.50euro di dazio e tasse varie, che in molti casi vanificano completamente l’affare; così mi viene detto dal mio amico Andrea che si trova nel nord-Italia), ma se ne siete a conoscenza, vuoi per forum, vuoi per esperienza diretta, evitate di comprare a prescindere, oppure acquistate da quei negozi cinesi che hanno un deposito nel Regno Unito e evitano la dogana completamente.

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Basta un promotore finanziario disgraziato, e una Unit Linked

Scrivo questo oggi perché stavo controllando la situazione del mio conto bancario online, e mi sono messo a pensare al passato. Non farò nomi in questo post per non fare pubblicità, né positiva (perché tanto non verrei pagato), né negativa (perché rischierei di essere denunciato).

Ero un ragazzetto di 25 anni, e da 2-3 anni avevo aperto in tutta autonomia il mio primo conto bancario, la banca era una società online di buone speranze, essendo del tutto telematica era una banca a costi completamente inesistenti (aldilà del bollo statale) ed offriva una ottima percentuale sui fondi in liquidità (il 3% circa) rispetto all’1% misero delle altre banche “in carne ed ossa”. Ne ebbi bisogno in prima istanza perché era necessario sottoscrivere un RID per pagare la mia connessione ADSL domestica, e non avevo intenzione di pesare sui genitori, ma fu una buona scelta aprire un mio conto corrente.

Allora l’unico modo per aprire un conto con questa banca era recarsi in un ufficio di promotori e effettuare tramite loro un versamento in denaro, quindi così feci; la promotrice che per mia disgrazia divenne il mio referente con la banca era una certa L. E., donna di mezza età, madre di famiglia (mi ricordo chiaramente che nella sua cartelletta teneva dei fogli disegnati e colorati da un bambino, e quindi a meno che non si trattasse di una sua morbosa ossessione, dovevano essere i “lavoretti” di suo figlio), che quasi subito provò a convincermi a “investire” in un fondo per quando sarei stato “grande”, “bastano 100 euro al mese”, ma declinai gentilmente, non capendoci nulla ma sapendo che non era qualcosa di cui avevo bisogno.

Un po’ di tempo passò, e successe che questa banca, dopo aver abbassato significativamente gli interessi sulla liquidità, iniziò a chiedere anche un canone mensile di circa 6 euro per i suoi servizi (carta di credito gratuita, bonifici gratuiti, prelievi gratuiti, ecc ecc); nulla di grave, era normale che prima o poi succedesse, sono ancora pienamente soddisfatto di questa banca e la consiglierei agli amici. Insomma, fu così che la signora L. E., assetata di provvigioni, mi convocò nuovamente nel suo ufficio per “parlare”.

Arrivato, mi venne riproposta la stessa solfa del fondo di investimento, stavolta però infarcita con una disonestissima scusa per la quale sarebbe stato conveniente attivarlo: infatti era un ottimo modo per azzerare il canone mensile della banca, che mi sarebbe stato rimborsato di volta in volta proprio perché sottoscrittore del fondo. In altre parole, fui convinto, ragazzetto ignorante di strumenti finanziari quale ero, a spendere 100 euro mensili, 1200 euro annui, perché così avrei risparmiato i 72 euro di spese della banca. Fesso io che le diedi retta, disgraziata e disonesta lei che approfittò dell’impreparazione di un ragazzetto che aveva da poco iniziato a lavorare, per spillare i suoi soldi.

Incidentalmente, quella del fondo da 100 euro mensili fu una truffa nazionalizzata proposta all’epoca da molti promotori di quella banca ai loro “clienti”, perché garantiva provvigioni che facevano ovviamente gola.

Alla data odierna, da qualche anno ho già bloccato i versamenti periodici (dopo che ho scoperto cosa fosse una polizza Unit Linked, e perché facesse tanto schifo), ma continuo a mantenere i soldi nel fondo fino a scadenza (2014 nientemeno) per evitare che mi vengano decimati per via delle draconiane penali previste; a fronte di 4600€ versati sinora, il valore di mercato non riesce ad arrivare neppure a 3300€. In altre parole, ho buttato dalla finestra 1300€, assieme agli interessi mancati che non percepirò su quel denaro a causa della gestione becera del fondo, farcita da ricchissime spese a fondo perduto, per risparmiare (l’equivalente di 10 anni di canone mensile di banca) 720 euro. Ho speso 100 per risparmiare 40, siccome secondo L. E. questa era una ottima mossa.

Il mio pensiero va a te, disgraziata d’una L. E., che qualche anno dopo hai smesso di lavorare per la mia banca (e per fortuna), ti auguro in tutta simpatia che il karma che meriti ti piova addosso in tutto il suo fulgore.

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Appia bis su via Perlatura, rotatoria di Ginestreto, via Danimarca inutile

L’ingegneria civile nella zona periferica di Albano Laziale e Ariccia sembra provenire dai recessi più nascosti dalla mente di Tim Burton, o di Dario Argento, la scelta sta alle preferenze dei singoli.

Innanzitutto, questo post è dedicato a chi sa già di cosa sto parlando, in quanto si riferisce ad una realtà molto locale; tutti gli altri possono divertirsi a leggere se ne hanno voglia.

Esaminiamo quindi le incredibili magagne della zona di Poggio Ameno (“poggiameno” come pensavo si scrivesse da bambino, e pronuncio tuttora), area pacifica -per ora- subito sopra la costa sud-orientale di Vallericcia, e che nei disegni delle amministrazioni locali si trasformerà in una zona dove l’unica cosa di bucolico rimarrà il nome, ultimo timido baluardo di una realtà grottescamente beffarda.

L’Appia bis

I fantomatici progetti di una enorme bretella di comunicazione stradale che avrebbe abbattuto campi e case, era nei sogni dei comuni locali, e nelle brame delle società appaltatrici, da più tempo di quanto io riesca a ripercorrere con la memoria, eppure non soffro ancora di degenerazione senile.

Ora l’ecomostro si riaffaccia molto più arrogante, e con un progetto “definitivo” che è stato abbastanza chiaramente illustrato: abbattimento degli edifici dei Frati Somaschi, scavi di gallerie artificiali estesi per centinaia di metri, fino a sbucare in tutto il suo fulgido profilo lungo via Perlatura, all’altezza di dove è stata aperta l’inutilissima via Danimarca (ne parlerò più in là).

Dal punto dove emerge, sul progetto, il livello della tangenziale inizierà a salire gradualmente fino ad un’altezza di 6 metri, parallelamente a via Perlatura (che non mi è chiaro se verrà conservata alla sua ombra, oppure sarà obliterata), abbatterà lungo il percorso diversi ettari di verde, compresi due boschi dove nidificano regolarmente uccelli altrimenti rari in tutta la zona dei Castelli, fino a raggiungere, “in qualche modo”, la rotatoria di Ginestreto (un’altra cosa di cui parlerò più in là); come la rotatoria verrà raggiunta, non si sa, siccome a quanto pare pur costituendo un punto di passaggio, consentrà una uscita ma non una entrata (…).

In altre parole, chi ha scelto di vivere ed abitare a Poggio Ameno perché, appunto, è un “poggio ameno”, si aggrapperà saldamente al tram. Gli arzilli sindaci del posto si divertono a parlare della sindrome di nimby, forse per sentito dire o forse perché vagamente sanno cosa significa, anche se dubito conoscano l’inglese a sufficienza per sapere il senso di “Not In My Back Yard”, siccome più che nel giardino, la sopraelevata mi passerebbe praticamente dentro casa. A quel punto, sai cosa me ne importa del bene comune, se poi devo morire prematuramente per lo stress.

Altro dettaglio grottesco: nel progetto attuale è prevista la costruzione di una enorme rotatoria “al posto” di quella già costruita a Ginestreto (in realtà ancora in fase di completamento al momento in cui scrivo), per cui l’enorme opera che stanno finendo ora sarà completamente rasa al suolo, per invadere ancora più terreni, e cancellare, ad esempio, il vivaio all’incrocio, che è stato già in parte coinvolto dalla rotatoria esistente.

Inoltre quel tratto di strada non serve neppure, perché l’ingorgo problematico si trova all’incrocio tra Corso Matteotti, Via Borgo Garibaldi e Via Trilussa ad Albano, mentre dalla rotatoria dei Somaschi il traffico è virtualmente inesistente, a maggior ragione adesso che la rotatoria di Ginestreto evita completamente gli incastri e le file che si formavano prima della sua costruzione; per arrivare a Velletri, in altre parole, non si incontra traffico per tutta via Perlatura, non se ne vede neppure per via Pagliarozza e Fatebenefratelli, mentre la tangenziale di Genzano evita di attraversare il corso centrale, e permette di inserirsi sull’Appia completamente a valle del paese, Appia che già così è sempre estremamente scorrevole.

Qual è la necessità quindi della enorme tangenziale da diverse centinaia di milioni di euro?

Via Danimarca

La progettazione e finalmente l’apertura di via Danimarca è stata salutata dai sindaci e da diverse testate giornalistiche locali come la discesa dello spirito santo sulla valle di lacrime dell’incrocio di Vallericcia (quando ancora la rotatoria era nel limbo dei lavori pubblici), perché avrebbe, nelle previsioni fallaci degli ideatori e promotori, alleggerito significativamente gli ingorghi più a valle su via Perlatura. Elenchiamo tutte le caratteristiche che la rendono effettivamente inutile, non solo ad alleggerire l’incrocio, ma anche in generale:

  1. Gli imbocchi e le uscite sono veramente stretti (e questo è un parziale difetto anche della rotatoria); se c’è spazio a disposizione perché non utilizzarlo? Che senso ha lasciare un triangolo di aiuola enorme tra i due svincoli quando potreste usarlo per allargare gli ingressi e le uscite?
  2. Il senso di ingresso e di uscita è fortemente limitato: è possibile entrare da via Perlatura solo per chi viene da Albano, mentre è possibile entrare da via Italia solo per chi proviene dalla rotatoria di Ginestreto; inoltre l’uscita su via Perlatura permette di immettersi solo in direzione Ginestreto, così come l’uscita su via Italia è possibile solo in direzione Cecchina; risultato? Degli otto totali tragitti possibili teoricamente, solo due sono fattibili, il potenziale di quella via è ridotto ad un misero 25% del normale: o entri da via Perlatura provenendo da Albano, per uscire su via Italia in direzione Cecchina, o entri da via Italia provenendo dalla rotatoria di Ginestreto per uscire su via Perlatura sempre in direzione della rotatoria di Ginestreto (ma che senso ha?); ciò non toglie che chiunque regolarmente imbocchi la strada, e la lasci, contromano, infrangendo il codice della strada anche per due volte di fila.
  3. E finalmente il nodo principale: quanto via Danimarca alleggerisce davvero l’incrocio di Ginestreto? Tenendo conto dei sensi di marcia obbligati, possiamo completamente escludere una qualunque utilità per chi la percorre da via Italia a via Perlatura; rimane il senso di percorrenza per chi proviene da Albano su via Perlatura ed è diretto a Cecchina… peccato che chi veramente proviene da Albano non si sognerebbe mai di proseguire su via Perlatura per prendere via Danimarca, quando può molto più convenientemente continuare su via Rufelli fino alla Nettunense; stessa cosa dicasi per chi proviene dal tratto più alto di via Perlatura, che farebbe comunque prima ad imboccare via Rufelli piuttosto che scendere nell’altro senso. Risultato? L’impressionante alleggerimento del traffico sull’incrocio di Ginestreto è ricoducibile solo a coloro che partono nel tratto di via Perlatura che va dal supermercato sino a prima di via Danimarca, e devono girare per Cecchina, siccome tutti gli altri o fanno prima su via Rufelli, o non possono imboccare via Danimarca, o semplicemente devono seguire un altro tragitto per cui per loro via Danimarca è ininfluente. Complimenti, signori ingegneri civili.
  4. Ma non finisce qui, perché appunto le rotatorie sembrano stare particolarmente antipatiche al comune di Albano Laziale: cosa sarebbe costato costruire due rotatorie su via Perlatura e via Italia in corrispondenza degli incroci con via Danimarca? Si sarebbero risolti tutti i problemi dei sensi obbligati, rendendo quel pezzetto di strada davvero utile ed utilizzabile, e perdipiù rallentando il traffico su via Perlatura e via Italia, soprattutto per quei pazzi che, complice il rettilineo e la discesa, corrono a 80km/h e più (e ricordo la morte di un pedone travolto da un’auto in corsa su via Perlatura proprio in corrispondenza di dove ci sarebbe potuta essere una rotatoria)

La rotatoria di Ginestreto

All’ultimo punto, l’unica cosa veramente utile delle tre, peccato che pure questa abbia i suoi punti dolenti per un motivo o per l’altro:

  1. Cosa stavano aspettando? L’incrocio di Vallericcia e Ginestreto è stato in crisi per almeno una decina d’anni, arrivando al punto in cui, negli orari più caotici, si creavano incastri mortali in cui ben cinque strade che si affacciavano l’una contro l’altra, tutte stracolme di veicoli, si bloccavano per qualche minuto, siccome i primi della fila di tutte e cinque queste strade volevano fare i furbi ed infilarsi davanti agli altri; risultato, non si poteva più muovere nessuno. Ma le cattive abitudini sono difficili a morire, siccome anche adesso con tanto di rotatoria mastodontica c’è quello che ti si tuffa davanti tagliandoti la strada e ignorando i cartelli di “dare precedenza”, e ti manda pure a quel paese se gli suoni. Comunque, ribadendo il concetto, già da molto prima che arrivassero i fondi regionali, un operaio qualunque, pagato una cinquantina di euro da un comune qualunque, avrebbe potuto piantare un fusto pieno di cemento in mezzo alla strada, con dentro un cartello segnaletico ad indicare la rotatoria, e tutto sarebbe andato per il meglio. Diamine, ci sarebbero stati almeno un centinaio di volontari, me compreso, pronti a farlo a loro spese un intervento del genere.
  2. Cosa hanno aspettato? Ci voleva tanto a stendere l’asfalto e farci passare le macchine sopra? I ricami avrebbero potuti lasciarli alla fine, anziché bloccare la strada coi lavori, tenerli fermi per mesi, riprenderli quando meno te lo aspettavi, bloccare via Ginestreto per alcune settimane incastrando regolarmente via Italia e il tratto della Nettunense che attraversa il centro di Cecchina.
  3. Era proprio necessario farla così larga? I mezzi pesanti non possono comunque passarci, quindi a cosa è servito mangiare così tanta parte del vivaio, e abbattere muri a secco vecchi di chissà quanto?
  4. Qualcuno può spiegarmi perché è stata costruita un’isola di cemento rialzata nell’arco di rotatoria tra via Ginestreto e via Pagliarozza? Per quale motivo le automobili che arrivano da Ginestreto e devono uscire in direzione di Genzano sono costrette ad un’inutile zig-zag? Quella singola uscita, traffico a parte, scorreva molto meglio prima della rotatoria. Qualcun altro può anche spiegarmi il motivo per cui lo sbocco su via Italia è così dannatamente stretto? Cosa gli costava restringere un po’ l’aiuola triangolare per allargare lo svincolo? Dev’esserci lo zampino dello stesso ingegnere di via Danimarca.

…e quindi?

“Facile criticare, vorrei vedere te cosa avresti fatto”

Semplice, la rotatoria di Ginestreto esisterebbe già da anni, via Danimarca sarebbe stata attivata con molto meno chiasso, ma avrebbe rotatorie ad entrambe le estremità, ce ne sarebbe una anche all’incrocio tra via Rufelli e via Perlatura, coinvolgendo anche l’orribile imbocco di via Quartaccio (avrebbe intaccato minimamente, o quasi per nulla, le proprietà private, con una forma oblunga).

Certo, agli ingorghi sulla rotatoria dei Somaschi sarebbe più complicato trovare soluzione, ma il problema reale in quella zona sono i soliti furbi che non rispettano le precedenze, e soprattutto l’uscita dei buoi ragazzi dalla scuola che (provato in prima persona) blocca completamente la rotatoria (e conseguentemente le strade afferenti) per qualche minuto. Forse un sottopassaggio o un ponte pedonale (meglio ancora) sarebbe d’aiuto.

Nulla di neanche lontanamente paragonabile a 140 milioni di euro di spesa pubblica ad elevatissimo impatto ambientale.

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Truffe su subito.it: vendite di HTC HD2 a prezzi stracciati

Tanto per perder tempo, nel primo pomeriggio cerco, sul sito subito.it, e nella mia area geografica, degli annunci di vendita per il mio attuale cellulare, un HTC HD2; sono infatti curioso di vedere qual è il prezzo medio dell’usato su questo dispositivo. Mi colpiscono subito alcuni annunci con prezzi di 250, 240, 190 euro, effettivamente troppo bassi anche considerando che sono trascorsi 9 mesi dal rilascio di questo telefono (un buon prezzo sarebbe 350 euro, su una media di 400).

Quindi, annusando la sòla a distanza, contatto comunque i venditori, perché in fondo, se vicini a me, e se dopo un’ispezione accurata, il telefono fosse risultato “vero”, un secondo HD2 a quel prezzo l’avrei pur comprato, o sarei perlomeno stato tentato.

Mi risponde solo uno dei venditori, il mio messaggio di contatto è stato:

Ciao ***
dove ti trovi? Se davvero lo vendi a
quel prezzo (sono curioso di sapere
come mai) mi vien voglia di
comprarmene un altro, e se sei
abbastanza vicino potrei decidere di
venire a vederlo.
Saluti

e la sua prima risposta:

ACCETTTO SOLO PAGAMENTO POSTPAY

e già qui…. tutto in lettere maiuscole, nessun saluto o presentazione, messaggio telegrafico che contiene più errori ortografici che parole (passino le tre T in ACCETTTO, ma si scrive postepay con la E!), il gioco era evidente ancor prima di capire il senso della richiesta (cioè, di pagarlo in modo non tracciabile, anonimo, privo di causale, equivalente ad un versamento fatto da sé stesso, in pratica come lasciare aperta la porta di casa con su scritto “Cari ladri entrate pure, non c’è nessuno”).

Però voglio divertirmi, e faccio la parte dell’ingenuo, quindi replico così:

perché, se vengo a prenderlo di persona e ti pago in contanti non ti va bene?

e quasi subito arriva:

SOLO SPEDIZIONE PAGAMENTO POSTPAY

già, ecco, ti ho aperto la porta, ed ho appeso il cartello, dammi solo il tempo di uscire di casa… (postepay con la E e che diamine!!)
Comunque, la mia mossa successiva stavolta è un più indelicato:

capito… e quanti fessi sei riuscito a fregare fino ad ora? Perché se
è una cosa che rende comincio a farlo anche io

Stavolta la risposta si lascia attendere, e immagino che, smascherato (come se ci volesse tanto…) abbia deciso di sparire, ed invece, sempre nell’arco dello stesso pomeriggio, ecco cosa ricevo:

noi siamo una ditta seria ed e’ per questo che offriamo prodotti ottimi ed
usiamo sempre la stessa politica.e’ libero di avere i suoi pensieri.ci scusi
per il disguido.arrivederci

Ceeeeerto.
Stavolta si nota qualcosa di differente. La frase non è più stringata, non è scritta in lettere maiuscole (anche se c’è stata una semplice transizione alle minuscole, in altre parole “o tutto o niente”), e dimostra un linguaggio sicuramente più elaborato (sì, ma qualunque cosa è più elaborata del trogloditese).
Probabilmente si tratta di un dodicenne che si diletta nell’arte della stangata (anche se nella sua forma più bambinesca e, diciamocelo, scema), che messo in difficoltà ha chiesto aiuto al fratello maggiore, o alla mamma, più esperti della vita.

Aggiornamento del 14/8:
Ho appena ricevuto risposta da un’altra delle persone che ho contattato. Lui in confronto è un vero professionista… pecca però di qualche imperfezione nella lingua italiana, che lo smaschera. Curioso notare però, come il primo era evidentemente italiano, anche se scriveva in maniera cagnesca, mentre questo secondo è evidentemente non italiano, ma ha proprietà di linguaggio migliori.
Ecco quello che mi ha scritto (o meglio di cui ha fatto copia/incolla, non credo inventi di sana pianta una nuova storia ogni volta):

Ciao.
Ora sono a Bucarest, in Romania. Io sono un controllore di volo, sto lavorando presso l’Aeroporto Internazionale “Henry Coanda” per le prossime tre settimane.
Il prodotto è in perfette condizioni e ha tutti gli accessori con garanzia e fattura.
Te lo invio tramite EuroPoste (azienda di trasporto come l’UPS, FedEx) oggi … Riceverete il prodotto in tre giorni …..
Il pagamento viene effettuato tramite la società per essere sicuro per voi e anche per me.
Il pacchetto arriverà in tre giorni … è interessato? Per la spedizione mi serve solo il vostro nome,
indirizzo completo e numero di telefono. Farò la spedizione al più presto.

Attesa per la risposta
* tasse di spedizione sono incluse nel prezzo.

…”tasse di spedizione”? Impegnati di più 🙂 Inizia con un “ciao” e poi mi dà del lei, più una quantità di altri stranierismi; più che trovarsi semplicemente in Romania, sembra proprio un rumeno DOC.
Non intavolo alcun botta e risposta, non ne vale la pena… però da questo post potrebbe nascere una specie di raccolta delle “fregature più pittoresche”.

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Progetto tessera sanitaria, certificati medici online, ma per favore.

In famiglia sono il più “tech-savvy”, e questo significa che ogniqualvolta ci siano difficoltà, più o meno banali, con tutto ciò che riguarda la “tecnologia”, io sia coercitivamente chiamato in causa.

…e chi chiamerai? Ghooostbusters ephestione!

Ebbene, stavolta è stato il turno di un parente medico, alle prese con il sistema di certificazione online per l’INPS, e per certificati di malattia di vario tipo; arrivo senza sapere quale sia il problema reale, ma sapendo comunque che, da qualche parte, l’inghippo si troverà. Cominciamo dall’inizio.

L’indirizzo del sito è www.sistemats.it, e prima di realizzare che si legge “sistema T-S”, l’istinto è di pronunciarlo “sistemaz”. Un altro nome potevano trovarlo. Il conforto però giunge quando, inserito l’URL nella barra degli indirizzi del browser, si viene ridiretti al seguente URL:

http://sistemats1.sanita.finanze.it/wps/portal/

Che senso ha? Anche se il sito è ospitato sui server del ministero delle finanze, avrebbero potuto mantenere sistemats.it come dominio root, per coerenza.

Cliccando sul link home, l’URL diventa magicamente qualcosa tipo (tenetevi forte):

http://sistemats1.sanita.finanze.it/wps/portal/!ut/p/c1/04_SB8K8xLLM9MSSzPy8xBz9CP0os_gwL2dLZwODYAP_UG9jA6MAf3Mvk6AQAwMPM30_j_zcVP2CbEdFAGkQrCE!/dl2/d1/L2dJQSEvUUt3QS9ZQnB3LzZfVkpDOUMwMFMwT1VLMzAyUE83SjRSVDAwSDY!/

I cookie di sessione dove li abbiamo dimenticati?

Fin qui, il problema non si pone molto, in fondo una volta arrivati sul sito X, chi è che torna a guardare cosa si trova nella barra degli indirizzi? (e questo è un motivo per cui molte persone rimangono vittima di scam e spoof di vario tipo.)

Una prima considerazione è d’uopo: molti medici, soprattutto i più “grandi”, a meno di non possedere uno spiccato interesse personale verso l’informatica, una volta messi davanti ad un pc sono delle vere e proprie capre (in senso buono, s’intende). L’obbligarli a rilasciare certificazioni unicamente per via non solo digitale, ma per giunta telematica, ha imposto su di essi un onere umano immenso; inoltre, lasciati a sé stessi, con in mano degli sterili fogli arrivati per posta, che pretenderebbero di spiegare in modo chiaro il funzionamento del sistema, fornendo allo stesso tempo i dati di accesso composti da codici alfanumerici, significa averli persi per sempre nei meandri di un universo sconosciuto e spaventoso.

home sistemats
La home del sito sistemats.it

Ora, questa è la pagina home del sito. Non so voi, ma io ho dovuto impiegare una buona manciata di secondi per trovare la sezione per autenticarsi. Mi sarei atteso un modulo di login con i campi per nome utente e password in alto a destra, oppure un link “Login/Entra/Accedi” ben visibile nel menu, ma non riuscivo a trovare nulla del genere. La mia banner-blindness mi ha impedito di far caso all’icona nell’angolo in alto a destra, con il link apposito. Risolto, penserete? Macché.

certificato non riconosciuto
Finanze e sicurezza, un dicotomio

Subito dopo aver cliccato sul link per “accedere con credenziali” ci si trova di fronte a questo. Nessun problema per me, immagino sia privo di rischi l’accettare un certificato proveniente dal ministero delle finanze, ma ricordate che stiamo parlando di qualcosa rivolto ai medici di famiglia, capre davanti ad un computer. Cosa fa il medico in questo caso? Giustamente, perso nell’universo parallelo del digitale, usa un mezzo a lui ben noto, il telefono, per mettersi in contatto col servizio di assistenza. Risposta?

Deve avere qualche problema di sicurezza con l’antivirus

Tralasciamo, dopotutto alla fine ha fatto una cosa sensata, ed invece di disattivare AVG (ammesso che sarebbe riuscito) ha deciso di chiamar me.

Quindi accetto il certificato e proseguo, mi trovo ora davanti a quello che dev’essere il form di login più userfriendly della storia:

login sistemats
Il form di login

Il livello di zoom della pagina nel browser non è stato modificato in alcun modo, anzi, per sicurezza, in Firefox ho anche cliccato su Visualizza>Zoom>Reimposta. Mentre io sfruttavo la mia vista ancora buona, il medico accanto a me si ciecava strizzando gli occhi a 15cm di distanza dal monitor cercando di capire cosa ci fosse scritto a schermo.  Se non altro, siamo rassicurati dal fatto che

Per qualunque chiarimento rivolgersi al proprio Amministratore di Sicurezza

Chi sarebbe costui?

Premo CONFERMA (perché non “Entra”?) contemplando il pulsante RIPULISCI (perché non “Cancella”?). E soprattutto, perché entrambi i pulsanti sono ombreggiati in modo da sembrare già premuti?

Mi autentico, cambio la password standard fornita dalla società che, per conto del ministero, gestisce il sistema, ed il medico comincia a prendere confidenza col pannello utente. Ma non prima di aver dovuto scegliere le domande di sicurezza. Sì, perché se yahoo e google ti permettono di scegliere tra “Come si chiama il tuo gatto” e “Qual era il nome della tua prima fidanzatina”, per tutelarti qualora dovessi dimenticare la password, il sito in questione ti chiede di scrivere a mano sia la domanda che la risposta, per due volte. Altri 5 minuti persi così aspettando che la fantasia ormai scossa del medico partorisse una coppia di domande di autenticazione.

Troviamo il link per “Inviare un certificato (medico)”, finalmente. Ci si clicca sopra, e ricompare un secondo errore da Firefox per un certificato di sicurezza non riconosciuto, ma ormai siamo preparati all’imprevedibile e superiamo l’ostacolo. Un paio di giri di prova con logout seguito da login autonomo del medico, per accertarsi che avesse acquisito il metodo, e via verso nuovi orizzonti.

Tornato a casa, mi sono voluto divertire anche ad esaminare il sito dal lato tecnico. Per prima cosa, i badge di XHTML e CSS del W3C (quanti siti li mettono in mostra senza usare codice validato). Il sito è in XHTML 1.0 valido (persino strict), mentre il badge del CSS punta alla pagina del validator vuota, senza specificare di validare automaticamente il link referer; quindi non mi sono dato la pena di inserire a mano l’URL, mi fido.

Veniamo al sorgente, vero aspetto in cui il sito si distingue. Non bene, ma l’importante è che si distingua.

La prima riga di codice è la specifica del DOCTYPE, e si trova alla quindicesima riga, le 14 righe precedenti sono vuote, le ultime due di queste contengono alcuni spazi randagi prima del carriage return.

La riga successiva, il tag di apertura <html>, si trova alla riga 34.

Il codice prosegue così, tra fulgidi biancori di righe desertificate, ed un numero straordinariamente elevato di <!--commenti html--> lasciati dovunque, alcuni con abbondante markup html inutilizzato, altri con commenti veri e propri riguardo al codice.

Il più caratteristico comincia così:

<!-- Modifiche Anto 2007-11-14 R1.1 [...]

Passando il codice HTML della homepage nel servizio HTML minifier (che rimuove tutto ciò che non viene visualizzato, quindi non solo spazi tabulazioni e carriage return, ma anche, appunto, i commenti) i bytes da scaricare si riducono nientemeno che del 43%. Per confronto, ho eseguito lo stesso test con alcune pagine di un sito il cui codice è stato interamente scritto da me, e la compressione si aggira attorno al 10%.

Che altro dire?

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Autovelox superzelanti e ipersensibili a Sezze

multa autovelox sezze
Multa per eccesso di velocità di 4km/h elevata a Sezze

Ecco cosa mi è passato tra le mani qualche giorno fa, e non ho mancato di digitalizzare per rendere pubblico: su un limite massimo di 70Km/h sulla SR 156 in provincia di Latina,  il comune di Sezze a quanto pare ha deciso di stabilire una soglia molto, molto bassa per spedire contravvenzioni a domicilio; il lasso di tempo trascorso tra la rilevazione e la redazione del verbale, e quindi perché poi arrivasse per posta, è di circa 7 mesi.

60 euro di multa, una media di 15 euro per ogni Km/h in eccesso, tanto quanto un pranzo in trattoria. Come si dice, chi va piano va sano e va lontano… ed arriva anche satollo con quello che risparmia di multa.

Sogno di una notte di mezzo inverno

Stanotte ho sognato una storia così ingarbugliata che devo raccontarla. E pensando a dove farlo, mi son detto che è meglio nel mio personalissimo sito web, piuttosto che su un blog gestito da altri.
Insomma, per venire al dunque, la parte della storia che ricordo è solo l’ultimissimo segmento, lasciando spazio per chissà quali rocambolesche avventure nel lungo prologo.

[…] e quindi entro, tramite una porta scorrevole in stile Doom II, in un enorme stanzone nel quale campeggia un cannone automatico a quadruplo laser azzurro, che subito dopo aver rilevato la mia presenza fa per girarsi verso di me. Ormai preparato all’impreparabile, mi tuffo di corsa dietro di esso e corro oltre, evitando la vaporizzazione. Assieme a me, mi accorgo, c’è un compagno di viaggio così importuno che sembra Richard Cunningham di Happy Days. Ci arrampichiamo assieme su una altissima pittaforma metallica che si trova nello stanzone, sullo stesso lato del cannone automatico a quadruplo laser azzurro, ma molto più distante dall’ingresso. Stranamente il cannone ci ignora durante questa manovra. Le scale metalliche che portano alla piattaforma metallica sono zigzaganti ma oltremodo ripide, e ci cruogioliamo una volta in cima beatamente sdraiati a recuperare fiato. Da quella altezza mi rendo conto che in realtà lo stanzone è una specie di hangar, un cui lato è completamente aperto all’esteno (e qui mi chiedo, ma per quale motivo non me ne sono accorto prima), e triste realtà delle tristi realtà, si apre, lateralmente, su un campo di battaglia dalla forma di un largo corridoio (dall’altro lato del corridoio ci sono edifici non ben specificati l’accesso ai quali è non ben specificato). In questo largo corridoio si affrontano successive ondate di truppe; quelle "amiche" indossano tutte una maglietta aderente verde militare che lascia trasparire torsi robustie muscolosi, un passamontagna nero, pantaloni mimetici militari, e anfibi. Praticamente sembrano i terroristi di Counterstrike. Suppongo di averli identificati come "amici" perché gli altri sono molto peggio: infatti noto subito schierati dalla parte opposta dei grossi carri robotizzati aracnidiformi, di quelli che vengono dipinti nel futuro cibernetico di Ghost in the Shell – Stand Alone Complex, ma (magari fa tendenza) sono completamente pitturati in stile mimetico militare, e sono dotati di batterie di missili a tracciamento termico (ovviamente); dalla loro parte, ci sono anche vaste truppe che sembrano composte dai soldati imperiali in uniforme bianca di Star Wars.
Spaventato da tutto ciò, ma rendendomi anche conto che quei poveretti dei miei "alleati" sono in inferiorità tattica e numerica, decido di far qualcosa; ed è qui che mi dico "ma sono dentro Half Life 2!"… infatti, con mia sorpresa, mi scopro a trasportare 5 granate, ed esattamente 5, che sembrano barattoli di pelati da 250gr con il manico, solo che sono colorati di verde scuro. Insomma, prendo bene la mira, tenendo in considerazione la velocità di avanzamento dei carri robotizzati, e la distanza che la granata stessa deve percorrere; le prime due granate finiscono per accucciarsi sotto la pancia dei suddetti carri robotizzati, subito dopo aver mostrato la loro scia luminosa rossa per indicare "attenti, stiamo per esplodere, allontanatevi", granate altruiste. E’ quando sento la voce robotica dei soldati imperiali in uniforme bianca dire "move out!" che decido definitivamente di trovarmi in qualche strano mod per Half Life 2. Insomma, le prime due granate esplodono sotto i carri, ma senza atterrarli; in compenso però feriscono gravemente, spazzandolo via, qualche soldato alleato.
Finalmente appare il succo della forza nemica, ovvero una ondata di soldati che hanno l’esatto aspetto degli alieni nel film "Alien"; gongolando di eccitazione, lancio una granata in mezzo al gruppo, e questa esplodendo coinvolge un Alien ed un altro nemico, che potrebbe sembrare un soldato imperiale in uniforme bianca… solo che è nero. Forse è stato annerito dall’esplosione, mah. Comunque i due vengono proiettati dall’esplosione in un lungo volo orizzontale radente il suolo, facendo zig-zag tra gli altri Alien marcianti. Gaudente della scena, mi libero in un esultante grido, ed assieme a me anche Richard Cunningham, proprio come fanno i ribelli di Half Life 2 dopo aver abbattuto uno Strider o una Gunchip dei Combine: nel mio caso invece si trattava di due unità in un esercito ancora nutrito, ed il grido, naturalmente, non fa altro che attirarmi contro l’attenzione dell’intero campo di battaglia, carri robotizzati aracnidiformi compresi, che puntano verso la mia piattaforma metallica raggiunta da scale metalliche le batterie di missili. Io e Richard Cunningham scendiamo di corsa le scale… io per primo; credendolo un rifugio sicuro corro dietro il cannone automatico a quadruplo laser azzurro, ma con mia sorpresa, pur credendo che il campo di mira fosse di soli 180°, mi rendo conto che lo stesso cannone è in grado di girare su se stesso per 360° quando i suoi fasci collimati iniziano ad avvicinarsi alla mia spalla sinistra, quindi mi rotolo sotto di essi, corro verso l’apertura dell’hangar con il cannone che mi insegue nel suo campo visivo, e finalmente mi butto all’esterno.
Già, mi butto all’esterno.
Esattamente in mezzo al campo di battaglia, ai carri robotizzati aracnidiformi, ai soldati imperiali in uniforme bianca che probabilmente si annerisce una volta investita dall’esplosione di una granata a forma di barattolo di pelati da 250gr col manico e di colore verde scuro, e assieme alle truppe di Alien. E ciò che è peggio, Richard Cunningham non è più con me, e non so che fine abbia fatto, siccome non lo vedo più neanche nell’hangar. E lì mi accorgo che i numeri rossi in basso a destra nel mio campo visivo, e che si suppone indichino le mie statistiche vitali, sono a zero per la tuta HEV, e ad un livello inferiore a 10 per i punti salute. La prima cosa che mi dico è: "Da quando in qua è cambiato il layout dell’HUD di Half Life 2?" e immediatamente dopo "Come mai sono quasi morto?"; la prima domanda non trova risposta, mentre per la seconda decido di convincermi che sono stato colpito alle spalle dal fascio laser quadruplo del cannone automatico a laser quadruplo azzurro, e non me ne sono accorto, appunto perché si tratta di un sogno. Sfuggendo oltre nel campo di battaglia, inoltrandomi nelle forze alleate in cerca di medkit, mi accorgo invece che c’è una vera e propria stazione di ricarica. Ora, si tratta di un sogno, quindi la stazione di ricarica non è esattamente come quelle ex-combine sparse nel mondo di Half Life 2, ma più esattamente somiglia ad una vecchia pompa di benzina, di metallo semi-arrugginito e coperta da una vernice biancasta che si sta spellando. Da questa pompa di benzina semiarrugginita e biancastra si diparte un tubicino di gomma con un aggancio terminale che ricorda in miniatura il bocchettone di una pompa GPL. Suppongo che l’affare vada agganciato da qualche parte nella mia HEV suite, ma solo a quel punto mi rendo conto di non indossare nessuna tuta HEV, e con la più totale naturalezza mi infilo il piccolo bocchettone nell’ombelico. Le mie statistiche vitali vengono ora visualizzate sul pannello della pompa di benzina semiarrugginita e biancasra, e noto che per primo aumenta il valore di carica della HEV suite che non indosso, fino ad oltre 100 (penso subito all’ultimo livello di Half Life 2), ma presto assume un valore numerico random di 5 cifre; successivamente la stessa cosa accade per il valore degli health points. Ben venga, mi dico.
Appena di stacco dall’ombelico il tubo di gomma, si fa vivo il presentimento di essere in un pericolo immediato: infatti in lontananza vedo un colosso che sembra The Rock de La Mummia, ma che porta con sé una enorme clava… molto più pericoloso quindi. Inizio a fuggire correndo per quello che sembra il sentiero sterrato di una grande piantagione
, e mentre fuggo, mi accorgo che non sono Gordon Freeman, ma Motoko di Ghost in the Shell – Stand Alone Complex. Cerco di seminare per quanto possibile il mio inseguitore, senza nessun vantaggio, nonostante il mio corpo cibernetico superpompato mostri più agilità dei suoi arti massicci che si spostano lentamente l’uno davanti all’altro. Questo, durante la fuga, mi fa pensare alla scena dell’inseguimento in Gone in 60 seconds, ma quello originale del 1974, non il remake, dove per quanto Maindrian, nella Ford Mustang, si destreggi in abili manovre, si ritrova sempre le volanti della polizia col fiato sul suo collo. Insomma, ironia della sorte, alla fine di questa piantagione trovo un’altra piattaforma metallica raggiunta da ripide e zigzaganti scale metalliche, evidentemente vanno di moda in questo mondo onirico. Intraprendo più in fretta che posso la scalata, stavolta senza Richard Cunningham, e mi acquatto sulla piattaforma metallica raggiunta da zigzaganti e ripide scale metalliche, ma The Rock è non solo in grado di salire a sua volta, bensì lo fa ad una ragguardevole velocità. Io mi precipito in basso, e qui non ricordo se scivolando giù per le scale in stile Price Of Persia I due troni, sul lato delle scale metalliche opposto a quello per cui sta salendo The Rock, oppure se avvantanggiandomi del mio corpo cibertnetico superpompato mi tuffo in un salto a volo d’angelo atterrando alla velocità di 36 metri al secondo. Quello che ricordo è che mi getto in una pazza fuga tornando per dove me ne ero venuto, ma non prima di notare che, alla mia sinistra, giù per una depressione che sembra vulcanica, c’è un piccolo lago semicoperto da alghe e fronde di alberi, nel quale stanno nuotando due o più persone; combatto la voglia di gettarmi anche io per un bagno, e proseguo nella fuga.
Stranamente, ma è pur sempre un sogno, mi trovo tra i filari della vigna vicino la mia casa nella vita reale, e non in mezzo al campo di battaglia che si trovava proprio nella direzione verso la quale stavo correndo. Si tratta di un terreno morbido, perché regolarmente arato da un trattore, e in pendenza. Io mi getto in preda al panico tra i fili metallici con acrobazie che sembrano quelle di Catherine Zeta-Jones in Entrampment, ma in fast-forward, mentre The Rock inesorabile procede travolgendo tutto ciò che si trova nel suo percorso. Alla fine giungo al termine della vigna, e non so come, ma io e The Rock ci concediamo una tregua ed iniziamo a chiacchierare amichevolmente del più e del meno, comodamente stesi a terra. Da vicino The Rock non sembra in realtà The Rock: è brutto quanto la fame, e inverosimilmente grasso, i suoi rotoli di lardo ricoperti di peluria riccia fuoriescono avvicendandosi da sopra la cintola; è a questo punto che si fa avanti e si dichiara nei miei confronti in maniera piuttosto esplicita… in fondo sono sempre Motoko. Io rifiuto in maniera decisa, ma gentilmente, per non farlo alterare, siccome per quanto brutto e grasso, è sempre grosso abbastanza da provocarmi notevoli danni fisici, soprattutto ad una distanza dalla quale non avrei tempo per sfuggirgli; sul suo volto si dipinge una espressione di profonda delusione.
E’ in quel momento che dall’ingresso stradale della vigna giunge un piccolo camion dal quale scendono un signore di mezza età magro e coi baffetti, che sembra Marrabbio, il papà di Licia, quella di Kiss me Licia, e una giovane ragazzetta, che sulle prime penso essere sua figlia (no, non sembrava Licia nel sogno… ma ora, ripensandoci…) ma mi confessa semplicemente essere una sua impiegata, la quale subito dopo scherza sul fatto che Marrabbio ci provi costantemente con lei. I due parlano con qualche personaggio esterno a quelli già elencati, e che non mi sono premurato di idenitificare, forse era un Alien che aveva ordinato pizze per tutto l’esercito nemico, forse era qualcun altro. La versione brutta e grassa di The Rock è misteriosamente scomparsa, forse umiliata dal mio rifiuto, ed io mi metto a giocherellare con un traino motorizzato installato sul camion, la corda del quale era avvolta in maniera piuttosto disordinata, quindi svolgo il tutto e lo riavvolgo correttamente, Marrabbio ringrazia, parlaimo del più e del meno, e di come oggi come oggi è difficile tenere in ordine le corde dei traini meccanini dei camion… poi il sogno si fa sfumato, e suona la sveglia del mio cellulare.

Amen.

Suggestioni, un gioco romantico

Il contatto intangibile degli occhi… non sai da quanto dura, non sai per quanto ancora potrebbe durare… mantiene i vostri pensieri fissi l’uno sull’animo dell’altra… e ti accorgi di come dentro di te una sensazione di… piacevole imbarazzo… cresce, e ti provoca a mantenere fisso il tuo sguardo su di lui… nonostante quel caldo invito del tuo istinto a distogliere verso il basso la tua attenzione… costringi te stessa a restituire generosamente il suo ammirare, e in questo modo quella sensazione di leggerezza nel tuo addome aumenta… fino a trasformarsi quasi in un solletico… è per questo che stai accennando un sorriso? Non lo sai, eppure indulgi in quell’impulso naturale… conscia di tradire la tua pulsione per lui… e, lo sai questo, felice di poterlo fare senza troppo sforzo… quando noti che il tuo stesso ammiccare è riprodotto sul suo viso… il suo viso… che viso… non sai per quanto ancora potrebbe durare il contatto dei tuoi occhi sul suo viso… il contatto… degli occhi? Perché solo degli occhi? Ti perdi in quella domanda, e vaghi deliziosamente tra le possibili risposte… e non ti accorgi, se non nell’ultimo tuo girovagare onirico, della distanza che si è ridotta tra voi… respiri. Respiri lentamente… ma respiri volutamente… consciamente avvertendo il flusso dell’aria calda che, dal naso, lambisce i bordi delle tue labbra protruse… figurandoti come sarebbe se potessi ascoltarne il soffiare leggero… figurandoti come, poco dopo, in migliaia di microscopici turbinii l’aria… entra dentro di te… e riempie il tuo petto.
Il suo viso.
Respiri.
I tuoi occhi… no, sono i suoi… i tuoi nei suoi… i tuoi riflessi dai suoi. Diamine, così vicini. Respiri. Misuratamente, per controllare la velocità dello sfarfallio, che avverti nel tuo petto mentre si riempie d’aria… i tuoi singoli battiti cardiaci, potresti contarli… sono distinti, chiari… eppure tralasci di contarli accorgendoti solo della loro vivace frequenza… il suo viso… respiri… il tuo cuore… l’aria calda che solletica le tue labbra protruse… il tuo respiro che lambisce… no, è il suo respiro… che lambisce le tue labbra protruse… l’aria calda che ha attraversato il suo petto e che ora tocca il tuo viso… i tuoi occhi… respiri… i tuoi occhi vedono ora solo i suoi occhi… la distanza non ti permette più di abbracciare in un solo sguardo l’interezza del suo viso… ti rendi conto di come freneticamente la tua attenzione salta dai suoi occhi… alle sue labbra… ai suoi occhi ancora, ed ancora alle sue labbra… ancora alle sue labbra… le sue labbra… e le tue… un tocco vellutato. Un tocco vellutato dei suoi polpastrelli sulla tua guancia destra. Una leggerezza eterna sulla tua pelle, con l’effetto di una deflagrazione spietata nel tuo addome… respiri… respiri… non riesci a respirare… il tuo cuore… il suo viso… tocco vellutato… esali un soffio il calore… che sale dal tuo addome e riempie il tuo petto… il calore che finalmente sfoga… dalle tue labbra… i suoi polpastrelli… tocco vellutato… tra i tuoi capelli… il suo viso… il tuo cuore… puoi solo passivamente constatare come i muscoli del tuo collo perdono il loro tono, la tua testa si reclina all’indietro.
I tuoi occhi. Chiusi.
Respiri.
Le sue dita tra i tuoi capelli.
Mentre il tuo collo si piega all’indietro, totalmente cedevole alla delicata pressione delle sue carezze… mantieni quell’ammiccante, seminascosto sorriso sul tuo volto… ora che è davvero così vicino, il suo odore non è più un incerto susseguirsi di quasi inesistenti impressioni olfattive… ma scorre con maggiore decisione assieme all’aria che respiri… ti intrattieni a pensare a come un odore, per quanto debole, può far riemergere un ricordo, o un intero treno di sensazioni dimenticate nella memoria… a come il suo odore riesca a farti perdere per qualche secondo dentro te stessa, cercando l’origine di quelle sensazioni… che sei sicura hai già provato, perché questo stato d’animo è tutt’altro che nuovo… ed il benessere che porta con sé, è tutt’altro che nuovo… qualcosa che seppur dimenticata, avevi ripromesso a te stessa di conservare gelosamente… tuttavia, presto l’importanza del cosa scompare… e ti lasci andare, completamente, al come… al come quelle sensazioni riscoperte ti fanno sentire… respiri quell’odore, e con ogni respiro quelle sensazioni che tu già conosci si amplificano… si amplificano sommandosi a quelle che ti danno già… le sue dita tra i tuoi capelli… i tuoi occhi nei suoi occhi… è come se per ogni battito del tuo cuore, l’intensità di ciò che provi salisse di un gradino… per ogni singolo respiro, l’ampiezza delle sensazioni abbracciasse nuove parti del tuo corpo.
Quando la forza di ciò che provi dentro supera la soglia del semplice piacere… e sfocia nella lascivia… poco dopo il renderti conto che le sue ampie, vigorose mani… sostengono il tuo corpo abbandonato ai sensi… un impeto di cieco desiderio spinge le tue labbra contro le sue… cieco al punto tale che, tornato un barlume di coscienza nella tua mente… la constatazione di quello che è appena accaduto è per te una sublime sorpresa, nella quale indulgi con l’abbandono proprio della sensualità sbrigliata. La pressione dei vermigli accaldati delle vostre labbra, si accompagna al frenetico susseguirsi di profondi respiri… affannosi ma appagati, appagati come l’appagante carezza delle mani sui reciproci corpi, una esplorazione dolce delle reciproche fattezze, uno scambio di attenzioni tattili.
L’appetito l’uno per l’altra è tanto e tale, che le carezze diventano stretti abbracci… ed il contatto delle labbra si trasforma in un lungo discorso fisico……………………..